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Il termine “Brigante”

Posted by on Mar 3, 2017

Il termine “Brigante”

La sua probabile origine, e il suo impiego (spesso a uso politico) nel corso della storia. L’ utilizzazione del termine, per disprezzare e sminuire la reale portata sociale del fenomeno che lo aveva generato; ignorando, le condizioni politico – sociali a cui era costretto colui al quale era stato affibbiato.

1)

E’ verosimile, che l’origine del termine Brigante, risalga alla Britannia (odierna Francia e Italia Settentrionale); il popolo dei Briganti, attribuiva la propria nascita alla Dea celtica Brigantia (Franco Cardini Marina Montesano Ediz. Le Monnier 2006). In lingua gallica la radice “Briga” stava ad indicare: “prepotente”, “forte” (Giacomo Devoto – Dizionario Etimologico).

Mentre, Tolomeo fa risalire il termine ai Brigantes, tribù celtica Irlandese. Il cui nome (contenente la radice “Brig”) stava a indicare: “altura”, “alto” “quelli alti”. Cioè, gli abitanti delle alture o delle fortificazioni situati in altura (anche Strabone riferisce di una medesima tribù col nome Brigantii, delimitata a nord del Danubio). Per i romani il nome era tristemente famoso, sinonimo di riottosità o irriducibilità (Alfredo Valvo – Storia della città in L’età Romana).

Il termine in Italia è già attestato a partire dal ‘300, e la sua connotazione e di tipo negativo, e sta ad indicare: “ chi ha una cattiva condotta” un “fuorilegge” Nel 1410 si attesta il lemma francese “brigandage”, con la stessa valenza negativa; 1829 ( riscontrato in lettere e documenti) ha ormai il senso comune di “malvivente”.

2)

Nell’Italia “meridionale” circa 18 secoli prima, si erano svolte tre importanti guerre ( la prima nel 343-341 a.C. la seconda 326-304 a.C. la terza298-290 a.C. ) tra Roma e i Sanniti per la supremazia del suddetto territorio.

I Sanniti nel 91 a. C. fomentarono una rivolta in una vasta quota della popolazione non romana contro l’intollerabile egemonia di Roma.” Il casus belli “fu l’assassinio di Marco Livio Druso che voleva far approvare in Senato la Lex Livia de civitates sociis danda che estendeva agli Italici (inquolae – stranieri residenti ) i diritti di cittadinanza (con i quali, si poteva votare, acquistare terra e proprietà e ottenere cariche pubbliche). Gli Italici insorsero, scatenando la Guerra Sociale che durò circa tre anni (dal 91 all’88). Con azioni di guerriglia “ante litteram” assimilabili per molti versi al Brigantaggio ottocentesco, i Sanniti superstiti si asserragliarono sulla regione fortificata del Matese (ultimo atto, e conclusione ufficiale della quaestiones per la Repubblica di Roma). Il Generale Silla, determinato a risolvere il problema (dei praedones –briganti) una volta per tutte, nell’89 a.C. invase il territorio partendo da Benevento, con conseguenze disastrose, la guerra divenne (se possibile), ancora più atroce e brutale.

Sulla montagna furono inviati reparti speciali con il preciso compito dello sterminio (genocidio) indiscriminato della razza italica.

La guerra ufficialmente finì; la propaganda romana sbandierava l’avvenuta epurazione e pacificazione delle interi regioni meridionali; ma in realtà, per diversi anni ancora, agevolati dalla impervietà dei luoghi, dalla lunga pratica delle armi, dall’impossibilità di un reinserimento, uno spiccio brigantaggio assicurò ancora per qualche tempo, la sopravvivenza degli irriducibili; fino all’”assorbimento” fisiologico dei discendenti dei guerrieri sanniti.

Il valoroso popolo, subì, per mano dei suoi sterminatori l’onta della “damnatio memoriae” . Per secoli si perse la percezione dell’esistenza di uno Stato tanto avanzato nelle armi e nella cultura giuridica, da gareggiare alla pari con Roma, fino a farla tremare.

Per una bizzarria della sorte, la figlia di Lucio Cornelio Silla, sposò in seconde nozze un importante discendente del popolo sannita.

(Introduzione alla Storia di Roma, Emilio Gabba, Daniela Foraboschi )

3)

   Il “ Brigantaggio” politico postunitario

 Si realizzava “finalmente” il sogno secolare di politici, intellettuali, e poeti.

L’Italia “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue (prevalentemente meridionale n.d.r.), e di cor”, proclamava il già citato Manzoni; non era più un’astrazione, ma un’impresa compiuta. Le conseguenze, le pagarono caramente i meridionali; tragedie ed ingiustizie accompagnarono l’Unità d’Italia all’indomani del 1860.

L’Unità, davvero integrava identità, tradizioni, culture, e diversi idiomi? Oppure, era stata imposta al Sud soltanto l’unità politica? La risposta la diede Massimo d’Azeglio: “Si è fatta l’Italia, ora tocca fare gli Italiani”.

Si doveva rendere simile la parte del Paese che non sentiva affatto (e non ne aveva l’esigenza) di essere italiana; bisognava educarla ( brutalizzandola) ad essere diversa da sé, snaturarla.

