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Il terribile Sacco di Pietramelara del 1496

Posted by on Ago 27, 2018

Il terribile Sacco di Pietramelara del 1496

Nell’anno 1496 il casale di Pietramelara fu distrutto da Ferdinando II di Aragona, e in tale distruzione i due terzi degli abitanti furono massacrati, mentre le donne furono deportate e vendute al mercato di Napoli. Lo storico Giovanni Albino, in tale modo commentò il terribile Sacco di Pietramelara: “Non si vedette mai tanta ferocia e tal da far ricordare l’epoca di Nerone”.

Dopo che Carlo VIII s’impadronì del Regno di Napoli e consacrato re il 20 maggio 1495, un’Alleanza, guidata dall’imperatore Massimiliano I d’Austria e Ferdinando il Cattolico di Spagna, costrinse Carlo VIII a lasciare Napoli lo stesso giorno dell’incoronazione e battere in ritirata. Partito il re francese, Ferdinando II d’Aragona recuperò il trono. Il feudatario di Pietramelara, Federico Montfort, si era schierato a favore dei francesi per recuperare la contea di Bisceglie, che era stata dei suoi avi. I Monfort discendevano da Simone di Montfort, feudatario di Riardo, ed erano imparentati con i Montfort, conti di Campobasso e di Morcone.
L’incarico di far pagare cara a Federico Monfort ciò che nel diritto feudale era considerata fellonia, ossia il tradimento della fede giurata, fu dato al Conestabile del Regno Fabrizio Colonna, il quale, posto il campo a Riardo, in data 1° marzo 1496 assediò il castello, difeso da 30-40 francesi e da un gran numero di “villani”.
La resistenza fu dura e, alla proposta degli Aragonesi di arrendersi, per evitare distruzioni, i Pietramelaresi risposero in maniera baldanzosa, proferendo “ parole dishoneste alla trombetta del signor re”. Allora il Conestabile chiese rinforzi e il principe Don Federico, conte di Altamura, zio del re Ferdinando II di Aragona, comandante delle operazioni di guerra in Terra di Lavoro con quartiere generale a Sessa e talvolta a Teano, gli mandò 400 “stratioti” veneziani, con l’ordine di mettere il paese “ a sacco et a sangue et a foco”.
Lo stesso principe Federico avrebbe voluto dare l’assalto a Pietramelara, ma giunto a Teano da Roccamonfina, l’11 marzo, dovette rinunciare all’impresa, perché chiamato a Napoli da Ferdinando II di Aragona.
Il giorno successivo, sabato 12 marzo, Fabrizio Colonna, muovendo da Riardo, dove aveva il comando, procedette all’attacco, facendo uso anche dell’artiglieria. Smantellate le difese e le mura, nonostante l’accanita resistenza degli assediati, il Conestabile occupò l’abitato e il castello, nel cui fortino si erano asserragliati i francesi e i “ villani” del paese. Uccisero tutti e dettero l’edificio alle fiamme, come richiesto da Don Federico, conte di Altamura. Dilagando di casa in casa, i soldati di Fabrizio Colonna si abbandonaro al saccheggio, agli incendi e alle distruzioni, spianando le abitazioni al suolo, prendendo anche “ molti mascoli come femine”, li portarono a Napoli “ et il vendettero a tre ducati a bascio insino a cinque carlini l’uno.”
Al riguardo, Giovanni Albino scrisse: “Petra Moliarum ad imo diruit et singolae mulieres quinque coronatis sub hasta venundatae alia militi preaeda est concessa”. (Distrusse Pietramelara fino alle fondamenta e venduta ogni donna all’asta per 5 coronati ciascuna il bottino restante fu lasciato alle truppe.)
All’entrata degli Aragonesi a Pietramelara, furono fatti prigionieri, tra gli altri, lo stesso fratello di Federico di Montfort, Villanuccio, mentre Federico riuscì con suo figlio Giovanni ad aver salva la vita. I vincitori lasciarono libere soltanto sette famiglie che iniziarono la ricostruzione sulle rovine del paese distrutto.

Bibliografia:

Giovanni Albino” De gestis regnum neapolitanorum ab Aragonia”- Napoli- 1769
Rocco Piscitelli- Storia di Riardo- Genova- 1983
Raffaele Alfonso Ricciardi- Pietramelara e la sua distruzione nel 1496- Società di Storia Patria di Terra di Lavoro- 1996
Domenico Caiazza- Il Sacco di Pietramelara nel 1496. Pietramelara- 1996

 Angelo Martino

fonte

http://www.comunedipignataro.it/?p=30982

 

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