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La Notte dei Falò e Tammurriata a Cicciano

Posted by on Feb 27, 2017

La Notte dei Falò e Tammurriata a Cicciano

Cicciano perla del Regno e perla del Nolano dove la tradizione non muore e a “Sant’Antuono”, 17 gennaio 2017, ce ne siamo accorti. La nostra civiltà a Cicciano, come in altri luoghi del Regno, non vuole abdicare al Modernismo e di seguito vi invito a leggere un breve cenno storico e tutti i video dei fuochi di “Sant’Antuono”

Insediamento a carettere agricolo della Pianura Campana, posto a nord “dell’ager nolanus”, ai piedi del monte Fellino. L’abitato sorge alla convergenza di numerose strade provinciali e comunali ed è rasentato a sud-est dalla ferrovia Circumvesuviana Napoli-Baiano, fino al 1927, è stato inglobato nella Provincia di Caserta. L’etimologia del toponimo è molto discussa e non vi sono sicure conferme filologiche. Secondo gli storici il nome è di sicura origine latina e potrebbe derivare da: Cittianum o Citianum (etimologia più accettata) Ticianum o Tìtìanum oppidum, Tiziano, Titius o Titus, Circianum (luogo dove si fanno i cerchi delle botti), Zizzano (da zizza, cioè mammella in dialetto napoletano), ciccia (carne).

Numerosi i ritrovamenti restitutiti dai monti e dalle terre, quasi sempre sporadici e fortuiti, che hanno portato alla luce trac­ce di vita che vanno dal paleolitico superiore al I sec. a.C. Nel territorio sono stati ritrovati reperti archeologici: statue marmoree, scolpite nel calcare locale, provenienti da un monu­mento funerario d’età romana (una è stata murata per diversi anni in uno spigolo di fabbricato lungo via Matteotti ed è stata sempre volgarmente denominata “Pasquino” al momento è conservata a Nola presso gli uffici della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici di Napoli e Provincia). I due altorilievi, raffigurano prigionieri barbari che indossano l’abito dei Parti composto da calzari, tunica manicata fermata alla vita da una cintura e un mantello gettato sulle spalle.

Inoltre, sono stati ritrovati, alcuni grandi dolia e tombe con corredo funerario del II sec. a.C. Tra il I sec. a.C. e il I sec. d. C. la zona fu interessata alle massicce deduzioni di veterani, ai quali fu assegnato un appezzamento di terreno (centuriazione) a spese della popolazione locale che subì espropri e disagi. Vi insediarono allora tre “paghi” (borgo di piccole dimensioni), Cittianum, Curanum e Cutinianum, siti in una zona attraversata collegamenti di primaria importanza per i traffici commerciali e militari, ovvero, la via Popilia, che, distaccandosi dalla via Appia, si dirigeva verso Nola e proseguiva per il Bruttium (Calabria); la strada che da Napoli, attraverso Acerra, Suessola e Avella, conduceva in Hìrpìnia e in Apulia (Puglia) ed il cosiddetto “Cammino di Marcello”, che collegava Cittianum all’Appia, superando il Fellino attraverso un duro percorso. Tale divisione è rimasta invariata nel corso del Medioevo quando, poi, si è sviluppata la chiesa battesimale (pieve cristiana), l’Universitas e il Comune rurale. Nel Regesto delle pergamene dell’Abbazia di Montevergine i tre toponimi sono citati in diversi documenti datati negli anni che vanno dal 703 al 1182. Mentre da altro documento del 1272 si rileva che Cicciano ed altre Università dell’hinterland napoletano fornivano legna alla città di Napoli per la costruzione di palchi per l’investitura dei principi da parte del re Carlo I d’Angiò. Dal 1292 a Cicciano è registrata la presenza dell’ordine Cavalleresco cristiano cattolico di S. Giovanni di Gerusalemme detto anche degli Ospedalieri o dei Giovanniti. La precettoria divenne, poi, Commenda Magistrale del Sovrano militare ordine Gerosolomitano di Malta sotto la giurisdizione del Gran Priorato di Capua. I Commendatori della Commenda  nella loro residenza ufficiale e privata (casa-fortezza), esercitavano la giurisdizione ecclesiastica e civile con il diritto, tra l’altro, di nominare l’Arciprete curato, responsabile della chiesa di San Pietro. Nel 1792 il re di Napoli ordinò il passaggio dell’Arcipretura alla mensa vescovile di NoIa. A ricordo del secolare dominio dei Cavalieri di Malta numerosi stemmi ed epigrafi illustrano nelle varie chiese le imprese dei Commenda­tori, tra i quali il Branciforti ed il Cicinelli meritano di esser ricordati per la loro attenzione al restauro sia della casa-fortezza che degli edifi­ci di culto (San Pietro, S. Maria degli Angeli e Immacolata Concezione, quest’ultima nel 1505 era titolata al patrono San Barbato).

Alcune testimonianze degne di nota sono rappresentate da un affresco nella basilica di S.Pietro del XIV sec. di Madonna col Bambino e due santi oranti; sulla parete del semiarco destro S. Francesco raffigurato con saio, sandali e stimmate e, di fronte, nella parte sinistra, una Santa benedicente e, tra gli altri, un affresco del 1770 raffigurante l’Arcangelo Michele che precipita il demonio di Angelo Mozzillo.Una tela raffigurante S. Anna e la Vergine, dell’omonima chiesa, da­tabile all’epoca della costruzione della stessa 1670, anch’essa conservata in S.Pietro; non in ultimo troviamo stemmi marmorei su acquasantiere nella chiesa di S. Antonio Abate, ove furono seppelliti la maggior parte dei 285 morti di peste del 1656 e debellata ufficialmente l’8 dicembre. L’impianto medievale di Cicciano è costituito da una pianta radiale con un nodo centrale costituito dal “Castro”, da cui si diramano le principali vie di comunicazioni, collegate tra loro da vicoli, su cui si affacciano case aggregate intorno a corti interne.

Fonti Pro-Loco Cicciano

A cura di Rosario Russo

 

 

 

 

1 Comment

  1. Grazie!!!!!!!!!!!! mi interessano moltissimo tutti gli articoli que riguardano il SUD. Sinioo del Sud, Calabriua, ed abito a Buenos Aires.

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