Alta Terra di Lavoro

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La Legione del Matese

Posted by on Lug 13, 2017

La Legione del Matese

Gli avvenimenti del 1860 furono caratterizzati dagli scontri tra le truppe borboniche e piemontesi per il controllo del territorio e dalla costituzione della legione garibaldina denominata appunto “Legione del Matese”.

Tale Legione era stata fornita dalla  borghesia Capuana di uomini, d’armi e di munizioni e tanto e tale era l’entusiasmo delle popolazioni, che nella compagnia del piedimontese Stocchetti, venuta da S. Angelo presso Dragoni, fu visto un ardito vecchio ingrossare le file con tutti i suoi figli, e strana cosa a dire, poco appresso due figlie dello stesso, armate di tutto punto, recaronsi a dividere i pericoli ed i rischi del padre e dei fratelli.
Fin dal giugno un gruppo di volontari s’era costituito a Piedimonte, a questo gruppo aderì la Guardia Nazionale in agosto. Arrivarono qui dalle navi sabaude ancorate a Napoli (Caso conosceva l’ammiraglio Persano) fucili, munizioni e bandiera. Su questa era scritto «
Legione del Matese » I volontari arrivarono a 250, tra questi c’era anche Gioacchino Toma, pittore di Galatina (LE), qui confinato.
Gli avvenimenti incalzavano. Garibaldi aveva invaso la Calabria, e il 31 agosto, 80 nostri legionari si diressero di notte a Benevento insieme alla colonna irpina, la città fu da loro occupata il 3 settembre.

