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Il pescatore nel presepe napoletano (e perché va in coppia col cacciatore)

Posted by on Dic 23, 2017

Il pescatore nel presepe napoletano (e perché va in coppia col cacciatore)

Il decimo personaggio del presepe che vi raccontiamo nel calendario dell’avvento di Identità Insorgenti è il pescatore, che sul presepe va accoppiato al cacciatore.

Luca Zolli nel suo saggio sul presepe napoletano descrive così il pescatore, citando un altra delle nostre fonti preferite, Italo Sarcone. “Assai pertinente – dice Zolli – mi sembra quello che in proposito ha scritto il presepista napoletano Italo Sarcone: ”[…]  L’acqua, infatti, lava le impurità fisiche: e l’aspersione con l’acqua, o l’immersione in essa, è segno della rinascita allo spirito. I primi cristiani designavano se stessi come pisciculi, “pesciolini”, perché nati a nuova vita nelle acque battesimali. Gesù stesso, nei primi tempi cristiani, era indicato con il simbolo del “pesce”, che in greco si dice ikhthys: i suoni che compongono questa parola erano interpretati come le iniziali di una frase (è quello che si dice un acronimo) […]” . C’è da aggiungere che il pescatore, trovandosi più in basso del cacciatore e costituendo con esso una coppia del presepe che rappresenta morte e vita, giorno e notte, estate ed inverno dovrebbe avere un senso infero e quello- il cacciatore – un significato celeste, ma per il cammino stesso indicato dal presepe, cammino che è discendente, questo rapporto si trova invertito. Il canto del pescatore, infatti, nella Cantata dei Pastori, è un canto d’amore  e di vita, una vita che ha le caratteristiche inconfondibili della vita spirituale l’incontro con l’Amata, il linguaggio erotico –tutti quelli che conoscono il brano ne colgono i significati, anche del “[…] “ basta c’’m’occa a essa ce trasesse […] dopo essere stato fritto in padella , che in questo caso  manca –  e soprattutto della casa di piume di pavone – simbolo della vita noetica – gli occhi delle piume del Pavone – e della Risurrezione – il Pesce in ambito cristiano ne è il simbolo per eccellenza appunto – che consente l’apertura dell’occhio del cuore –  un cuore che si collega con la casa che è piantata in mezzo al mare”

E anche per Claudio Canzanella, in Razzullo e la Sibilla, il pescatore ha un chiaro significato allegorico. Canzanella sottolinea che Cristo, nelle catacombe, viene sempre rappresentanto accompagnato dalla figura di un pesce.

Sul dualismo con il cacciatore si sofferma anche De Simone nel “Presepe popolare napoletano”. Per De Simone pescatore e cacciatore rappresentano infatti due tipi di cultura successivi alla società matriarcale, la caccia e la pesca le più antiche attività di sussistenza. “Interessante per la valenza che esprime il costume del pescatore. Esso, connotato dai colori bianco e rosso, mostra attinenza con la più antica liturgia del mondo popolare, non soltanto napoletano, e risulta collegabile allo stesso costume tipico dei fujenti della Madonna dell’Arco. Al cacciatore che di solito imbraccia un fucile non è mai mancato l’ironico commento dei piccolo borghesi napoletani che, ignorando il senso culturale e metastorico della rappresentazione, ne hanno rilevato il contraddittorio anacronismo. Ma si tratta dell’arroganza e della presunzione di una classe che ha sempre preteso di gestire la cultura, interpretandone i segni e le espressioni dall’alto della propria superficialità. Le figure in coppia del pescatore e del cacciatore rinviano ad arcaiche rappresentazioni del ciclo morte-vita, giorno notte, estate e inverno. La pregnanza simbolica dei due personaggi è sottolineata, nella rappresentazione presepiale, dalla loro posizione che può dirsi canonica: vale a dire che il cacciatore si colloca in alto, mentre il pescatore è situato in basso, presso le acque fluviali. Tale contrapposizione evidenzia chiaramente la dualità sacrale di una coppia attinente al mondo celeste e a quello infero. Nè si dimentichi – conclude De Simone –  che in tutte le antiche tombe egizie, etrusche e italiche, sono ricorrenti  le raffigurazioni funerarie della caccia e della pesca”.

Lucilla Parlato

(nella foto di Francesco Paolo Busco, il Pescatore secondo Raffaele Russo. Via San Biagio dei Librai 116, Napoli)

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