Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

LA NOBILE E ANTICA CUCINA…..CIOCIARA

Posted by on Apr 3, 2017

LA NOBILE E ANTICA CUCINA…..CIOCIARA

Ormai il termine Ciociaria la si mette ovunque in qualsiasi salsa e forma, basta inserirla in tutte le situazioni che in molti pensano di aver risolto tutti i problemi. Stucchevole la polemica di questi giorni sul film hot di Salieri il titolo la Ciociara che vede protagonista Roberta Gemma, lei si vera ciociara visto che è nata a Marino (RM), e che in questa sede non voglio riprendere invitandovi a leggere il mio precedente articolo su la Donna Ciociara.

A questo bombardamento ciociaro non poteva sottrarsi la cucina infatti da un po di tempo si vede, andando in giro per la provincia di Frosinone, scritto un po’ ovunque “prodotti tipici Ciociari”. Cercando di capire ancora quale territorio è investito dal concetto di Ciociaria, analizzo i prodotti alimentari propagandati di origine ciociara e mi rendo conto che hanno creato un’altra bufala clamorosa e che le parole del piu grande sacerdote della Ciociaria, “la ciociaria è brand e folklore”, sono veramente le più indicate per indicare anche questo fenomeno.

Si legge prodotti tipici ciociari fuori i negozi che vendono i latticini ma nessuno dei negozianti mi sa dire quale è il formaggio tipico ciociaro e da dove viene tutto il latte utilizzarlo per produrli, visto che bestiame in giro non ne vedo o quanto meno non in numero sufficiente per soddisfare le vendite. Esiste il Pecorino ciociaro? Esiste il caprino ciociaro? Il caciocavallo Ciociaro? La scamorza Ciociara? Non prendiamoci in giro!!!!.

Ho letto l’altro giorno “qui si vendono lumache ciociare” e incuriosito ho cercato di acquistarle rinunciandoci perché i nobili animali non avevano le famose Ciocie!!

La pasta Ciociara si vede in giro ma non conosco documenti storici che mi informano di questa origine e produzione di grano duro in provincia non esiste più.

Pochi giorni fa, vicino casa mia, ho visto mozzarella di Bufala Ciociara ma non ho ancora capito se le bufale ciociare hanno le cioce sugli zoccoli o sulle corna, non c’è più pudore.

Si vede pubblicizzato il famoso panino ciociaro infatti pare che la cucina da strada non è nata in Cina e a Napoli ma nell’antica e gloriosa Ciociaria.

Con l’avallo di organi istituzionali politici abbiamo assistito alla presentazione, circa un anno fa, del ricettario della cucina ciociara e nel sfogliarlo mi sono reso conto che sono le stesse ricette, modificate in alcuni dettagli, che troviamo nei testi del Corrado e del Cavalcanti, autori dei primi ricettari di origine Regnicola che nel 700 e nel 800 affiancarono i ricettari Francesi. La conferma me l’ha data un giovane cuoco di Torrice che facendosi acquistare da me i suddetti ricettari ha esclamato nel sfogliarlo, ma sono ricette Ciociare!!!Dopo qualche secondo, rendendosi conto che i testi sono di qualche secolo fa ha fatto una seconda esclamazione, ma allora hanno copiato tutto!!!

Con ironia ho cercato di sintetizzare un fenomeno che anche nel mondo culinario sta diventando farsesco e questo me lo confermano gli stessi studiosi e ricercatori frusinati in materia di alimentazione.

Quando si parlano di prodotti che hanno un forte contenuto identitario e culturale nessuno ci mette il nome ciociaro e questo lo possiamo vedere in vari prodotti a cominciare dal vino. In provincia di Frosinone ci sono dei vini molto importanti come il cabernet di Atina, il Cesanese del Piglio e la Passerina Frusinate, diversa da quella abruzzese, e i produttori, come gli enologi, non ci hanno pensato minimamente a mettere la parola ciociara, immaginate se avessimo avuto sul mercato la Passerina Ciociara!!! Con l’olio d’oliva la stessa cosa infatti non esiste l’olio ciociaro ma ogni comune è custode geloso del proprio territorio e si fanno uccidere per conservare l’origine territoriale ed infatti troviamo olio di San Donato, di Colli, di Arpino, di Fontana Liri, di Cervaro, di San Vittore, di Veroli, di Giuliano ecc ecc e non lo troviamo nemmeno descritto come olio frusinate. La stessa cosa vediamo con il broccoletto o il peperone come per la famosa ciambella che la troviamo Sorana, Verolana, Ripana e che meriterebbe un capitolo a parte perché se la stessa la troviamo nel Sannio beneventano vuol dire che i popoli che vanno dal Liri fino a Benevento, forse, hanno la stessa identità e origine, la stessa cosa vediamo con la Ballarella la tipica danza antica della parte est della Terra di Lavoro.

La stessa cosa dicasi del carciofo che chiamano Romano nonostante la produzione interessi il vero territorio Ciociaro, l’ex provincia marittima dello stato Pontificio.

Quindi signori miei per vendere volete dare un etichetta ciociara ai prodotti anche grazie all’appoggio politico, la cultura politica frusinate la conosciamo tutti, fate pure ma non fatelo passare come identità storica perché diventa un boomerang clamoroso anche grazie agli stessi abitanti della provincia che quando si parla di cultura vera, come quella culinaria, sono gelosissimi del proprio campanile.

Capisco pure che con la vicinanza della Terra dei Fuochi, che ha creato solo psicosi e paure esagerate ed oggi se devo mangiare un prodotto alimentare lo voglio solo campano perché i controlli che sono li non ci sono altrove, si vuol creare una etichetta diversa da presentare ai consumatori ma non è questa, secondo il mio modesto parere, la strada da percorrere. Bisogna percorrere quella della solidarietà umana ed imprenditoriale perché in Italia, come nel mondo Occidentale, ogni territorio ha la sua Terra dei Fuochi e solo concordando una politica comune si possono proteggere i nostri prodotti. Se esce un Saviano Ciociaro che denuncia quello c’è nei nostri terreni o nei nostri fiumi con un libro che facciamo? Oppure basta che i consumatori cominciano veramente a controllare la provenienza dei prodotti come ci comportiamo se in provincia non c’è più produzione di grano, latte, tranne la zona di Amaseno? quindi signori miei abbandonate i sentimenti razzisti verso i Napoletani che hanno creato la civiltà e continuano a farla e di cui il mondo continua a nutrirsi, e collaboriamo senza isolarli perché quello che è capitato oggi al nostro vicino potrebbe capitare a noi e se non tendiamo una mano oggi, invece di fare politiche speculative, domani a noi chi ce la tenderà se dovessimo averne bisogno?

Claudio Saltarelli

 

1 Comment

  1. Articolo stupendo che non mistifica nulla di nulla.
    Bravo Claudio, la nostra identità non può e non deve essere ricattata da volgari volontà di persone che abusano della benevolenza e della gratuità di appellativi.
    Complimenti vivissimi.
    Agostino Catuogno

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