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La rivoluzione francese: dialogo tra mons. Negri e Angela Pellicciari

Posted by on Apr 9, 2018

La rivoluzione francese: dialogo tra mons. Negri e Angela Pellicciari

Pellicciari – La rivoluzione Francese è uno degli eventi più importanti del secondo millennio. A mio giudizio, dopo la Riforma luterana, che è l’evento più carico di conseguenze, ce n’è un altro, che si chiama la Rivoluzione francese. Questa rivoluzione, che è salutata come l’evento della modernità, l’evento della speranza, della possibilità di raggiungere la felicità da parte dell’uomo. Questo evento, dopo il quale la storia umana si incammina compiutamente verso la sua modernità, che poi porterà al comunismo, da una parte, e al nazismo, dall’altra. Comunque di questo evento si parla sempre come un evento fondativo, pertanto come un evento di grande positività. La storia, come gli ascoltatori di Radio Maria sanno, mostra spesso fatti diversi da quelli che vengono raccontati. Parliamo oggi della Rivoluzione Francese con sua eccellenza monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro.

Buon giorno Don Negri. Buon giorno! Allora devo dirvi che io sono molto affezionata a don Negri perché ha firmato la prefazione di due miei libri, compreso l’ultimo, che ho commentato l’altra volta: “I papi e la Massoneria”. Don Negri, che cosa è stata la Rivoluzione Francese?

Don Negri – Mah, innanzitutto voglio ringraziare dell’opportunità che mi è data di dire alcune cose che ritengo vere, non in favore di una o di un’altra parte, ma vere, perché noi abbiamo sempre lavorato perché la storia ricuperasse i suoi lineamenti fondamentali, al di là di tutte le incrostazioni o le mistificazioni. In secondo luogo sono lieto di darti questo aiuto perché è una grande amicizia la nostra, e abbiamo imparato l’uno dall’altro credo molto. Io certamente ho imparato molto da te, dalla tua precisione nella ricerca, dal tuo coraggio nell’affermare tesi confermate dalla storia…

Pellicciari – Arrossisco a distanza! Don Negri – Beh, io credo che si possa partire da quello che hai già accennato tu, Angela. La rivoluzione Francese è un dogma, nel senso deteriore della parola, cioè non si può mettere in discussione. È un avvenimento epocale, che ha segnato l’inizio di un’epoca nuova, una rottura radicale col passato. Tutto il passato è negativo! È coniato un termine specifico, anche se questo – come cercherò di dimostrare – ha ben poca corrispondenza con la realtà effettiva delle cose. L’Ancien Régime, l’antico regime, la somma di tutte le ingiustizie sociali, di tutte le superstizioni, di tutte le ignoranze, di tutte le violenze che si potessero pensare. Così, dei rivoluzionari della Prima Repubblica, nel 1793, scriveranno: “I nostri figli e i nostri nipoti dovranno ringraziarci di averli liberati da questa orrenda vergogna”. Quindi è un avvenimento che è tutto positivo, mentre il passato è tutto negativo. Quando nel 1989, allo scadere del secondo secolo dalla Rivoluzione, anche in Francia si avviarono delle revisioni storiche tese forse a mettere in evidenza degli aspetti che erano stati sottovalutati o addirittura eliminati, e uscirono una serie di volumi. Tu Angela ti ricorderai senz’altro che era uscito quell’ottimo volume collettivo, coordinato da François Fouret, che è il massimo studioso.

