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Il Ritratto di Dorian Gray di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Lug 28, 2019

Il Ritratto di Dorian Gray di Fiorentino Bevilacqua

Le notizie di questi ultimi tempi mi hanno fatto venire in mente Dorian Gray, personaggio di fantasia uscito dalla penna di Oscar Wilde.

Dorian Gray è un tipo molto fortunato: non invecchia mai. Ad invecchiare al suo posto è la sua immagine, ritratta in un dipinto che gli è stato regalato. Gli anni passano, infatti, ma le rughe, e gli altri segni del trascorrere del tempo, non compaiono sul volto e nel fisico del Dorian in carne ed ossa, bensì in quello del Dorian del dipinto.

Anche le emozioni spiacevoli, i morsi della coscienza che Dorian dovrebbe provare su di sé per via delle azioni che compie, vengono “vissuti” dal Dorian dipinto.

Sembra, quindi, che il Dorian del dipinto sia Dorian in tutto e per tutto: soma e coscienza.

Il corpo di Dorian subisce le ingiurie del tempo nel soma del Dorian del ritratto; la coscienza di Dorian non fa una piega, qualunque cosa egli faccia, perché a reagire è la coscienza del Dorian dipinto…

Questo, per Dorian, è una lasciapassare che gli dà grande libertà d’azione: può commettere qualunque nefandezza, perché la coscienza non rimorderà a lui, ma al suo ritratto.  

Ma perché mi è venuta in mente quest’opera di Oscar Wilde in questi giorni?

In queste ultime settimane si è fatta più pressante la questione dell’autonomia di tre “virtuose” regioni del Nord che, a loro dire, e semplificando “a beneficio” del grande pubblico (delle semplificazioni bisogna sempre diffidare), non ce la fanno più a sostenere, generosamente e disinteressatamente il Sud che, come un figlio bamboccione, non vorrebbe staccarsi, sempre secondo questa loro chiave di lettura, dal Nord che farebbe da genitore.

Abbiamo anche assistito ad un moltiplicarsi di “rivelazioni” e “scoperte” (o riscoperte) di segno opposto circa le attività economiche, sociali etc di quelle tre regioni e, in generale, di tutto il Nord.

Queste due cose (se vogliamo, risapute) richiamano alla mente, per la loro dinamica sociale, interna al Paese, la vicenda del giovane Dorian Gray.

Abbiamo sempre “saputo” che al Nord, il nord post unitario, ci fossero lavoratori indefessi che pagavano le tasse fino all’ultimo centesimo. È di questi giorni lo strombazzamento della notizia che il grosso dell’evasione è, invece, proprio lì, al Nord.

Ci hanno sempre detto che le auto che qui circolano senza assicurazione sono in numero di gran lunga superiore a quelle che, nella stessa condizione, si muovono sulle strade del virtuoso Nord. E’ di questi giorni la notizia che a Milano, moltissimi automobilisti non pagano l’RC auto.

“Sapevamo” che soldi li spendono bene al Nord (vedi MOSE etc); al Sud, invece, li sprecano…

Ci avevano detto che al Nord sanno organizzare bene le cose (basta soltanto, per sostenere questa tesi, nascondere i fallimenti organizzativi del Nord e certi successi del Sud)…Etc. etc.

E’ come se il Sud post unitario, che “vive” (langue…sarebbe più corretto) la condizione unitaria, questa condizione unitaria, il Sud una volta Stato autonomo e non semplice espressione geografica senza più identità storica, sociale, culturale e senza più amore per sé, fosse il ritratto di Dorian Gray del Nord Italia.

E’ come se gli effetti delle nefandezze politiche di una classe dirigente che si muove rispettando i due paradigmi unitari (“Prima e solo il Nord”, “Al sud quel tanto che basta per poter attuare il primo paradigma”), venissero scaricate, anche per quanto riguarda la loro coscienza e consapevolezza, sul Sud che non solo le patisce, ma se ne deve far carico addossandosene la responsabilità e pensando, così, male di se stesso.

Ma Dorian Gray morì, proprio a causa dell’estremo oltraggio che volle portare, questa volta direttamente, al Dorian dipinto che tornò alle giovanili fattezze con cui era stato dipinto.

Le similitudini finiscono qui, almeno oggi, al presente: il Dorian del dipinto era passivo; non poteva far altro che “registrare” ciò che sarebbe dovuto accadere al Dorian in carne ed ossa.

Il Dorian-Sud, invece, può, deve continuare a prendere coscienza di sé e della situazione generale (e costruire, ricostruire, partendo da questo, quanto aveva prima del 1860 e che con l’Unificazione doveva perdere): solo così, l’estremo colpo che Dorian-Nord cerca di infliggergli potrà rappresentare per lui una catarsi salvifica.

Potrebbe esserlo, catarsi salvifica, anche per il Dorian-Nord; ma, in casi come questi, chi ha da perdere i privilegi goduti si avviluppa in una spirale sempre più misera e meschina.

È chi non ha nulla più da perdere che ha il colpo di tallone che può portarlo fuori dal gorgo.

In questa fase “Il ritratto di Dorian Gray”, di Oscar Wilde, non calza più.

Meglio così.

Fiorentino Bevilacqua

27.7.19

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