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La questione…italiana – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

La questione…italiana

Posted by on Ott 31, 2017

La questione…italiana

Il termine ‘questione’ sta ad indicare una domanda, un interrogativo o un dubbio, a volte sta ad indicare un contrasto, ma è molto più conosciuto semplicemente come problema.

Fino ad un secolo e mezzo fa esisteva un territorio denominato Italia, che comprendeva, più o meno,  l’attuale stato omonimo, ma strutturata da stati nazionali indipendenti gli uni dagli altri.

In quei tempi, a parte la Gran Bretagna che aveva una monarchia federata, in quasi tutta Europa erano ormai saldi gli stati nazionali, a parte quello tedesco dove la Prussia si era fatta promotrice di unità, senza però sottomettere gli altri staterelli tedeschi, ma rendendoli partecipi della nascita della Germania.

Nella penisola italiana a sud del Papato c’era lo stato nazionale del Regno delle Due Sicilie, una federazione tra il Regno di Napoli e quello di Sicilia, con popoli simili, ma diversi e con statuti diversi, ma un solo re.  A nord di Roma, invece, si estendevano ancora un gruppetto di staterelli più o meno indipendenti che non facevano altro che richiamare l’attenzione di facile conquista da parte di Austria e Francia.

Dopo l’aiuto ufficioso che la Gran Bretagna diede alla Prussia per la costituzione della Germania e quindi mettere fine alle mire espansionistiche in Europa della Russia ad est e della Francia ad ovest, rimaneva l’ultima questione da risolvere, quella di riunire gli stati italiani per costituire uno spartiacque tra Francia ed Austria, e nacque così la ‘questione italiana’.

A differenza dalla Germania, l’Italia era formata da popoli diversi con caratteri sociali e culturali di diversa estrazione e la prova la si aveva con la lingua; infatti, benché si parlasse un certo tipo di italiano in tutta la penisola, esso veniva usato nei documenti scritti, giornali e negli scambi commerciali, un po’ come viene usato oggi l’inglese in Europa; ma nella propria nazione si parlava la lingua nazionale, perciò nel sud della penisola si parlava il napoletano, in Sicilia si parlava il siciliano, a Roma il romano, in Toscana il fiorentino, nelle venezie il veneziano, in Lombardia e in Emilia c’erano una sorta di dialetti cittadini e in Piemonte un dialetto francofano, con una differenza con gli altri, che qui le carte statali erano scritte in francese e si parlava francese in tutti gli alti ranghi. Quindi l’italiano era un’ accomunamento solo tra questi, infatti, per esempio, alla corte russa tra le lingue diplomatiche non v’era l’italiano, ma era molto in uso la lingua napoletana.

Nonostante i moti del 1820-’21 e del ’48 e le varie invenzioni sull’unità italiana e di un popolo italiano che in effetti non c’era, per l’Inghilterra la ‘questione italiana’ diventava un vero e proprio problema, in quanto c’erano troppi ostacoli nazionalistici, specie da parte delle Due Sicilie. E poi, il Piemonte, che fu scelto dagli inglesi per costruire la futura Italia, non era all’altezza del compito; ma assegnatogli tempo prima per dargli la possibilità di saldare i suoi debiti, fu il motivo del rifiuto del sovrano di casa Savoia nei confronti del Re delle Due Sicilie Ferdinando II di Borbone, il quale aveva richiesto la costituzione di una confederazione italiana con a capo il Papa.

Carlo Cattaneo, un milanese studioso di scienze economiche e sociali, aveva delle idee repubblicane molto lontane da quelle del Mazzini ed era un ammiratore della Svizzera e degli Stati Uniti d’America ed avrebbe appoggiato  la proposta del sovrano napoletano per una unificazione federale dell’Italia trainata dalle Due Sicilie che egli riteneva più economicamente stabile e più all’avanguardia del Piemonte, e ad avvenuta annessione del Lombardo, diffidava di Carlo Alberto e considerava lo stato sabaudo troppo arretrato per prendere la guida del processo risorgimentale.

Infatti, dal punto di vista delle finanze pubbliche il bilancio del Regno delle Due Sicilie non conosceva l’alto livello d’indebitamento in cui si trovava il Regno di Sardegna. I conti pubblici piemontesi erano stati gravemente provati dalla politica espansionistica adottata dal Cavour (guerre d’indipendenze e Crimea)e anche dagli investimenti in infrastrutture (strade, canali d’irrigazione), resi necessari dal tentativo del regno sabaudo di modernizzare la propria economia ed inserirla nei circuiti commerciali continentali.

Una politica simile è stata fatta ai nostri tempi con l’Irak di Saddam. Dapprima viene istigato dagli angloamericani a combattere una guerra senza tregua con l’Iran di Komeini per indebitarlo, e poi aver il pretesto di distruggerlo; ecco perché la Francia(e non solo) non voleva la caduta di Saddam, altrimenti tutti gli affari e i crediti che aveva con quel regime sarebbero sfumati, come poi è successo; ed ecco perché la Francia ha voluto in tutti i modi prendere parte almeno alla ricostruzione del paese.

pubblicato nel maggio 2008 da

Antonio Iannaccone

 

 

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