E si faceva, in questa serie di studi, qualche rilievo su tutta la mentalità comune, la mentalità non soltanto dei professori universitari, insorse come un solo uomo a dire a questo gruppo di studiosi che della Rivoluzione Francese non si può parlare se non bene. Un po’ come di Garibaldi per noi in Italia. Allora io vorrei questa mattina innanzitutto fare due osservazioni preliminari, o meglio, di ingresso nella questione. E poi correre, scorrere i grandi eventi, cioè la cronologia, fermandomi sull’uno o sull’altro in modo di spiegarli, per poi, nella seconda parte, che credo sarà la volta prossima, vedere i nemici o il nemico vero della rivoluzione, che è stata la Chiesa. E quindi passare in rassegna gli eventi terribili che hanno caratterizzato la vita della Chiesa in Francia dal 1790 al 1801, 1802, che hanno fatto parlare di un genocidio. E poi l’altro grande episodio inquietante, terribile, che lancia ancora un’ombra sulla storia dell’Europa moderna, che è stato, quello si, il genocidio della Vandea. Il genocidio di quella< regione della Francia che non accettò l’ateismo di stato e per questo fu addirittura fatta scomparire di fatto dalla carta geografica. La prima osservazione è: come stava la Francia prima della Rivoluzione Francese? Era davvero il regno della superstizione, dell’ignoranza, della violenza, delle ingiustizie sociali? Io credo che si possa dire – lo dice uno dei più grandi storici della Rivoluzione Francese, l’autore Pierre Gavotte nel suo “La Rivoluzione Francese”, che è diventato un classico ed è un punto di riferimento di grande oggettività – la Francia stava come stavano un po’ tutti i paesi europei in quella seconda metà del XVIII secolo. una realtà che aveva luci ed ombre. Una realtà che iniziato il cammino della industrializzazione che, come in tutti gli altri paesi, creava dei problemi nuovi. C’era una realtà che voleva entrare nella gestione del potere da cui fino ad allora era stata, non dico, emarginata, ma non in modo corrispondente alle sue esigenze. È uno stato – dicono gli storici, quello che non sono al soldo di nessuno – sostanzialmente solido, abbastanza articolato. Certamente non è uno stato centralista e burocratico come sarà quello che nasce dalla Rivoluzione Francese, tramite la mediazione del soldato Napoleone Bonaparte. Il vertice del potere risiede nel Re. Il Re esercita questa funzione, direi non tanto immediatamente da un punto di vista che noi chiameremmo oggi politico, ma, mi si passi il termine, da un punto di vista di investitura religiosa. È il punto di riferimento ultimo di questa realtà socio-politica perché quello che mette in gioco, come fondamento della sua autorità è certamente la trasmissione corretta del potere attraverso la linea ereditaria, ma è veramente una missione. Il Re di Francia è incoronato con una solenne celebrazione liturgica nella cattedrale di Rennes. Tra l’altro, si dice, dai tempi di Carlo Magno, l’unzione dei re è un’unzione che viene fatta con un crisma che è molto vicino, se non proprio lo stesso, del crisma che viene usato per la ordinazione dei vescovi. Quindi è un punto di riferimento direi quasi parentale e, tutto sommato, al di là della facilissima disinformazione, credo che la linea dei re francesi fino all’ultimo, Luigi XVI, sia stata sostanzialmente una monarchia, tutto sommato, discreta, con alcuni punti molto positivi. In questa Francia prerivoluzionaria c’è la presenza di una grande proprietà fondiaria, la grande nobiltà, la nobiltà di sangue, che però si è andata indebolendo perché, soprattutto da Luigi XIV, che è quello che ha cercato di dare al regno una struttura più moderna, la nobiltà di sangue è stata in qualche modo controbilanciata dalla nobiltà di toga. Cos’è la nobiltà di toga? Sono i grandi funzionari, che avendo terminato il servizio dello Stato come intendenti delle finanze, come prefetti, come giudici di pace o giudici amministrativi, vengono premiati dalla Corona con una nobiltà che non è una nobiltà di sangue, ma è una nobiltà di toga. Quindi è l’inizio della burocratizzazione dello Stato che tende a controbilanciare il potere della Corona, il potere della nobiltà di sangue con questa nuova realtà. Sotto esiste una borghesia media e alta che dà incremento all’aspetto dell’economia, del commercio e dei traffici e incomincia il cammino verso l’industrializzazione, almeno in alcune zone. Oltre a questo bisogna tenere presente che nella Francia prerivoluzionaria esistono molte zone che sono sottratte all’influsso della Corona, almeno all’influsso economico, che sono esentate dalle tasse. Sono esentate dalle tasse le confraternite, le leghe fra le città, alcune confraternite di professioni. E quindi sostanzialmente è una realtà variegata. Variegata dal punto di vista sociale e dal punto di vista economico, dove sostanzialmente il potere del Re è molto più debole di quanto pensiamo, soprattutto egli ha bisogno di finanza, per esempio per i suoi impegni di carattere militare, eccetera, deve chiedere che gli Stati Generali – che sono la suprema espressione, certamente consultiva, ma la suprema espressione – della vita, della realtà sociale francese, gli consentano le esazioni che sono necessarie per corrispondere ai bisogni. Si può dire che certo verso gli anni 1780 incomincia, riprende, alla fine del regno di Luigi XV e l’inizio del regno di Luigi XVI, una tensione fra le strutture di mediazione: le coorti, le assemblee regionali, le assemblee provinciali, i parlamenti, il più grande di questi era il parlamento di Parigi, che aveva un insieme di poteri che contestavano apertamente e operativamente l’azione Re, comincia questa lotta, questa resistenza sorda di queste strutture, al potere del Re, che impedisce che venga sanata la questione economica, che è una questione di grande importanza. I ministri più intelligenti, che avrebbero potuto risolvere la questione, vengono, per gelosie o proprio per l’opposizione di queste realtà parlamentari, allontanate, l’una dopo l’altra, in modo che la situazione economica, alla fine del 1788 appare così grave che il Re pensa, sollecitato da alcuni consiglieri – tutto sommato pessimi consiglieri che, anziché cercar di risolvere la questione con tutti gli strumenti che aveva a disposizione – di convocare gli Stati Generali della Francia esattamente per il marzo, anzi, per il Maggio 1789.

Nel mese marzo del 1789 ci sarebbero state le elezioni dei delegati agli Stati Generali. L’inizio dei lavori fu fissato per il 5 maggio 1789. Si sarebbe potuto pensare che sarebbe stato, tutto sommato, un passaggio di riforma di alcuni settori, di alcuni aspetti, di alcuni problemi. Una società sostanzialmente sana, come quella francese aveva avuto nella sua storia momenti in cui aveva dovuto assumere delle decisioni di carattere strutturale, organizzativo, economico – per esempio di rapporto con la Chiesa cattolica – ma tutto questo era avvenuto nel senso di una evoluzione. La riforma è un fenomeno evolutivo. Invece la rivoluzione è un fenomeno distruttivo. Allora gli Stati Generali danno inizio alla Rivoluzione Francese. Perché non una riforma, semplicemente una riforma, ma quello che poi sarebbe stato la Rivoluzione Francese, cioè la distruzione del passato e la creazione di una situazione culturale, sociale e politica completamente nuova? Allora qui dobbiamo cercare di capire – ed è la seconda osservazione introduttiva – chi ha fatto la Rivoluzione francese? Che cosa è stato, che cosa ha determinato la Rivoluzione Francese? La rivoluzione, come tutti i grandi avvenimenti storici – dice Pierre Gaxotte – non avviene nelle cose e negli avvenimenti, avviene negli spiriti, cioè nelle coscienze., cioè nella cultura. E quindi noi dobbiamo fare un passo sotto, sotto questa prima descrizione che è vera, che è reale, ma non è esauriente, non ci spiega che cosa era in ballo nella Francia prerivoluzionaria, cioè esigenze di riforma di carattere economico e socio-politico; quella che era in atto era una mentalità di tipo rivoluzionario. Si era determinata una mentalità favorevole, sommamente favorevole a un cambiamento radicale anche violento, anche sanguinoso. Ed è il maturarsi, il venire a maturità di quello che è stato chiamato lo “spirito illuministico”, cioè lo spirito che ha una visione della realtà centrata in modo esauriente sull’uomo, sull’uomo individuo, sull’uomo senza dimensione religiosa, sull’uomo che ha come grandi risorse della vita l’intelligenza e la volontà, e quindi che deve realizzare il vero e il bene sulla terra, con le sue sole possibilità. E l’illuminismo aveva preparato l’idea – questa è l’idea trainante della Rivoluzione – che bisognava creare una società finalmente razionale, finalmente giusta, che sarebbe stato il luogo della felicità per i sudditi. Quando la dichiarazione solenne dei principi immortali della Rivoluzione e che sono anche i diritti fondamentali dell’uomo, che vengono votati a stragrande maggioranza il 26 agosto del 1789, si vede che sostanzialmente sono i diritti di tutta la tradizione cattolica, laica, ebraica, quella greco-romana che, con gli stoici aveva fondamentalmente formulato – anche se con maggiore precisione – che gli uomini sono uguali, che esiste la libertà, che esiste la solidarietà. Non sono quindi una novità

