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La chiesa rupestre di Santa Maria in grotta a Rongolise casale del Ducato di Sessa

Posted by on Mag 24, 2018

La chiesa rupestre di Santa Maria in grotta a Rongolise casale del Ducato di Sessa

In prossimità di Rongolise, una frazione del comune di Sessa Aurunca (Caserta), è ubicata, tra il verde argento degli ulivi, il giallo smagliante delle ginestre e il rosso dei papaveri, la chiesa rupestre di Santa Maria in grotta.

Intorno ad essa la comunità locale, sin dalle origini, si stringe  e nella preghiera trova linfa spirituale, cristiana e morale, per poter proseguire con rinnovata forza le attività quotidiane di vitale sostentamento.

L’edificio cultuale, come altri insediamenti rupestri della Campania settentrionale, è identificabile mediante la tecnica dell’incavo a “campana”, meglio conosciuta come “V” capovolta,  nella roccia di trachite con i fianchi allargati verso il basso.

La sua prima testimonianza stori- ca si fa risalire agli anni 1308-1310 quando  il nome  di  Santa Maria in cripta è riportato nella raccolta delle decime della diocesi di Sessa Aurunca. La presenza di un abate, che pagava le decime per la chiesa di Santa Maria in grotta è la prova dell’esistenza della chiesa in quel periodo storico. In diversi hanno ipotizzato la sua dipendenza da un monastero benedettino, probabilmente dalla stessa Montecassino.

A sostegno di tale ipotesi vi è, tra i dipinti parietali della pseudo navata sinistra, l’immagine di un monaco benedettino con le insegne episcopali, non meglio identificato. Occorre precisare che la presenza benedettina era forte sul territorio, ma la documentazione sinora rinvenuta non cita Rongolise.

Da segnalare il passaggio della via “francigena” adiacente all’edificio cultuale. Probabilmente proprio la sua ottimale ubicazione geografica ne ha favorito la frequentazione oramai millenaria.

La testimonianza pittorica più antica emerge sulla parete di fondo e risale al 970 d.C..  Questa raffigura la Madonna con Gesù Bambino seduta in trono con ai lati due angeli. Un’iconografia che sembrerebbe inquadrarsi stilisticamente all’interno della pittura cassinese. La qualità artistica di questo affresco è sicuramente elevata, malgrado il danneggiamento causato dal- la ridipintura dei secoli successivi e dall’inserimento dell’altare, attualmente ancora visibile. La  scena si svolge sullo sfondo verde azzurro di un giardino. La vergine è avvolta da un pesante maphorion rosso scuro, dal quale emerge il busto del bambino che stringe un rotolo nella mano sinistra, ai lati sono due figure coperte da ampie vesti classiche.

Il dipinto parietale maggiormente conosciuto è la Dormitio Virginis (Transito della Vergine), posizionato sul lato destro della navata. La scena, databile alla seconda metà del XII secolo, presenta un richiamo a fonti bizantine rimodulate dallo stile pittorico di Montecassino.

La rappresentazione è incorniciata da una fascia rossastra profilata di bianco che separa il riquadro dal resto della decorazione. L’immagine rivela una struttura simmetrica e tutta concentrata sul primo piano. Al centro vengono rappresentati il letto funebre di Maria e la figura del Cristo che stringe nelle braccia la sua anima; dall’alto, due angeli con le mani velate scendono ad accogliere lo Spirito della Madonna. Ai lati sono disposti gli apostoli, suddivisi in due gruppi, rispettivamente guidati da Pietro e Paolo; il primo, sulla sinistra, è munito di un turibolo, l’altro, sulla destra, abbraccia le gambe della Vergine  che, adagiata sulla lettiga, ha la testa abbandonata sul cuscino e le mani incrociate sul petto. Vicino, chino a raccogliere le sue ultime volontà, è l’Apostolo Giovanni. I due edifici bidimensionali, dalle forme classicheggianti, richiamano gli edifici della città di Sion, dove gli evangelisti collocano la morte di Maria.

Le immagini, sempre ad affresco, raffiguranti l’Arcangelo Michele      che pesa le anime e San Tommaso, sono di poco successive  alla Dormitio e sempre inquadrabili nello stile della pittura cassinese del periodo desideriano. Sul registro superiore sono raffigurati San Pietro ed un altro santo non identificato.

L’Arcangelo Michele indossa una veste rossa, su cui è posto un loros incorniciato di perle e cosparso di gemme; con una  mano  regge una bilancia su cui pesa le anime, una delle quali è attesa, in basso, da un personaggio infernale del quale sono  riconoscibili i capelli irti e le parti del corpo in nero.

San Tommaso indossa, su una tuni- ca bianca a pieghe e un manto rosso; porta  ai piedi sandali neri, mentre  con la mano sinistra sorregge un codice, e  con la destra benedice. Ambedue i Santi poggiano su una faccia ocra che indica il terreno.

Chiaramente successiva risulta, invece, l’immagine della Vergine in trono con il Bambino  posta all’estrema sinistra. Sulla zona inferiore sono presenti altri affreschi, per lo più ex voto aventi come tema predominante la Madonna con Bambino e tra i Santi.

Le decorazioni pittoriche sulla parete sinistra si riconducono ad un unico pannello, con tre figure di Santi, accompagnate da una scritta. Queste figure sono: il profeta Esdra, con tunica e pallio ed un rotolo in mano, Santa Margherita  e Sant’Onofrio con capelli lunghi ed incolti ed il palmo delle mani rivolte in atto di preghiera.

ccanto alla porta  d’ingresso, sul- la parete sinistra, è rappresentato  il martirio di San Sebastiano.

Ulteriori pitture parietali raffigurano Madonne e Santi (tra cui San Francesco e sant’Antonio Abate) inquadrabili cronologicamente tra il secolo XIV ed il XVI. Queste pitture, pur se inferiori artisticamente a quelle dei secoli precedenti, testimoniano l’importanza cultuale dell’edificio che non si è mai interrotta e rimanda ad una devozione rimasta immutata dal medioevo ai giorni nostri.

Affresco della Madonna posizionato nella cripta destra della grotta dal quale prende la denominazione la chiesa Santa Maria in grotta. Il giorno della festa di Santa Maria in grotta è l’otto settembre di ogni anno, contestualmente  alla festa patronale.

Per visite ed informazioni contattare:

Russo Gino 349 6105683 e/o  Petrella Giuseppe 3286682181

 

 

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