Alla riottosità del Sud, si contrappose una reazione rancorosa, sprezzante da parte dei piemontesi “civilizzatori”. Una radicale diversità, una inconciliabile estraneità (che per certi versi, permane); “loro” rozzi, brutali indigeni e briganti, “noi” civilizzatori, portatori di legalità e giustizia.

Per sminuire la reale portata dell’opposizione, veniva svilita da intellettuali, politici, e dall’opinione pubblica, come una reazione viscerale e irrazionale.

Mentre si trattava di una resistenza ideologica, politica e sociale.

La Rivoluzione francese aveva fatto scuola; avevano perciò capito, che il segreto per liquidarla, stava nell’accomunare la rivolta al delitto comune.

I meridionali in lotta, per scacciare gli invasori che sbandieravano una fratellanza a colpi di moschetto, vennero etichettati “Briganti”, ed equiparati a comuni banditi.

Il Sud fu invaso da un aggressore brutale e arrogante; nessuna solidarietà, nessuna comunanza, né culturale, né umana, né tantomeno politica. I briganti non si sentivano “italiani” né volevano esserlo; gli usurpatori piemontesi erano arrivati per colonizzare, conquistare, e cancellare la loro storia, le tradizioni, i costumi, i legami e le appartenenze.

Due entità in conflitto; occorreva che il vincitore riconoscesse le differenze, anziché tentare con la forza, di cancellarle; realizzando invece, maggiore giustizia sociale.

Il fenomeno del brigantaggio all’indomani della partenza per l’esilio del re Francesco II di Borbone, avvenuta il 13 Febbraio 1861 esplose in tutta la sua virulenza. Infatti, due giorni dopo la partenza ci furono le prime sollevazioni popolari; la repressione, sin da subito fu violentissima.

L’apice della repressione si raggiunse con la famigerata legge Pica (anche se, da almeno 3 anni operava illegittimamente) dell’Agosto 1863. Il governo italiano in pieno accordo col Parlamento, impose lo stadio d’assedio, chiudendo gli occhi su abusi, arbitrii, crimini e massacri.

La situazione peggiorò dopo la vendita dei beni demaniali ed ecclesiastici. I compratori, i “Galantuomini” appartenevano alla nuova borghesia rurale; e si stavano rivelando più avidi e tiranni dei vecchi padroni. L’aggravarsi delle condizioni di vita per i contadini, causò in pochi mesi, una vera e propria guerriglia.

In Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Molise, bande armate di briganti iniziarono nell’estate del 1861 a rapinare, sequestrare, uccidere, incendiare le proprietà dei nuovi ricchi. Si rifugiarono sulle montagne ed erano protetti e nascosti dai contadini poveri; ma ricevettero aiuto anche dal clero e dagli antichi proprietari terrieri, che tentavano attraverso il brigantaggio, di sollevare le campagne e far tornare i Borbone.

Quasi duemila anni dopo, le fortificazioni sannite furono ripopolate da moltissimi briganti che si rifugiarono anche nelle innumerevoli grotte e negli anfratti presenti sul Matese per sfuggire alla terribile repressione del neonato Stato Piemontese.

Gli antichi sentieri nascosti che avevano permesso ai Sanniti di fronteggiare l’aggressione romana, venivano di nuovo riutilizzati da piccole bande che per circa 10 anni (dal 1861 al 1871) tennero in scacco l’esercito sabaudo. La popolazione appoggiava i briganti, che potevano contare su una rete di informatori, e mantenere un buon controllo sul territorio.

I briganti non furono “ criminali comuni” come la propaganda piemontese aveva fatto credere, ma un variegato esercito ( contadini salariati, ex garibaldini sbandati, ex soldati borbonici, e numerose donne audaci e spietate come uomini) di ribelli; che con la disobbedienza, le armi, il banditismo si opponevano ad un processo che aveva decretato la rimozione della loro cultura e della loro identità.

L’Italia (appena nata), era per i Savoia, madre di due figli: uno, di cui andare fiera, l’altro, geneticamente tarato. Ed i Briganti erano la rappresentazione di quel figlio degenere.

Il brigantaggio rappresentava il segnale d’allarme di un grave guasto, e non solo per l’ordine pubblico. L’inadeguatezza dei modi per combatterlo, sviluppò e accrebbe, quella che sarebbe divenuta “delinquenza organizzata”; dando vita alla “questione meridionale”, destinata a incancrenire la vita politica del Paese.

La contrapposizione Nord – Sud era nata insieme all’Unità d’Italia. E destinata a perpetuarsi.

(…) ma cosa è venuto al suo posto, per cosa dobbiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia di Cavour? E’ sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, (…) un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione di Cavour!

Dal “ Diario di uno scrittore” di Dostoevvskij scritta nel 1870. Attuale oggi come allora.

Nel prossimo articolo:     … e Brigantesse!

Tratteremo il fenomeno del brigantaggio, anche attraverso le gesta, spesso audaci, delle compagne d’armi e Causa; senza alcuna concessione a romanticherie di sorta. Del resto, combattevano una vera guerra, fatta di aspre battaglie. Alle quali, non si sottraevano.

Lucia Di Rubbio

 

 

1 Comment

  1. Anche quest’articolo sintetico e preciso.
    E’ un piacere leggerlo e viene voglia di approfondire gli argomenti andando alla ricerca dei vari riferimenti citati.
    Grazie
    Lorenzo Rinaldi di Pescara

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