! La novità – come ricordava il grande filosofo francese Jacques Maritaine commentando i principi dell’89 – sta in una piccola frase che viene usata. “Da questa condizione, se si useranno questi diritti e si promuoveranno, ci sarà la conservazione dello Stato e la felicità dei sudditi. Il che vuol dire che c’è sulla terra un punto che dà la felicità ai sudditi, che dà la felicità agli uomini, e non è più una realtà religiosa, non è più una realtà spirituale, è la struttura dello stato che viene creato in modo scientifico, razionale e che sarà il luogo della felicità. Questo fatto comincia a far assumere alla parola Stato una inquietante importanza, che non aveva avuto nei secoli precedenti. La Rivoluzione è dunque il frutto dell’Illuminismo! È il frutto dell’illuminismo perché – si potrebbe dir così – è il primo grande progetto illuministico di creare una società senza Dio, una società senza riferimenti religiosi, una società senza eventi religiosi, senza dimensioni etiche fondate religiosamente, senza una struttura sociale che a tutti i livelli ricordi la religione. Bisogna – e questo è un principio che viene formulato molto nella pubblicistica prerivoluzionaria – bisogna separare la Chiesa dallo Stato. Ho detto pubblicistica rivoluzionaria, che cosa vuol dire? Vuol dire che questa mentalià rivoluzionaria, questa mentalità che bisogna rompere col passato per costruire il nuovo (per questo e necessario distruggere il passato per costruire il nuovo), perché il passato è così imponente. È così imponente culturalmente, è così imponente artisticamente, è così imponente moralmente, è così imponente come realtà di istituzione, che non si può pensare di fare il nuovo se non radendo al suolo il passato Allora, in questa volontà sono stati determinanti le avanguardie (si potrebbe dire i nuovi “evangelizzatori”. Nota del trascrittore). Noi pensiamo per questa mitologia della Rivoluzione Francese che questa rivoluzione sia stata fatta del popolo, sia stata fatta dalle folle. Albert Matieu, che è uno dei più intelligenti storici della rivoluzione Francese, di scuola marxista, quindi non della mia parrocchia, scrive che: «Le folle sono state assenti dalla Rivoluzione Francese. Sono state soltanto, qua e là, strumentalmente usate da chi aveva degli obbiettivi da perseguire. Invece questa avanguardia molto ampia è quella dei borghesi, degli illuminati, di quelli che leggono, che si radunano nei club a discutere. Nei 20 anni prima della rivoluzione Francese una pioggia di piccoli opuscoli, di giornali, di settimanali investe la media borghesia francese. Tutti quelli che sanno leggere – che non sono molti – che sanno discutere… e quindi dentro qui passa quella velenosa ideologia antipassato, antitradizione che pone nella rivoluzione da farsi al più presto il vero obbiettivo che coagula tutti gli sforzi dell’intelligenza e tutta la forza politica. Si può dire che il soggetto che guida la Rivoluzione Francese non è chiaro, è alternativo. Lo vedremo dopo. È alternante. C’è un soggetto legalitario, c’è un soggetto radicale, c’è un soggetto borghese, che è quello che alla fine la spunta, perché nel 1799 viene creata quella realtà, quella avventura napoleonica che è la fine, almeno della grande rivoluzione. Ed è – come dire? – l’inserimento di tutto quello che è stato la Rivoluzione Francese in una linea che si potrebbe dire sostanzialmente borghese reazionaria. Il soggetto quindi è mutevole, e lo vedremo nel corso degli avvenimenti. Ma il soggetto ideologico è molto chiaro. Il soggetto ideologico è la mentalità illuminista che tenta l’avventura politica. Ecco, questa mi sembra una definizione adeguata.

