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“Il Postino”, una parabola di Alfredo Saccoccio – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

“Il Postino”, una parabola di Alfredo Saccoccio

Posted by on Nov 16, 2017

“Il Postino”, una parabola di Alfredo Saccoccio

Pablo Neruda è stato un grande poeta. Tutti quelli che l’hanno letto lo affermeranno. Gli altri anche. Tanto meglio che se la poesia sia un trampolino per l’immaginazione senza limite la vita di Neruda è un incitamento esemplare a non transigere con quello che ostacola la libertà dell’uomo. Fuggendo la dittatura al potere nel suo Cile natìo, egli si è esiliato, per alcune stagioni, in un’isoletta italiana del Mar Tirreno e ha vissuto solitario in un eremo, collegato al mondo, grazie al postino che, ogni giorno, gli portava la posta, dopo due ore di marcia nella pietraia, sotto il sole. Il poeta era l’unico destinatario nell’isoletta del Sud.

Neruda  è qui un simbolo della poesia, della creazione, di una certa saggezza e della cultura. In opposizione con il postino ausiliario, Mario, un essere semplice, umile, quasi illetterato.

Radford non aveva da mettere in scena la personalità di Neruda, la cui forza di sognare, d’amare e di battersi dipende dal dominio pubblico. C’è qui per lui il faro che attira, che riconforta, entusiasma. Pablo lo fa intervenire come un catalizzatore sullo spirito di quelli che lo incrociano. Il suo personaggio essenziale, quello che egli approfondisce e cesella con passione, è il postino, un essere rozzo,  scontroso, poco socievole, silenzioso, quasi selvaggio, il corpo disseccato dal mare e dal sole, ma l’anima tutta vibrante di sogni inespressi. Egli prova, senza osare confessarlo, innanzitutto amore per la graziosa ragazza del porto, più tardi dell’ammirazione per l’esule quotidianamente intravvisto là in alto, sulla collina, rinchiuso su se stesso. Però, come i Greci dei tempi arcaici  spinti nella civiltà  nuova dalle metafore omeriche, egli, a contatto dei versi del poeta letti  con la coda dell’occhio, sorseggiando in sua compagnia un bicchiere di vino, libererà i suoi istinti. Con le parole, con le immagini e con le idee, di cui essi sono portatori, Mario assapora la bellezza di una natura di cui non faceva che sospettare, concepisce per il grand’uomo un’amicizia fervente e condivisa (l’esule gli fa da testimone alle nozze riparatrici con la florida barista Beatrice, impersonata da Maria Grazia Cucinotta), diviene il suo complice, la sua ombra, il suo sosia. Diviene l’oro puro che cercavano gli alchimisti. Un mattino, però, Neruda se ne va. Il portalettere ne riceverà alcune lettere, egli l’attenderà, lo rivedrà. Ma non è questo un sogno?

Questa tenera e delicata commedia, incline alla commozione, tratta dal romanzo dello scrittore cileno Antonio Skarmeta, è dunque impastata assieme di una gioia profonda e di un’angoscia tragica. Massimo Troisi, uno degli esponenti più significativi e carismatici del cinema italiano, che per questo film, che ottenne ben 5 nominatios da parte dell’Accademy Award, l’organizzazione degli Oscar, meritava l’Oscar, ne visse le peripezie con un fervore travolgente, di fronte  ad un bravissimo Philippe Noiret che, a tratti, dà al suo Neruda un curioso contegno ipocrita. Però la parabola non è meno folgorante, grazie anche alla regia dello scozzese Michael Radford, che lascia con minuzia far rotta  la sua macchina da presa e i suoi microfoni verso la luce che colora, lo sguardo che spiega, il silenzio che sicuramente accompagnava la dolorosa gestazione del mondo.

Una meraviglia questa straordinaria avventura spirituale, che mostra che la poesia non è riservata ad una élite, che racconta l’amicizia tra il Premio Nobel  in esilio in Italia nel 1952 ed un oscuro portalettere, incarnato da Massimo Troisi, scomparso, all’età di 41 anni, all’indomani delle riprese cinematografiche, girate tra Salina e Procida. “Il postino” è stata un’avventura umana nutrita d’emozione e di lacrime per Philippe Noiret, che ha accompagnato Massimo Troisi fino al termine della sua vita… Questi soffriva di una carenza cardiaca dalla sua più giovane età. Massimo aveva già subìto un’operazione al cuore a vent’anni e si apprestava a sottoporsi ad un trapianto cardiaco. Girare questa pellicola, nella primavera del 1994, l’ha sicuramente aiutato a vivere i suoi ultimi giorni… Il Noiret non aveva mai incontrato Massimo, prima di girare, al suo fianco, “Il postino”, ma conosceva il suo lavoro di attore. Egli lo aveva molto apprezzato nei tre film di Ettore Scola. “Splendor” (1989), “Che ora è” (per questa pellicola Troisi fu premiato a Venezia) e “Il viaggio di Capitan Fracassa”. E’ stato Troisi che ha pensato a Noiret per incarnare Pablo Neruda ne “Il postino”. Ciò colpì molto Noiret. Quando si è un vecchio attore, essere richiesto da un giovane collega, per il quale si ha ammirazione, fa piacere!

Il Noiret non conosceva l’opera di Pablo Neruda. Egli aveva letto, nella sua giovinezza, il suo “Canto generale”. Allora, si è un poco documentato, leggendo le sue “Memorie”.

 

Alfredo Saccoccio

 

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