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In età fertile, ma senza figli: le italiane sono 5,5 milioni

Posted by on Gen 9, 2018

In età fertile, ma senza figli: le italiane sono 5,5 milioni

Ma che la metà delle donne che possono essere madri nei fatti non lo diventano, è una certificazione drammatica prima ancora che statistica di un Paese che non assomiglia più a se stesso. Il problema è tanto più grave quanto riguarda le donne più giovani, sotto i trent’anni: «Loro proprio non hanno la consapevolezza del rischio che comporta un rinvio di maternità».

ROMA Non è uno scherzo: in Italia una donna su due in età fertile non ha figli. È un dato così vero che a certificarlo è l’Istat. E fa ancora più impressione se lo leggiamo nello stile asettico usato dal nostro istituto di statistica: «in Italia le donne senza figli tra i 18 e i 49 anni sono circa 5 milioni e mezzo, ovvero quasi la metà delle donne di questa fascia d’età».

È la prima volta che viene usato questo metodo per calcolare quante sono in Italia le donne che non hanno neanche un figlio. Di solito venivano divise per fasce d’età divise in «decenni». Le ventenni.

Le trentenni. Le quarantenni. E il risultato, comunque, era sempre non esaltante, ma decisamente un po’ più digeribile.

Adesso sono state messe in un unico gruppo le donne che avrebbero la potenzialità di diventare madri (sono state escluse per convenzione le minorenni) e il risultato è stato impietoso.

Non che non sapessimo già che il nostro indice di natalità è il più basso d’Europa. Non che ogni anno non si riempiano i giornali con titoli catastrofistici sulle «culle vuote», e «la cicogna che non abita più qui».

Ma che la metà delle donne che possono essere madri nei fatti non lo diventano, è una certificazione drammatica prima ancora che statistica di un Paese che non assomiglia più a se stesso.

«Non è detto che il 50 per cento delle donne che in età fertile non ha figli, non li possa avere in futuro», spiega Sabrina Prati, demografa che all’Istat sono più di vent’anni che si occupa di indagini su questi temi.

Ma poi aggiunge: «Certo uno dei problemi più grossi che ci sono sulla natalità è che oggi si tende sempre di più a posticipare il momento di avere un figlio, senza rendersi conto che molto spesso il rinvio finisce per diventare una rinuncia».

Secondo Sabrina Prati il problema è tanto più grave quanto riguarda le donne più giovani, sotto i trent’anni: «Loro proprio non hanno la consapevolezza del rischio che comporta un rinvio di maternità».

Un Paese che non assomiglia più a se stesso. E non arriviamo per dire questo a fare i paragoni con gli anni Venti, quando si facevano figli con la facilità con cui oggi si cambiano automobili, e l’Istat certifica per il 1926 una media di 3,51 figli per donna.

L’Italia è cambiata bruscamente subito dopo la metà degli anni Settanta, quando la media di figli per donna è scesa sotto al due, generando cioè l’impossibilità di mantenere costante la popolazione.

È stato in quegli anni che è cominciato il fenomeno del rinvio della maternità, con le esigenze di una vita altrove che hanno preso il sopravvento sulla madre che stava a casa a curare i figli.

Alessandra Arachi

Corriere della Sera, 9 gennaio 2018

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