È la mentalità illuministica, è la mentalità del razionalismo, del volontarismo assoluto, è la volontà della negazione del soprannaturale a tutti i livelli: il soprannaturale diventa una cosa superstiziosa. Religione uguale a superstizione è quello che hanno profuso a piene mani i membri della Enciclopedie. È in qualche modo il manifesto paraculturale, perché è anche un insieme di luoghi comuni, addirittura di falsità, e che da questa equipe di spiriti illuminati si canalizza nella vita del popolo francese, almeno dell’alto popolo francese. C’è un brano di Furet, che mi piace leggere, perché mi sembra molto chiaro: «L’eredità dell’illuminismo si riconosce facilmente. Non si tratta di idee prese da questa o da quell’opera, ma piuttosto dalla continuazione di quello slancio che percorre l’illuminismo. Il sogno di formare uomini nuovi, liberi da ogni pregiudizio, resi perfetti per il loro tempo: i pedagoghi illuminati e rivoluzionari, credevano con la stessa fede nelle capacità quasi illimitate dell’educazione e nell’energia trasformatrice della Rivoluzione». E poco più oltre: «Nel chiarire il peso di quella che abbiamo chiamato l’opinione pubblica». Ecco chi ha fatto la Rivoluzione francese: l’opinione pubblica! L’opinione pubblica di piccole minoranze che hanno avuto la possibilità di influire in modo determinante sulla vita stessa di un popolo che sostanzialmente è rimasto a guardare. Ecco l’insegnamento da trarre per i nostri giorni. Se i cattolici stanno a guardare di fronte alla “dittatura del relativismo” odierna o ai tanti negativi aspetti di quella che chiamiamo “cultura dominante”, che non è certamente secondo i valori umani e cristiani, non potremo lamentarci poi delle tristi conseguenze! Nota del trascrittore). La Rivoluzione è certamente erede dell’opera di Voltaire e di Russeau, ma è erede anche di quello che a volte viene chiamato “basso illuminismo”, quella massa di libelli, di pamphlet scandalistici sulle amanti di Luigi XVI o sulle depravazioni del clero dove il cattivo gusto rivaleggia con la violenza verbale e che nell’ultimo quarto del secolo inondano il mercato librario clandestino minando le fondamenta stesse del regime. La “buona novella” repubblicana è spesso diffusa attraverso i canali tradizionali della cultura orale. I mutamenti politici rivoluzionari fanno risvegliare un panico antico, paure collettive, brusii e fantasmi. Vorrei leggervi anche un brano di Voltaire, che è stato certamente il “padre nobile” della Rivoluzione Francese, quando scriveva come si dovessero trattare quelli che non la pensavano come loro, cioè quelli che non erano della linea di quelli che avrebbero vinto. Quindi come deve essere impostata la polemica ideologica. Ma poi la polemica ideologica diventa lo scontro politico. Prima li si “ammazza” sulle pagine dei giornali e poi li si ammazza fisicamente, come è accaduto per migliaia e migliaia di persone. Ma forse la storia, anche recentissima, ci dimostra che questo è un light motif, una forza ritornante. Sentiamo. Sentite cosa scrive Voltaire su come devono essere trattati i nemici: «Dobbiamo screditarli assolutamente. Dobbiamo abilmente infangare la loro condotta, trascinarli davanti al pubblico come perone viziose, dobbiamo presentare le loro azioni sotto luce odiosa. Se ci mancano i fatti dobbiamo farne supporre l’esistenza fingendo di tacere parte delle loro colpe. Tutto è permesso contro di essi. Deferiamoli al Governo come nemici della religione e dell’autorità, incitiamo i magistrati a punirli. E raccomando, in segreto colpite e nascondete la mano! Alla minima critica, alla minima replica, anche alla più moderata, anche alla più cortese si gridi alla calunnia, all’ingiuria, alla satira atroce, alla personalità infame. Si trattino gli avversari da birbanti, da sodomiti, da ingrati, da serpenti, da vipere, da pupazzi di melma, da furfanti o evasi dalle prigioni, da ipocriti, da pazzi, da talpe della polizia». Quindi è una ideologia che non può non assumere – e questa è la logica interna di ogni ideologia – non può non assumere il carattere della violenza. La violenza da esercitarsi nei confronti di un passato che deve essere totalmente demolito perché possa essere costruito su basi nuove realizzando un progetto nuovo di vita e di società. Ecco… La rivoluzione Francese è il primo tentativo di creare una società senza Dio, dove la ragione dell’essere della società è l’uomo, nelle sue capacità, nelle leggi che regolano i rapporti e nelle strutture che regolano a loro volta in modo scientifico questi rapporti. Per questo il passato è la cosa più vergognosa che esista e deve essere distrutto. Angela, sono andato troppo avanti? Ecco, avendo delineato nei due momenti come stava la Francia prima della Rivoluzione e che cosa è stata la Rivoluzione e quale è stato il soggetto ideologico che l’ha guidata, e attraverso la formazione di quei quadri militanti che poi l’hanno realizzata fisicamente, soprattutto a Parigi, perché la Rivoluzione è sostanzialmente un fatto parigino che si diffonde in modo abbastanza difforme dal resto della Francia. Adesso cerchiamo di vedere il quadro cronologico. Nel fare il quadro cronologico indicherò già anche i momenti fondamentali e gli eventi fondamentali, per riservare poi alla prossima volta la valutazione e l’approfondimento delle due questioni che ho già accennato e cioè che la Chiesa è stata la vera nemica della Rivoluzione. Chi è stato il vero nemico della Rivoluzione? Il popolo! La Vandea segna il massimo di distanza fra la volontà rivoluzionaria e il popolo. Dunque il 5 maggio c’è la seduta inaugurale degli Stati Generali. La nobiltà è rappresentata da 270 rappresentanti, il clero da 291, il Terzo Stato da 578, di cui almeno 200 avvocati, 100 commercianti, finanzieri, proprietari terrieri e una trentina di uomini di scienza, tra cui molti medici. Nasce subito la questione se gli Stati Generali devono votare per ordine – in questo caso il blocco nobiltà-clero avrebbe avuto sempre la maggioranza – o per test, cioè individualmente.

