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LA SOLITA………….SCUOLA NAPOLETANA

Posted by on Mar 20, 2016

LA SOLITA………….SCUOLA NAPOLETANA

pubblico un articolo da  ilnapolista a firma ilaria puglia che non c’è bisogno di commentare ma soltanto leggerlo

Giuseppe Siani: «Se sono a Parigi lo devo alla scuola napoletana. Il Napoli? Questo è solo l’inizio»

Napoletano doc, del quartiere Arenella, Giuseppe Siani si innamora della geologia da bambino: «Sono cresciuto ai piedi del Vesuvio, a Portici, con il mare a due passi. La mia terra è sempre stata fonte di ispirazione – spiega – A sei anni già divoravo libri di geografia e non smettevo di “vivisezionare” il mappamondo. Qualche anno dopo ho cominciato ad interrogarmi su cosa ci fosse all’interno del nostro pianeta, e poi nell’oceano, e poi nell’atmosfera. È stato un crescendo, fino ad arrivare a diventare geologo, una delle professioni più belle del mondo».

Specializzato in Paleoclimatologia e Paleoceanografia (lo studio dei cambiamenti climatici del passato che sono registrati nei sedimenti oceanici), ventuno anni fa, desiderando fare nuove esperienze professionali e conoscere nuove realtà, va via da Napoli in direzione Parigi per intraprendere un nuovo corso. Oggi, a 50 anni, è professore ordinario di Geologia presso l’Université Paris-Sud Orsay. La classica “fuga di cervelli”? «Assolutamente no – si infervora subito – la mia è stata la fuga di un giovane desideroso di conoscere il mondo. E voglio approfittare del Napolista per dire che non mi piace l’espressione “fuga dei cervelli”, la ritengo discriminatoria nei confronti dei giovani ricercatori precari che hanno deciso o sono stati obbligati a restare nel proprio paese per ragioni personali, legami affettivi o imperativi familiari che limitano la loro mobilità. Quelli che hanno avuto il coraggio di andare all’estero non sono per questo più illuminati di quelli che restano». L’unica differenza, continua Giuseppe, è che chi si trasferisce all’estero ha l’opportunità di utilizzare strutture e laboratori di prim’ordine ed acquisire competenze di rilievo: «La differenza con il sistema italiano è la libertà intellettuale, la possibilità di esprimere sempre le proprie idee in maniera indipendente dalle gerarchie. Questo ho trovato io all’estero. E voglio ricordare con affetto e riconoscenza i miei mentori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Federico II di Napoli perché è anche grazie a loro che oggi sono a Parigi ad esercitare la mia professione: grazie alla scuola napoletana».

Il trasferimento a Parigi ha fruttato a Giuseppe nuove prospettive, un lavoro che desiderava, ma anche l’amore. Durante una festa di compleanno organizzata da una sua amica napoletana, infatti, il nostro conosce Paula Molina, madrilena, sua attuale consorte. «La mia amica aveva preparato delle squisite pizze fritte e io ne approfittai per attaccare bottone con Paula sulle prelibatezze culinarie partenopee». Il corteggiamento a suon di gusto funzionò e dal connubio italo-spagnolo sono nati due figli, Ivan, 6 anni, e Marco, 4, che parlano italiano, spagnolo francese e anche un po’ napoletano.

Giuseppe e Paula oggi vivono nel 15ème Arrondissement, non lontano dalla Tour Eiffel. «È un grande privilegio vivere in una grande capitale europea così ricca di arte, cultura e così multietnica. Certo, negli ultimi tempi le cose sono un po’ cambiate a causa degli attentati, c’è un po’ di tensione in strada e nei trasporti pubblici, ma i francesi sono tosti, continuano e continueranno a difendere il loro diritto alla libertà». Giuseppe ci racconta che la percezione che hanno i francesi della nostra città è molto positiva, che tutti quelli che hanno visitato Napoli ne parlano con grande entusiasmo, esaltandone la bellezza, l’arte e la cultura: «Non ho mai sentito un commento fuori posto. Fanno un’analisi obiettiva della città, più dei napoletani che ci abitano».

Nella cosmopolita Parigi Giuseppe frequenta persone di origini diverse ma nessun tifoso del Napoli, solo qualche simpatizzante. Lui, però, lavora soprattutto per crescere i figli nel tifo azzurro: «Il Napoli è la mia seconda passione dopo la geologia, è la congiunzione tra l’amore per la mia città, che cresce con gli anni perché forse inizio ad invecchiare, e la passione per il calcio che ho anche praticato da giovane. Sto cercando di trasmettere lo stesso sentimento ai bambini, che devo dire lo recepiscono con buoni risultati. Sai, avrei qualche difficoltà ad accettare un supporter del Paris Saint German in casa, quindi è meglio prevenire eventuali mali!».

Giuseppe, secondo te come andrà a finire il campionato? «Non lo so come finirà – risponde – Ma bisogna pensare in grande. Non ho mai visto il Napoli giocare così bene come quest’anno, nemmeno quando c’era lui. Credo che con Sarri sia iniziato un nuovo ciclo che durerà a lungo e se non vinceremo quest’anno, vinceremo il prossimo. Di certo ci divertiremo ancora tanto: questo, per me, è solo l’inizio».

Ilaria Puglia

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