Alta Terra di Lavoro

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“La Legione del Matese” e l’occupazione di Piedimonte, sempre Garibaldini

Posted by on Mag 10, 2017

“La Legione del Matese” e l’occupazione di Piedimonte, sempre Garibaldini

Dopo che si era costituita a Piedimonte una legione garibaldina denominata “La Legione del Matese(nell’agosto 1860 il comitato centrale dell’organizzazione dell’Ordine e dell’Unità inviò l’abruzzese Giuseppe De Blasiis in Terra di Lavoro e gli conferì, col grado di maggiore, il comando della “Legione del Matese” formata da B. Caso) eccoci arrivati alla sera del 22 settembre 1860 quando la colonna garibaldina guidata dall’ungherese Csudafy organizza la difesa contro il rinato esercito borbonico, che dopo aver ripreso ed incendiato Caiazzo  si appresta ad arrivare a Piedimonte. 

Infatti il Brigadiere Won-Mechel, o De Mechel (che non era ancora Maresciallo ), ebbe ordine dal Ten.Generale Ritucci, il 23 Settembre, dietro disposizione Sovrana dello stesso giorno, di muovere colla sua Brigata estera da Caiazzo per marciare il 24 ad Alvignano per poi attaccare i Garibaldini in Piedimonte di Alife, il 25 prima del giorno, coadiuvato dal Colonnello Ruiz con altra Brigata di frazioni napoletane. Csudafy organizzò la difesa con avamposti all’Epitaffio, presso la Porta Ferdinandea (Vallata), e sulla collinetta al ponte di Sepicciano, e accendendo fuochi da M. Stufo alle colline di Sepicciano. Ma il 23, precipitando ormai le cose, le Camicie rosse si ridussero in città, barricando tutte le entrate, e specialmente Palombara e Porta Ferdinandea. I Regi arrivavano da Caiazzo! Csudafy teneva Piedimonte d’Alife con un forte distaccamento garibaldino. Secondo quanto riporta lo storico B. Cognetti, “Csudafy non si sentiva sicuro in questa città, essendo « continuamente minacciato dalla popolazione quasi tutta appartenente al partito borbonico», come confessa lo stesso Rustow, Capo dello Stato Maggiore di Garibaldi.” In verità i governanti locali avevano già inviato un solenne proclama di sottomissione all’Invittissimo Giuseppe Garibaldi, in data 9 settembre 1860 (Atti del Governo estratti dal giornale officiale di Napoli, 7-10 settembre 1860), tant’é che i garibaldini nell’entrare in Piedimonte non avevano trovato alcuna resistenza. Ma ora il popolo piedimontese, sapendo dell’arrivo dell’esercito borbonico, cominciò a tumultuare contro i garibaldini, e i liberali perdettero la testa. Pertusio urlava che era inutile resistere, ed era meglio che Csudafy se ne andasse. Su questo premeva anche il vescovo Di Giacomo[1] e tutti gli esponenti borbonici. Ma subito! I Regi stavano alla scafa del Volturno (oggi Ponte Margherita). Con l’avvicinarsi dei borbonici, tutte le famiglie liberali fuggirono in giornata sulle montagne e, alle 11 di sera del 24, la stessa colonna garibaldina, circa 600 uomini, lasciò Piedimonte, e sostò durante la notte su S. Pasquale. Il giorno seguente Csudafy, con il suo distaccamento, fu costretto a dirigersi verso i monti di Vairano. Tuttavia le poche scaramucce che avvennero sino al 1° di ottobre furono di breve momento, a meno del combattimento di Monte Vairano.  Il vescovo, il principe Gaetani e Gaspare Egg subito fecero rimuovere le barricate e tutti si diressero in carrozza alla scafa: a Piedimonte non c’è alcuna resistenza (che era come dire: Fate a meno di venirci).