Il Re – primo cedimento, 27 giugno – invita il clero e la nobiltà ad unirsi al Terzo Stato. Il 9 luglio, senza alcun permesso regale, gli Stati Generali diventano l’Assemblea nazionale costituente, cioè affermano di avere come obbiettivo, come progetto, la formazione di una nuova costituzione, una prima costituzione, mancando fino ad allora una costituzione nel senso moderno della parola. Il 14 luglio si mette il Re sotto scacco attraverso la presa della Bastiglia. Si dice che ci sono centinaia di prigionieri politici e una guarnigione ferratissima, mentre c’è solo una decina di prigionieri, di cui nessun politico e 4 o 5 gendarmi con il capitano che li comanda, a cui viene promessa salva la vita, ma che poi viene invece decapitato. La sua testa su una picca fa il giro di Parigi. Il 4 agosto viene abolito il regime feudale, il regime delle grandi proprietà terriere, che esercitano anche un diritto di carattere amministrativo e socio-politico sui lavoratori. Il 26 agosto c’è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, di cui ho già detto. L’aspetto inquietantemente moderno è che “è lo Stato che assicura la felicità”. Il 5 ottobre il Re e la famiglia vengono costretti a passare da Versailles a Parigi. Nel novembre avviene la confisca di tutti i beni ecclesiastici. L’enorme possesso fondiario e immobiliare della Chiesa viene alienato per il bene dello Stato. L’arcivescovo di Parigi arriverà all’Assemblea Costituente e dirà: «Questi soldi e queste ricchezze ci sono serviti per secoli per mantenere l’enorme numero di poveri prodotti da questa vostra società. Nel giro di qualche anno di questi soldi non ci sarà più traccia, li dividerete tra di voi, e i poveri saranno ancora più poveri». La profezia ebbe una attuazione straordinaria, perché tutta quella enorme massa attraverso gli assegnati, cioè attraverso degli assegni che dovevano far fronte con la consistenza di questi possessi, venne poi sostanzialmente comprata a basso costo o svenduta dalla nascente borghesia agraria e industriale. Nel luglio del 1790 avviene un fatto di gravità inaudita: “la costituzione civile del clero”, e di questo parleremo quando parleremo del confronto o dello scontro Chiesa-Francia. La Costituzione civile del clero rende la Chiesa di Francia semplicemente un’espressione della struttura dello Stato. Vengono riformulate le diocesi e fatte identificare con i dipartimenti, vengono totalmente cambiate le immagini delle parrocchie, che vengono create a livello numerico: ogni 10 mila una parrocchia. Ma soprattutto viene introdotto il principio della elezione a tutte le cariche, vescovi compresi. Ma il Re non accetterà la costituzione civile del clero, che è stata poi anche esplicitamente condannata da Pio VI. Su questo si aprirà la grande divisione fra quella minuscola chiesa che accetta la Costituzione civile, e che giura la fedeltà allo Stato e la grande massa di vescovi e di preti che rifiuteranno e che verranno giudicati “refrattari”. Ma su questo ci soffermeremo bene la prossima volta. Fra il 1790 e il 91 comincia una seconda fase. La prima che, come abbiamo detto, risale al 1789 – 1790, fino alla costituzione civile del clero si può dire che è una fase sostanzialmente semilegalitaria, moderata, anche se ci sono già dei fatti inquietanti come la costituzione civile del clero. Ma dal 1792 fino al 1794 c’è la fase radicale che è in mano alle avanguardie decisamente anticristiane e antistatali, cioè rivoluzionarie. Fra il 1790 e il 91 la Costituente vara una serie di provvedimenti che riformano tutta la struttura amministrativa della Francia. Tra l’altro in modo centralista. Tutta la Francia viene divisa in 83 dipartimenti che dipendono direttamente dal potere centrale. Il 14 giugno, sempre del 90, vengono sciolte tutte le corporazioni e vietati gli scioperi. Il 20 e 21 giugno il Re tenta una fuga, ma viene fermato a Varennes e portato a Parigi. Il 3 settembre del 1791 viene approvatala nuova costituzione, e già si vede il taglio inesorabile col passato. Anche se è un taglio sostanzialmente ancora abbastanza moderato. Il Re non è più il re della Francia, ma è il re dei francesi, rappresentante della nazione, da cui emana la sovranità. Quindi la sovranità è della nazione e non fluisce più per diritto divino ed egli presta un giuramento di fedeltà alla nazione. Esercita un potere esecutivo nominando i ministri, che sono responsabili solo di fronte a lui, ed ha diritto di veto sulle leggi approvate dal parlamento, ma solo una volta. Se la legge poi torna ed è approvata il re non può far più nulla. il potere legislativo è affidato a una sola camera: il monocameralismo. L’assemblea legislativa è di 754 membri eletti su base cansitaria. È quindi il reddito che