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La barba nel Regno di Sicilia e Feste religiose in Sicilia

Posted by on Mar 29, 2017

La barba nel Regno di Sicilia e Feste religiose in Sicilia

La barba nel Regno di Sicilia

L’importanza estetica e sociale della barba nel Regno di Sicilia è confermata da una interessante e sconosciuta norma voluta da Ruggero II.

Spesso è abbinata a basette e baffi. A volte è scelta solo per una questione di praticità, ci si guadagna tempo non radendosi ogni giorno, o forse è una stravaganza della gioventù destinata a scomparire con la prossima stagione. Ad ogni modo la barba già caratterizzava l’estetica antica e lo faceva in maniera controversa.

Per esempio la diffusione del rasoio in Egitto è legata a ragioni di carattere religioso ed igienico dettate nei templi di Iside ed Osiride, mentre a Sparta avere una barba lunga da un solo lato del viso era una punizione imposta ai codardi. Una cura maniacale nella depilazione del viso muoveva invece Alessandro il Grande e a Roma il taglio della barba divenne lentamente una pratica che segnava il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Sino al II secolo avanti Cristo, nell’Urbe erano diffuse barbe incolte e capelli lunghi, successivamente comincia a diffondersi l’usanza di curare l’aspetto esteriore anche per una questione di praticità militare. A Roma nacquero quindi le prime botteghe di barbieri che la storia conosca, i tonsores, tuttavia è bene precisare che la moda era anche determinata dagli imperatori ad esempio da numerose opere artistiche sappiamo che Marco Aurelio riprese l’usanza di portare la barba lunga.

Con la nascita dei regni romano-barbarici, le genti provenienti dal Nord e dall’Est d’Europa mostravano folte e lunghe barbe. Ciò che è interessante e poco noto è che le barbe furono al centro di controversie, offese e dispute, determinando l’intervento del legislatore. A tal riguardo in “Le Assise di Ariano” (a cura di O. Zecchino, 1984), troviamo questa particolare disposizione di Ruggero II alle genti del Regno di Sicilia:

Ciò che è conforme al diritto e alla ragione è abbastanza ben accetto a tutti, mentre ciò che si discosta da un criterio di equità rappresenta per tutti una cosa inaccettabile.

A nessuno fa perciò meraviglia se il sapiente e l’amico dell’onestà ragionevolmente si indigna quando sia trascurato, disprezzato e offeso iniquamente ciò che di più elevato e degno Dio abbia inculcato nell’uomo.

Cosa c’è infatti di più assurdo del fatto che sia valutato allo stesso modo lo strappo della coda del cavallo e lo strappo della barba di un galantuomo?

Pertanto su suggerimento e su preghiera del popolo soggetto al nostro regno, consapevoli dell’inadeguatezza delle sue leggi, proponiamo questa legge ed editto.

Qualora ad uno qualunque del popolo sia stata consapevolmente e deliberatamente strappata la barba, il reo di tale atto subisca una pena di questo tipo, sei soldi d’oro, cioè reali; se invece il fatto sia avvenuto involontariamente e senza premeditazione, nel corso di una rissa (sia condannato a pagare) tre dei medesimi soldi“.

Autore: Angelo D’Ambra

In foto Ruggero II tratto dai mosaici della Martorana.

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Feste religiose in Sicilia

Sono numerose e spettacolari le feste religiose in Sicilia. Proviamo a scoprirle.

Leonardo Sciascia nella Corda pazza scriveva che sull’isola di Sicilia le feste erano “tutto”, una esplosione collettiva che sconfina dal perimetro religioso e si muove lungo ampie linee emozionali caratterizzate da una particolare spettacolarizzazione che ha origini pagane.

E’ il caso, per esempio, della Festa della Madonna della Lettera, patrona di Messina, che si celebra ad agosto. Essa è tra le feste più strane della Sicilia. In tale circostanza, infatti, i vastasi portano in giro, accanto alla Madonna, una coppia di giganti a cavallo abbigliati in foggia guerriera con scudi ed elmi, sono Mata e Grifono che si fanno sfilare per la città in una coreografia le cui origini rimangono oscure. Grande spettacolarizzazione si ha pure alla Festa di Santa Fortunata a Baucina ed a Modica, in provincia di Ragusa, in occasione della Festa di San Giorgio quando la statua del patrono della cittadina, normalmente custodita nella Cattedrale, viene portata in spalle dai sangiorgiari, vestiti di rosso, per le vie e le piazze del centro storico tra la folla in tripudio. Colorata e vivace è anche la Processione dei Misteri di Trapani con settantanove pregevoli statue realizzate tra Seicento e Settecento che sfilano sulle spalle di Maestranza cittadine secondo un preciso ordine corporativistico.

Come non citare poi le due feste più note di Sicilia, quella di Sant’Agata e quella di Santa Rosalia.

La Festa di Sant’Agata a Catania si svolge dal 3 al 5 febbraio ed il 17 agosto. Il fercolo della santa, la vara, portato in processione anche durante la notte, si muove su ruote in gomma piena e viene trainato tramite due cordoni, lunghi più di duecento metri, da migliaia di devoti che vestono un saio di cotone bianco. Undici pesanti candelore, in rappresentanza delle corporazioni di arti e mestieri, precedono la bara.

U Fistinu di Santa Rosalia si svolge nel mese di luglio a Palermo ed è sicuramente tra le feste più sentite della Sicilia. Le origini della devozione nei confronti della santa risalgono al lontano 1624 con la città colpita da una terribile pestilenza. Fu allora che Santa Rosalia apparve a un cacciatore smarritosi sul monte Pellegrino e gli indicò il luogo in cui si conservavano i suoi resti mortali, precisamente in una spelonca della serra Quisquina. Le reliquie furono trovate incastonate nella roccia della caverna dove la santa aveva trascorso in preghiera e in solitudine gli ultimi anni della sua vita, prima di morire il 4 settembre del 1160. Il suo corpo fu trasportato per le vie cittadine e, al suo passaggio, miracolosamente i mali dileguavano. Alcuni giorni dopo la scoperta del suo corpo venne trovata nella grotta un’iscrizione, attribuita alla santa sessa, nella quale si dice figlia del duca Sinibaldo, vissuto al tempo di Ruggero II. Nei giorni della festa Palermo assume le sembianze di un enorme teatro naturale, la processione del 15 luglio si snoda tra le vie cittadine, partendo dalla cattedrale, dove sono custodite le reliquie, per arrivare fino al Foro Italico e poi tornare in chiesa. Un carro enorme alto circa dodici metri con in cima la statua della santa viene condotto lungo il percorso. La festa culmina in un grande spettacolo di fuochi d’artificio.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete salvo dove diversamente indicato

 

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