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LA NOTTE DELLE STREGHE – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

LA NOTTE DELLE STREGHE

Posted by on Lug 15, 2017

LA NOTTE DELLE STREGHE

Leggenda delle Streghe di Benevento

La storia delle streghe di Benevento, diffusasi in Europa a partire dal XIII secolo, è una delle ragioni principali della fama della città sannita.

La credenza popolare secondo cui Benevento sarebbe il luogo di raduno delle streghe italiane è piuttosto ricca di risvolti, e ne rimane vago il confine tra realtà e immaginazione. Svariati sono gli scrittori, musicisti, artisti, che ne hanno tratto ispirazione o vi hanno fatto riferimento.

A partire dal 1273 leggenda delle streghe prese corpo: iniziarono a circolare testimonianze di riunioni stregonesche a Benevento.
In base alle dichiarazioni di tale Matteuccia da Todi, processata per stregoneria nel 1428, esse si svolgevano sotto un albero di noce, e si credette che fosse l’albero che doveva essere stato abbattuto da san Barbato, forse risorto per opera del demonio. Più tardi, nel XVI secolo, sotto un albero furono rinvenute ossa spolpate di fresco: andava creandosi un’aura di mistero attorno alla faccenda, che diveniva gradualmente più complessa.

Secondo le testimonianze delle presunte streghe, il noce doveva essere un albero alto, sempreverde e dalle qualità nocive. Sono svariate le ipotesi sull’ubicazione della Ripa delle Janare, il luogo sulla riva del Sabato dove si sarebbe trovato il noce. La leggenda non esclude che potessero essere più di uno. Altre versioni vogliono il noce posto in una gola detta Stretto di Barba, sulla strada per Avellino, dove si trova un boschetto fiancheggiato da una chiesa abbandonata, o in un’altra località di nome Piano delle Cappelle.

La leggenda vuole che le streghe, indistinguibili dalle altre donne di giorno, di notte si ungessero le ascelle (o il petto) con un unguento e spiccassero il volo a cavallo di una scopa pronunciando una frase magica:

« Unguento unguento
portami al noce di Benevento
sopra l’acqua e sopra il vento
e sopra ogni altro maltempo. »

Contemporaneamente le streghe diventavano incorporee, spiriti simili al vento: infatti le notti preferite per il volo erano quelle di tempesta. Si credeva inoltre che ci fosse un ponte in particolare dal quale le streghe beneventane erano solite lanciarsi in volo, il quale perciò prese il nome di ponte delle janare che esiste tutt’ora e si trova su una strada collinare che collega due paesi sanniti, Guardia Sanframondi e San Lupo.
Il noce di Benevento era quello intorno al quale tutte le grandi e più potenti streghe, provenienti da tutta Europa, si incontravano per celebrare i loro riti demoniaci: banchetti, danze, orge con spiriti e demoni in forma di gatti o caproni.
Dopo le riunioni, le streghe seminavano l’orrore. Si credeva che fossero capaci di causare aborti, di generare deformità nei neonati facendo loro patire atroci sofferenze, che sfiorassero come una folata di vento i dormienti, e fossero la causa del senso di oppressione sul petto che a volte si avverte stando sdraiati. Si temevano anche alcuni dispetti più “innocenti”, per esempio che facessero ritrovare di mattina i cavalli nelle stalle con la criniera intrecciata, o sudati per essere stati cavalcati tutta la notte. In alcuni piccoli paesini campani, tra gli anziani circolano ancora voci secondo cui le streghe di Benevento, di notte, rapiscano i neonati dalle culle per passarseli tra loro, gettandoli sul fuoco, e terminato il gioco li riportino lì dove li avevano presi.
Le janare, grazie alla loro consistenza incorporea, entravano in casa passando sotto la porta (in corrispondenza con un’altra possibile etimologia del termine da ianua, porta). Per questo si era soliti lasciare una scopa o del sale sull’uscio: la strega avrebbe dovuto contare tutti i fili della scopa o i grani di sale prima di entrare, ma nel frattempo sarebbe giunto il giorno e sarebbe stata costretta ad andarsene.

Col trascorrere dei secoli, la leggenda del noce si è sempre più arricchita e rafforzata, tanto che ancora nell’ottocento possiamo leggere:

“Vicino alla città di Benevento
Vi sono due fiumi molto rinomati
Uno Sabato , l’altro Calor del vento;
Si dicono locali indemoniati,
Un gran noce di grandezza immensa
Germogliava d’estate e pur d’inverno;
Sotto di questa si tenea gran mensa
Da Streghe, Stregoni e diavoli d’inferno.”

Renato Occhiuzzi

segnalato da

Gianni Ciunfrini

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