fa cittadini di prima categoria, elettori attivi, come si dice. Elettori passivi sono quelli che non avendo un determinato censo non possono votare, e sono un discreto numero di milioni. Il potere giudiziario è affidato a magistrati eletti dal popolo, quindi è la fine – come vedremo – di qualsiasi autonomia dell’ordine giudiziario. Il 1° ottobre si riunisce l’Assemblea legislativa, che è il Parlamento previsto dalla Costituzione, che è già stato eletto secondo la base censitaria. Il 20 aprile del 92 avviene una cosa che è gravemente in contrasto con le intenzioni dell’assemblea costituente e l’esplicita volontà del Re. Il Re aveva chiesto alla Francia di non fare nessuna guerra a nazioni straniere se non in funzione di difesa. Invece la Francia dichiara guerra all’Austria. Comincia così una di quelle guerre di esportazione della rivoluzione che sono state poi il triste primato dell’esperienza bonapartista. Comincia, nella seconda metà del 1792 una fase che è ancora più radicale di quella che abbiamo descritto fino adesso, ed è una fase estremista. Nell’estate si mobilita il popolo a Parigi. Si organizzano i Sanculotti, cioè il popolo basso, il popolo minuto, il popolo che è proprio massa di manovra. Viene quindi mobilitato e si converge in massa per difendere la rivoluzione minacciata. Quindi questa massa di popolo che viene utilizzato in funzione della creazione di panico e di spavento diventa un elemento formidabile in mano a chi li guida. E chi li guida sono i Montagnardi, cioè i più radicali dei rivoluzionari. Il 10 agosto questa folla di Sanculotti invade la residenza parigina del Re e lo fa prigioniero. L’Assemblea legislativa lo sospende dalle sue funzioni, e il Comune di Parigi, che era una realtà fortemente autonoma dalla corona già prima della rivoluzione, si incarica di custodirlo come detenuto. Vengono indette nuove elezioni a suffragio universale, quindi si comincia a votare ogni mese anche li. Nel settembre del 92 si insedia un nuovo parlamento di cui non sono addirittura precisate le funzioni, quindi una cosa assolutamente illegale. Si va a votare per una cosa che non si sa a che cosa deve servire e si chiama la Convenzione Nazionale. Incominciano i massacri di quelli che vengono chiamati i controrivoluzionari, cioè di quelli che, per qualsiasi motivo, da quello religioso a quello ideale, a quello economico sono dichiarati o sono addirittura sospettati di essere controrivoluzionari. Nella sola Parigi vengono trucidate 1400 persone senza alcuna possibilità di difesa. Nella realtà che aveva definito, due anni prima, l’intangibilità dei diritti fondamentali della persona, fra i quali il diritto a una difesa, di una difesa congrua, adeguata alle accuse che gli vengono rivolte. Sono bastati due anni e si massacra la gente senza neanche dargli la possibilit&
agrave; di capire di che cosa è accusata per dargli la possibilità di difesa. Il 21 settembre viene abolita la monarchia e proclamata la repubblica. Tutte le successive repubbliche francesi – rendiamoci conto anche di questo, che la Rivoluzione Francese è un fatto epocale per tutte – tutte le repubbliche francesi, anche quelle dichiaratamente di destra, come ai tempi del generale De Grulle, vengono numerate dalla Prima Repubblica. Ci sarà una seconda, una terza, e così via, ma la vita politica della Francia, al di là delle variazioni è guidata dal riferimento normativo a questa Prima Repubblica. Dal 19 dicembre del 92 al 20 gennaio del 93 si tiene il processo a Luigi XVI. Come tutte le grandi tragedie dell’età moderna è un processo che pencola fra la tragedia e la farsa. A tutt’oggi gli storici non hanno ancora stabilito, non solo il potere effettivo della Convenzione di giudicare il Re, ma neanche se siano stati rispettate le regole che prevedevano la difesa adeguata. Ma soprattutto pare che non ci fossero neanche i numeri, che alla fine, nella votazione sia prevalso come al solito l’inciucio per il fatto che non c’erano i numeri reali per questa condanna. Da questo punto di vista il Re è accusato di tante cose, di avere avuto collusioni con i nobili che erano all’estero, di aver, di aver sperato che l’Austria intervenisse in sua difesa. Ma l’espressione più radicale fu quella che usò Robespierre presentandosi alla sbarra della Convenzione durante il processo disse: “Il Re deve morire, non perché ha fatto questo o quello, ma perché è il Re». Cioè, il primo, il più puntuale nemico della Rivoluzione è il Re, che è la garanzia dell’Antico Regime. La garanzia che l’antico regime si fondava sulla sulla religione. La scomparsa del Re, la decapitazione del Re significa che nasce il mondo in cui l’autorità non viene più da Dio, neanche mascheratamene, ma viene dalla nazione.