La sera del 7 settembre arrivò la grande notizia: Re Francesco aveva lasciato Napoli il giorno prima, e Garibaldi vi era entrato. Il sindaco Pietro Romagnoli coi decurioni proclamo il governo provvisorio in nome di Vittorio Emanuele II. Subito si organizzò un corteo con le fiaccole e furono abbassati dovunque gli stemmi borbonici. Achille Del Giudice veniva nominato da Garibaldi maggiore della Guardia nazionale per il distretto di Piedimonte.
Ma il governo piemontese durò poco. Tutto l’esercito borbonico era a disposizione del Maresciallo Generale Giosué Ritucci dietro al Volturno e concentrato dentro e intorno Capua, una piazzaforte solidissima, e anche a Caiazzo appena riconquistata dopo solo un mese circa dall’occupazione garibaldina.
Nel momento in cui i regi s’impossessavano di Caiazzo, la Legione del Matese tentò di spingersi in suo soccorso, ma fu tenuta ben protetta dalle imponenti forze borboniche, che ormai erano vicine a Piedimonte. La popolazione incominciò allora ad agitarsi ed i governanti locali pensarono bene di rifugiarsi presso il palazzo Del Santo, posto vicino alla via di fuga per il Matese. La “Legione del Matese” fu chiamata d’urgenza da Caso per difendere la cittadina. Infatti arrivarono circa 300 camicie rosse ma la loro folta presenza non fece altro che attirare i borbonici. L’esodo dei garibaldini da Piedimonte non poteva rassicurare il generale borbonico Von Meckel, che decise di spedire lo stesso sue truppe per operare il disarmo del paese e farvi perquisizioni. “L’occupazione avvenne senza bruciare una cartuccia…” grazie a Monsignor Vescovo D. Gennaro Di Giacomo, il Duca di Laurenzana D. Antonio Gaetani ed il proprietario della Fabbrica dei cotoni D. Gaspare Egg., che andarono a parlamentare con il generale comandante delle truppe Borboniche.
Fu lo stesso Re Francesco II a suggerire al Ritucci di sbarazzarsi del minuscolo distaccamento del maggiore Michele Csudafy e delle piccole bande di garibaldini insorti di Piedimonte. Ai duecento garibaldini a seguito di Csudafy si affiancarono i 240 locali che costituivano la “Legione del Matese”: ben poca cosa di fronte all’imponente esercito borbonico.
L’ordine categorico per i reali era quello di distruggere Piedimonte in caso di resistenza da parte della popolazione locale. Resistenza che non avvenne, anzi la popolazione locale, lungi dall’essere di appoggio ai garibaldini, era divenuta via via sempre più ostile. Il 24 settembre, alle ore 23:00, il paese fu evacuato con il favore delle tenebre.
Così i « legionari» furono costretti a lasciare Piedimonte, e per Cusano e Telese arrivarono a Caserta. Alla battaglia del Volturno, 1-2 ottobre, ebbero un avamposto sui monti Tifatini, che difesero. contribuendo a quella strepitosa vittoria finale. Il più noto dei legionari il pittore Giocchino Toma così ricorda quei giorni: “combattemmo il 1° ottobre a Santamaria di Capua, il 2 a Caserta” – “La “Legione del Matese”, ritiratasi da Caserta Vecchia, si ridusse tutta al tramonto sul colle di Santa Lucia, e vi si mantenne in posizione fin verso la mezzanotte, quando, sostituita da un altro battaglione, rientrò a Caserta per rifocillarsi….al rientro che fece in Caserta da Santa Lucia, si accampò nel piazzale della Reggia pernottandovi a ciel sereno”. Qualche giorno prima a loro volta i Borbonici furono richiamati sul fronte il 29, e tornarono il 3, non proprio vincitori. Il Comune si affannava al loro vettovagliamento quando, per giunta, arrivò la notizia: Tutte le terre rimaste sotto Re Francesco sono tassate, e soltanto Piedimonte, la cittadina industriale deve versare 50.000 Ducati. E dove si pigliavano?
Nessuno però sapeva che la Legione; incolonnata con altri uomini, al comando dell’eroico Nullo, stava aggirando il Matese puntando su Isernia. A Pettoranello però trovarono tale resistenza da lasciare parecchi morti sul terreno, e prigionieri al nemico. Tornarono subito indietro.
Poi, tutto di nuovo precipitò per i regi quando arrivò l’esercito piemontese con Re Vittorio in persona. Isernia cadde e i Sabaudi si spinsero in un momento a Venafro, in Terra di Lavoro. Mentre ciò avveniva, il comandante borbonico Von Meckel venne a Piedimonte e vi fece trasferire al Seminario 320 feriti da Caiazzo. La nostra popolazione era apertamente borbonica e il Generale vi mandò 500 fucili e munizioni per armarvi un Battaglione che si formò immediatamente. Erano, dice il De Sivo, “
gente buona e scrutinata prima”.  Secondo i garibaldini erano  “Bande di uomini presi dalla feccia del popolo”. Vera guerra civile! Il battaglione così formato fu inviato a combattere a Gaeta, donde ritornò dopo l’assedio.
Il   6 ottobre stava a Piedimonte il gen. Scotti Douglas con 1500 uomini. Su indicazione del Raffaele Gaetani andò ad occupare il Macerone, ma si trovò di fronte ai Piemontesi e fu fatto prigioniero. Gli si trovò addosso la lettera del Gaetani, e perciò questi che lo aveva consigliato, il 22 ottobre, insieme ai regi, lasciò Piedimonte colla famiglia. Andò a Gaeta e poi a Roma, dove rimase presso il Re fino al ‘67.
Sempre il 6 ottobre il Ministro degli Interni promuoveva il sottogovernatore di Piedimonte, Rispoli, alla prima classe e lo trasferiva a Matera, al posto di Ignazio Grassani, che intanto veniva a Piedimonte.
Il 7 a Piedimonte non ci fu plebiscito, ma di notte i Borbonici, lasciarono il paese per l’ultima volta. L’8, di nuovo corteo liberale inneggiante alla Unità, a Casa Savoia e a Garibaldi.
Col decreto di Vittorio Emanuele II, voluto dal Cavour, le forze volontarie furono in gran parte sciolte. La Legione ebbe l’incarico di tener l’ordine in Terra di Lavoro da volontari assieme ai carabinieri. Questo era pure il desiderio dei “nostri”, ma non ottennero che sei mesi di paga e il licenziamento: Cavour fu duro verso i
garibaldini. “La penosa ed ingrata cerimonia del congedo fu assolta da un ex Colonnello borbonico passato ai Savoia (Materazzo) l’8 marzo 1861 nella Caserma San Carlino di Caserta, che trovasi all’estremo limite della via omonima San Carlo. I nostri legionari furono trattati rudemente … Raccolti in quadrato nel piazzale della caserma…i nostri volontari s’ebbero comando dal Materazzo di fare fasci d’armi: dopo di che, fu loro ingiunto in tono minaccioso di disciogliersi, e di svestire la camicia rossa entro le 24 ore, pena l’arresto”.
Cessate le battaglie cominciarono le arringhe. Il 18 febbraio si ebbero le prime elezioni: si votò a S. Domenico dov’era la “banca”
, cioè il seggio. Lo scrutinio finale si ebbe il 28, e risultò eletto Beniamino Caso con 344 voti, e in Parlamento sedette nel centro sinistra. Caso, eletto anche a Caserta, optò per quel collegio e a Piedimonte vi furono nuove elezioni. Riuscì eletto Gaetano Del Giudice, già deputato a Napoli nel ‘48, e nel ‘60 Governatore della provincia di Foggia.
L’8 marzo, a Caserta, la Legione del Matese coi suoi 240 uomini, fu passata in rivista, e consegnò le armi. Il 14 fu sciolta.

Colle solenni esequie al Cavour, in S. Maria, il 28 giugno, si chiuse per Piedimonte la pagina del Risorgimento.

fonte

pm2010.blog

 

desivo su piedimonte matese

 

edito di ritucci

 

 

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