Alta Terra di Lavoro

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LA RETORICA DEL RISORGIMENTO CHE HA FATTO L’ITALIA

Posted by on Lug 14, 2019

LA RETORICA DEL RISORGIMENTO CHE HA FATTO L’ITALIA

il Felittese Giustino Pecori scrisse da Napoli allo zio Sacerdote don Raffaele Migliaccio in occasione dell’arrivo di Garibaldi a Napoli.

Balza all’occhio uno strano suicidio che si somma ad altri cinque, sarà stato vero suicidio?

A Sua Eccellenza Sig. D. Raffaele Arciprete Migliaccio Postiglione per Felitto

Zio Raffaele rispettabilissimo.

Ieri la sera Nicola mi recò una missiva vostra che mi riempì l’anima di letizia. In essa veggo sempre più il cuore bellissimo ed affettuoso di un Zio che mi ama. Comincio questa mia con una notizia funesta. Il Cattedratico D. Pietrangelo Curzio di Roscigno avantieri si precipitò per ponte della sanità. S’ignora la cagione di questo suicidio. Cinque altri han fatto la stessa lacrimevole fine. Il largo del Mercatello offre un aspetto imponente. Il popolo Napoletano ha voluto festeggiare l’arrivo del Dittatore con una festa affatto popolare; ve la descrivo a grossi tratti. Un piedistallo dorico su ripiano di tre scalini, sormontato da uno attico, sorregge un gruppo di due statue – l’una è turrita, col moggio in testa ed uno scudo nella sinistra mano sul quale è l’effigie del Dittatore, l’altra con una palma in mano – tutte due affettuosamente si abbracciano. E’ l’apoteosi dell’Italia che facendosi scudo di Garibaldi, abbraccia la sua Partenope che festante la riceve nel suo seno. Sulle facce anteriori e posteriori di questo piedistallo sono effigiate l’entrata di Garibaldi in questa Dominante. Sulle facce laterali stan queste iscrizioni:

Il Washington dell’età presente / Il trono della tirannide di tanti secoli / In pochi mesi rovesciando / La indipendenza e l’unità italiana / Col senno e col brando / Compiva / Riponendo sul soglio / Della conquistatrice del mondo / Vittorio Emanuele / Re Galantuomo. / O Salvatore dell’Italia / L’Europa intera / Maravigliata e plaudente / L’uomo di portenti, il messo di Dio / In te ravvisa. La seconda iscrizione dice così: Il Dittatore delle Due Sicilie / Giuseppe Garibaldi / Di Licurgo, di Numa, di Beccaria / Imitatore sublime / Di Dante, di savonarola, di Leopardi / Seguace ardentissimo / Di Leonida, di Coclite, di Scipione / Emulatore Eccelso / Per virtù cittadina / Cincinnato novello / Il Popolo Napolitano / La sua infranta catena / A piè di questo monumento di gloria / Per sempre depositando / Eterna gratitudine solennementa / Manifesta. Sui gradini son due Leoni, che figurano Venezia il cui stemma è il leone di S. Marco. Le illuminazioni, i trofei l’armi, le due orchestre con la banda musicali, immaginatele da costà. Continuano a sbarcare truppe Garibaldine – Continua il Dittatore a mandarle verso Caserta per attaccare Capua – egli vi va solo per studiare la campagna e senza seguito – pare che la paura non trova la entrata in quel petto di bronzo, tanto egli disprezza i pericoli – stamattina vi è stato uno scontro con gli avamposti delle due armate – molti feriti, nessun morto – alcuni prigionieri de’ regi. Finisco perché l’ora è tarda. Vi accludo nel facse (?) (foglio) la predica di Gavazzi di cui vi feci parola nell’ultima mia. E’ stata parola per parola stenografata. Bacio sia voi che Compar cartolaro (?) rispettosamente la mano, ossequio Compar Giovannamgelo e D. Antonio Sanluca ed ossequio distintamente la virtuosa Commare.

Napoli 15 settembre del 1860

Dev. Aff. Nipote e servo

Giustino

testo inviato dal Prof. Donato Di Stasi Di Felitto

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