(A questo proposito, ricordando il riferimento ai valori cristiani, che erano parte di quella società, non solo per gli umili, ma anche per i potenti, mi ha colpito che proprio oggi, 14 novembre, nella prima lettura della liturgia, dal Libro della Sapienza, al capitolo 6, ci vengono queste parole: «1] Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, governanti di tutta la terra. [2] Porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli. [3] La vostra sovranità proviene dal Signore; la vostra potenza dall’Altissimo, il quale esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi; [4] poiché, pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente, né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio. [5] Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi poiché un giudizio severo si compie contro coloro che stanno in alto. [6] L’inferiore è meritevole di pietà, ma i potenti saranno saminati con rigore. [7] Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno, non ha soggezione della randezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti. [8] Ma sui potenti sovrasta un’indagine rigorosa. [9] Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non abbiate a cadere». Certo, peccavano anche allora, ma forse sapevano distinguere il bene dal male. Ora l’io di tanti potenti e non si è ingrandito fino a farsi dio. Nota del trascrittore). Il Re si avvia alla decapitazione con un senso enorme del suo onore e del rispetto che deve a sé stesso, alla sua funzione, alla sua famiglia e al popolo francese. Tutto sommato, nonostante l’antipatia che ci è stata instillata da tutta la mentalità laicista e anticattolica nei confronti di questo povero Luigi XVI, credo che sia vissuto, tutto sommato, abbastanza bene come re, ma sia morto come un autentico servitore della Chiesa e della patria. Nel marzo del 1793 c’è l’insurrezione vandeana e dia altre regioni contro il governo rivoluzionario. Durerà fino al 1795, e questa sarà l’altra questione che affronteremo. Il 6 aprile incomincia il vero e proprio regime terribile. Si istituisce un comitato di salute pubblica che cavalca la Convenzione e assume tutti i poteri della stessa, e il 2 giugno la Convenzione viene costretta dai sanculotti a liquidare /(ad ammazzare) i girondini, che erano l’ultimo baluardo moderato, e tutto il potere passa ai montagnardi. È il terrore. Quello che viene chiamato il Terrore. Vuol dire che il 17 settembre viene votata la legge dei sospetti in base alla quale saranno arrestati e in parte ghigliottinati senza processo tutti i sospetti. In questo tempo viene anche enucleato il nuovo calendario repubblicano che fissa i tempi, non dalla nascita di Gesù Cristo, ma dalla Prima Repubblica. Nei primi sei mesi del 1794 c’è una intensificazione del terrore, manca qualsiasi stato di diritto, manca qualsiasi difesa nei confronti di una repressione che dilaga senza un minimo di difesa. Investe i preti refrattari, investe le famiglie cattoliche, i grandi proprietari terrieri; investe la borghesia industriale nel tentativo di far posto a queste nuove classi che poi, tutto sommato, saranno vittime di questo terrore. Il 10 giugno comincia quello che viene definito il grande terrore. Ma, quando si tira troppo la corda – dicevano i nostri vecchi – si spezza. Nella seconda metà del 1794 c’è una reazione moderata. Robespierre che è stato l’autore del grande terrore è messo sotto accusa e il giorno dopo, il 27 luglio (9 Termidoro), viene messo sotto accusa, e il 28 (il 10 termidoro), viene ghigliottinato. Sostanzialmente nella seconda metà del 1795 incomincia quella reazione moderata che va sotto il nome di Direttorio. Quindi la creazione di una struttura sostanzialmente più moderata. Vengono chiusi tutti i club rivoluzionari e ci si avvia a una situazione dove le preoccupazioni rivoluzionarie fondamentali non vengono meno ma vengono affrontate e realizzate con meno violenza, con meno volontà repressiva, anche se continua – e questo vale la pena di notarlo (anche se fino al 1798, l’anno prima del colpo di stato bonapartista, che scioglie il Direttorio e lo sostituisce con una struttura verticistica di consoli di cui egli è il primo console) – fino al 1798 continua la persecuzione alla Chiesa. Una persecuzione terribile che ha riempito gli annali della Chiesa francese di autentici martiri, molti dei quali sono stati beatificati sotto il pontificato di Pio XI, di Pio XII e di Giovanni Paolo II. In 10 anni – dice Pierre Gaxotte, in 10 anni la Rivoluzione aveva sconvolto ogni calcolo e deluso ogni speranza. Si era suicidata! Si potrebbe usare qui l’espressione molto icastica del grande filosofo cattolico Del noce: “suicidio della Rivoluzione”. La Rivoluzione Francese si è suicidata., socuvolto ogni calcolo e delusa ogni speranza. La gente si era aspettata un governo ordinato e stabile dalle finanze sane, delle leggi sagge, la pace con le altre nazioni e la tranquillità in patria. Sarebbe stato ottenuto questo – dico io – attraverso quella che ho chiamato una riforma di una struttura che era fondamentalmente sana e quindi disponibile a questa riforma. Aveva avuto invece l’anarchia, la guerra, il comunismo, il terrore, la carestia e due o tre bancarotte che avevano rovinato tutta la nazione. La dittatura napoleonica conciliò il bisogno di autorità con l’ideologia democratica. Fu un espediente ideato dai teorici che non avevano ormai più via di scampo. Gli ideologi dell’89 volevano rigenerare l’umanità e ricostruire il mondo. per sfuggire ai Borboni gli ideologi dell’89 furono ridotti ad affidare il potere a un soldato (oggi si direbbe a un fascista). Così la Rivoluzione Francese paradossalmente, ma drammaticamente, finisce con il fenomeno più grave di fascismo che la storia moderna ricordi, prima del nazismo. Mi pare che così posso aver concluso per oggi. (Si potrebbero commentare queste parole, con un’espressione usata da Vittorio Messori, e cioè che fu raggiunta “l’eterogenesi dei fini”, cioè il contrario di quanto si voleva. Ma in questo fatto si può drammaticamente constatare la verità della parole di Cristo – che non era un supponente, ma il massimo dell’umiltà – quando dice: «Senza di me non potete fare nulla». Una società senza Dio non costruisce il ”paradiso in terra”, visto che non crede a quello del Cielo, ma l’inferno del terrore e della massima ingiustizia. Nota del trascrittore). Pellicciari – Allora, prima di passare alle domande desidero ringraziare moltissimo Monsignor Negri per questa esposizione del dramma che è stato la Rivoluzione Francese. Siccome noi siamo abituati ad osannare la Rivoluzione Francese, e lo facciamo in buona fede, perché non conosciamo i fatti, perché siamo stati in qualche modo ingannati, ma ingannati bene! Se voi pensate che il 14 luglio (giorno della presa della Bastiglia), è il giorno della repubblica francese. Messori racconta come nella Bastiglia ci fossero 7 prigionieri, di cui 4 falsari, due matti e un maniaco sessuale. Di queste sette persone, fatte passare per prigionieri politici, questo evento costituisce la gloria della Rivoluzione Francese che tutti gli anni viene celebrato! Questo semplice fatto ci fa capire quanto la storia – in un certo senso – sia un mistero. Com’è possibile che a tutt’oggi la Francia veda in questo evento la fondazione della sua esistenza? Come è possibile? Allora, vista questa distanza abissale che separa i fatti da come questi ci vengono raccontati, io volevo riferirmi a Gaxotte e Furet citati prima da don Negri per ricordare un