L’occupazione di Piedimonte era voluta da Re Francesco in persona, ed era stata prevista dal conte di Aquila la distruzione del paese, se ci fosse stata resistenza. Colle spalle al sicuro i Borbonici avrebbero riattaccato sul Volturno. Allora la Legione si mosse lungo il costone del Matese fino a Pettoranello (IS) seminando morte e violenza tra gli uomini, ma anche tra donne e bambini. Diversi furono i paesi distrutti dal suo passaggio, tra i quali Roccamandolfi e Sant’Agapito. A Pettoranello i seguaci di Garibaldi trovarono ospitalità dall’arciprete del paese, sostenitore degli ideali carbonari. Durante questa sosta i Sanfedisti di Isernia colsero l’occasione per armare i contadini e uccidere, la notte del 20 ottobre 1860, i membri della Legione che, colti di sorpresa subirono una vera e propria disfatta. L’episodio più grave fu quello che seguì quel tragico 20 ottobre. Le donne accecate di vendetta evirarono i corpi già cadaveri dei patrioti e li impiccarono lungo il tratturo fino a Carpinone. La reazione delle donne fu chiamata “furia delle donne cagne scatenate”. Ad essa seguì la risposta con le armi del generale Cialdini che fu costretto a scendere a Isernia e a fucilare centinaia di Sanfedisti al fine di sedare la ribellione. L’episodio oscurò i rapporti tra il nuovo Stato e la gente isernina, tanto che lo stesso Garibaldi dovette scendere a Isernia, per proclamare un discorso di pace incentrato sulla tradizione sannita, richiamando l’episodio delle Forche Caudine come modello di unità della penisola in funzione antiromana. Il 6 ottobre stava a Piedimonte il generale Scotti Douglas con 1500 uomini. Su indicazioni del Raffaele Gaetani andò ad occupare il Macerone, ma si trovò di fronte ai Piemontesi e fu fatto prigioniero. Gli si trovò addosso la lettera del Gaetani, e perciò questi che lo aveva consigliato, il 22 ottobre, insieme ai regi, lasciò Piedimonte colla famiglia. Andò a Gaeta e poi a Roma, dove rimase presso il Re fino al 1867. Il 26 ottobre nuovo copovolgimento: i Sabaudi dilagavano e i generali Della Rocca e de Sonnaz si congiunsero presso Alife. il 7 novembre a Piedimonte non ci fu plebiscito, ma di notte i Borbonici, lasciarono il paese per l’ultima volta. L’8, corteo questa volta liberale inneggiante alla Unità, a Casa Savoia e a Garibaldi. Ed ecco tornare allora i nostri legionari. Vendette e terrore garibaldino a Piedimonte! Con decreto di Vittorio Emanuele II, voluto dal Cavour, le forze volontarie furono in gran parte sciolte. La legione ebbe l’incarico di tenere l’ordine in Terra di Lavoro: da volontari a carabinieri era pure il desiderio dei nostri, ma non ottennero che sei mesi di paga e il licenziamento. L’8 marzo, a Caserta, la Legione del Matese coi suoi 240 uomini, fu passata in rivista, e consegnò le armi. Il 14 fu sciolta. Colle solenni esequie a Cavour in S. Maria, il 28 giugno, si chiuse a Piedimonte la pagina del Risorgimento.

 

COMPONENTI DELLA LEGIONE DEL MATESE – I cittadini che vi avevano preso parte, secondo le indagini del Petella furono: Altieri Raffaele, Altobelli Pietro, Azza Giuseppe, Balsamo Giuseppe, Balsamo Luigi, Barbato Raffaele, Buontempo Giuseppe, Capone Ottavio, Cappella Pasquale, Caruso Vincenzo, Cassella Pasquale, D’Amico Michele, D’Amico Raffaele, De Biase Pasquale, De Biase Raffaele, De Lisi Felice Antonio, De Luca Pasquale, Di Matteo Cosimo, D’Orsi Vincenzo, Fontanella Raffaele, Fragola Federico, Fragola Raffaele, Francese Luigi, Francese Salvatore, Gagliardi Giovanni, Galeno Salvatore, Gallino Ignazio, Gardon Giovanni, Gasbara Filippo, Gaudio Luigi, Gaudio Samuele, Giordano Giuseppe, Giordano Pasquale, Giordano Pietro, Giordano Raffaele, Giorgini Antonio, Girardi Marcellino, Giuliano Vincenzo, Giuseppe Pasquale, Grande Samuele, Gravante Lorenzo, Grifo Leonardo, Grillo Adamo, Iannotta Giuseppe, Iasalvatore Vincenzo, Imondi Angelo, Mandaro Lorenzo, Manzi Michele, Marchitti Pasquale, Marappese Salvatore, Marappese Silvestro, Marrocco Oronzio, Marrocco Michele, Marrocco Giuseppe, Marrocco Raffaele, Meola Gaetano, Messere Alfonso, Messere Luigi, Messere Michele, Messere Silvestro, Miglione Luigi, Navarra Giovanni, Orsini Girolamo, Pacelli Giovanni, Pacifico Antonio, Pepe Francesco, Pepe Girolamo, Pingitore Nicola, Pinque Francesco, Pirollo Angelo, Pisanti Francesco, Pisanti Raffaele, Santagata Filippo, Santangelo Raffaele, Santelli Vincenzo, Santillo Nicola, Tartaglia Giuseppe, Terenzio Luigi, Terribile Biagio, Torti Nicola e Toto Gaetano. [1] Il vescovo di nette e ben note tendenze liberali , che gli valsero nel 1863 la nomina a Senatore del Regno, e che, in pieno dissenso con le direttive del papa, prese parte attiva ai lavori parlamentari. Egli addusse il pretesto della cattiva salute per non partecipare al Concilio. (G. Martina, Appunti storici sopra il Concilio Vaticano, Ed. Università Gregoriana, Roma 1972)

fonte

blog. pm2010

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