libro scritto da Monsignor Negri qualche anno fa, edizione San Paolo, che si chiama “Controstoria”, che è un piccolo libro, ma è importantissimo per leggere i fatti, per avere degli strumenti di difesa dalle menzogne che ci vengono raccontate. Poi nel 1989, in occasione del secondo centenario della Rivoluzione Francese, che ha fortissimamente voluto François Mitterand, presidente della Repubblica Francese – socialista, morto però misteriosamente con i funerali religiosi. Ha avuto prima di morire uno scambio di corrispondenza con Giovanni Paolo II. Questo uomo politico influente che muore con i conforti religiosi e che era però un convinto paladino della Rivoluzione Francese, ha organizzato in occasione del bicentenario un evento epocale. E allora, in questa occasione, Jean Dumont aveva scritto due anni prima un opuscolo divulgativo e semplice, ma molto documentato, con alcune immagini eloquenti, che si chiama “I falsi miti della Rivoluzione Francese”. Ve lo consiglio, è della EFFEDIEFFE. C’è un testo poi che è – dal mio punto di vista – bellissimo. Non so se è ancora trovabile nelle librerie. Questo libro è di Augustin Cochin, e si intitola “Meccanica della Rivoluzione”. Questo autore è morto durante la prima Guerra Mondiale, ma era un sociologo, uno storico dalla percezione cristallina. Don Negri ci ha parlato di questi club, di queste società del libero pensiero in cui gli illuminati, i massoni, si riunivano. Per fare che cosa? Per progettare la realtà. E Cochin vede come la dinamica della Rivoluzione, cioè un pensiero che è svincolato da qualsiasi necessità di essere aderente alla realtà. Io mi metto in un laboratorio ideale assieme ad altri che la pensano come me e sono convinto che posso cambiare il mondo e di progettare un “avvenire di felicità”, come diceva Don Negri. Questi, nei club, formano una società di libero pensiero in cui loro sono autoreferenti. Cioè, il loro pensiero non è costretto – come tutti i buoni pensieri – ad aderire alla realtà e a cercare di spiegarla e di capirla, il loro pensiero è autosufficiente. Loro dettano legge! C’è questo paradosso della modernità che qualche scienziato, pensatore o filosofo illuminato possa cambiare la realtà e trovare delle soluzioni che poi inevitabilmente finiranno in quello che Don Negri ha descritto benissimo, il dramma dell’uccisione senza fine di poveri esseri umani. Oltre a questo libro di Cochin vi consiglio anche il mio “I papi e la massoneria”. Sappiamo che sotto il pontificato di Pio VI e Pio VII vi erano abbondanti riferimenti a questo pensiero rivoluzionario che si gestisce nelle logge. Rimaniamo in attesa ora delle vostre domande. Ascoltatrice – Pronto! Sono Rosarie Pot e chiamo dalla Svizzera. Ringraziandola per quanto ha detto – e che vorrei arrivasse anche nelle scuole – desidero sapere se le disuguaglianze sociali e la povertà di gran parte della popolazione abbiano finito col dare una spinta alla formazione di queste idee rivoluzionarie. Don Negri – Credo che questi aspetti abbiano pesato meno di quello che possiamo pensare. Io credo che il movimento che ha fatto la Rivoluzione sia sceso dall’alto verso il basso: dalle centrali ideologiche verso il popolo. Penso che più ancora che il superamento delle disuguaglianze sociali fosse proprio il tentativo di alcune realtà nuove di entrare di più nella gestione del potere. Però l’elemento dirompente è stata proprio l’ideologia. Ma anche la Rivoluzione Russa sostanzialmente ha gli stessi meccanismi. Non so se tu, Angela, sei d’accordo? Pellicciari – Si, d’accordo. Volevo solo dire alla signora che, tanto l’ideologia è importante, che se si va a vedere in pratica quale benessere hanno portato i rivoluzionari alla popolazione, basta guardare alla legge che smantella i sindacati, che erano a difesa degli operai e che, dal Medioevo, si facevano rispettare. Queste associazioni – anche quelle della carità cristiana – in nome dell’uguaglianza, sono smantellate, e l’individuo è solo di fronte allo Stato. Inoltre la Rivoluzione Francese, coi sottili pensieri nati nei club – come diceva Don negri – portano allo sfacelo economico, per cui, per risanare le finanze statali, si arriva alla tassazione delle porte e delle finestre. Quindi i poveri muoiono di freddo perché devono togliere le porte e le finestre…! Anche le guerre contro stati come l’Austria nascono dal bisogno di trovare risorse. E questo è chiaramente detto nell’Assemblea. Dopo la Rivoluzione i lavoratori francesi sono impoveriti enormemente! Ascoltatore – Buon giorno. Sono Saverio e chiamo da Bari. Dopo l’ascolto la mia considerazione è questa: sicuramente la Rivoluzione è stata causa di innumerevoli guai, però io chiedo: ma la Chiesa cattolica – soprattutto la gerarchia – ha qualche responsabilità anche per quanto riguarda l’assenza di critica al potere assoluto. Don Negri – A questa domanda risponderò con più particolari la prossima volta quando avremo a tema “La Chiesa e la Rivoluzione Francese”. Guardi, la radicazione della Chiesa nel popolo francese e quindi il fatto che il popolo francese non avesse quasi nessuna obiezione alla presenza della Chiesa, che non aveva la guida delle istituzioni, ma aveva quella di formare il popolo. I vescovi non erano gli intendenti di finanza! La Chiesa francese, al 93%, vescovi e sacerdoti rifiutarono la Costituzione civile del clero e rifiutarono di fare il giuramento di fedeltà alla repubblica. Per questo furono dichiarati “Chiesa refrattaria”. I 7, 8 vescovi e le poche centinaia di preti che firmarono divennero la “Chiesa giurata”. Il popolo non andò quasi mai a messa dai preti giurati. Andava dai preti refrattari che alle volte celebravano nei boschi, nelle case private, eccetera, tanto il popolo riteneva la Chiesa -al di là dei fatti di meschinità e povertà, che sono in tutte le parti sociali – credibile. Ma la Chiesa non era nemmeno ritenuta responsabile del disagio di partenza. Non è poi che le ingiustizie precedenti la Rivoluzione fossero tali da gridare vendetta al cospetto di Dio, come poi purtroppo avvenne in seguito. Era una società che doveva certamente evolversi dando spazio ad alcune esigenze fondamentali dei singoli e delle realtà sociali. Ma non dobbiamo pensare all’Ancien Régime come se fosse stato un immenso campo di concentramento per cui la gente dovesse essere liberata.

Pellicciari – Quando si parla – a proposito dell’Ancien Régime – come di un impero assoluto, bisogna dire che era l’esatto contrario. Il Re, infatti, non ha potere assoluto. Il Re deve tenere conto dell’esistenza di Dio e dei comandamenti divini. È molto limitato il potere del re. Quando l’Assemblea Costituente francese usurperà il posto di Dio, allora si che il potere diventerà, non solo assoluto, ma totalitario! E questo è un gioco di parole che i rivoluzionari sanno usare benissimo. Quando io definisco un regime, uno stato, potere assoluto, nel senso che il re fa tutto quello che gli pare, io non sto dicendo la verità. Il Re deve rispettare la legge che Dio ha dato, deve rispettare quello che Benedetto XVI ripete ad ogni pie sospinto – e anche don Negri – che si chiama diritto naturale. Il Re non è libero dal diritto naturale. I Governanti nuovi si, quelli che si definiscono “Liberi”, nel senso che sono scissi dal diritto naturale, e possono decidere quello che in coscienza ritengono buono.

fonte

La rivoluzione francese: dialogo tra mons. Negri e Angela Pellicciari

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