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La Storia che non si conosce, Pietrarsa parte seconda

Posted by on Mag 13, 2017

La Storia che non si conosce, Pietrarsa parte seconda

La Chiesa di Pietrarsa

Come noto, il re Ferdinando II era molto devoto per cui fece costruire all’interno dell’Opificio di Pietrarsa una Chiesa che fu intitolata a Maria SS. Immacolata. Essa, completata ed aperta al culto nel 1853, fu costruita su quella porzione di terra situata di fronte all’entrata dello stabilimento, ingresso che in quel tempo si trovava all’interno di quello attuale. La Chiesa, che si estendeva su di una superficie di metri 45 per metri 15, era coperta per tutta la sua lunghezza da una volta artistica ed elegante e poteva contenere circa mille persone. In essa si venerava una statua della Beata Vergine realizzata in puro marmo di Carrara e più grande del vero. Non mancavano artistici quadri di Santi ed un “grande organo ad orchestra intera”.

La statua di Ferdinando II In fondo al lungo viale, che attraversa tutto l’Opificio da est ad ovest, sorge su di un solido piedistallo in ghisa la colossale statua di Re Ferdinando II, fondatore dell’Opificio di Pietrarsa.

Per ricordare il fondatore dell’Opificio, nel 1848 il direttore L. Corsi chiese, anche a nome degli altri ufficiali, il permesso al Re di erigere quella statua che ancora oggi si ammira. Ferdinando II dapprima negò il consenso, ma poi cedette “alle calde insistenze di quei fedeli” ed acconsentì ordinando, però, che fosse fusa in ferro. Alle osservazioni del direttore Corsi che avrebbe voluto realizzarla in un metallo più pregiato, il Re rispose: «No, ferro, ferro, io so quel che dico!». E Ferdinando II sapeva il fatto suo; se fosse stata fusa in bronzo, nel tempo …, sarebbe diventata un cannone!

La statua, il cui modello in gesso ci risulta custodito presso il Museo di S. Martino in Napoli, è opera dello scultore napoletano Pasquale Ricca e rappresenta il Re in uniforme di capitano generale dell’Esercito nell’atto di ordinare la fondazione dello stabilimento. La fusione, eseguita nella stessa fonderia di Pietrarsa il 18 maggio 1852, suscita interesse in quanto è una tra le statue più grandi gettate in ghisa e la maggiore fra quelle lavorate nello stesso Opificio.

Il giorno dell’inaugurazione, 11 gennaio 1853 genetliaco del Re, intorno alla statua fu realizzato un grande arco di trionfo con trofei militari sormontati dallo stemma regio. La grande scultura era occultata da una grande bandiera che la nascondeva alla vista del gran numero di invitati convenuti: autorità militari e civili, cittadini ed operai per i quali erano preparati appositi scanni. Per la Famiglia Reale, invece, era stata allestita una tribuna con vari ornamenti. Ad un cenno dato dal Sovrano fu tirata giù bandiera che copriva la Statua e tutte le navi ormeggiate nel porto e le batterie incominciarono una salva Reale in mezzo alle grida di Viva il Re. Nel frattempo, mentre le truppe presentavano le armi e le bande militari intonavano l’inno Reale Borbonico del Paisiello, una pioggia di fiori, lanciata da una superiore terrazza, cadeva intorno alla statua di Ferdinando II.

Al cessare della salva, fu letto un breve discorso sulla Storia dell’Opificio di Pietrarsa da Vincenzo Afan de Rivera, capitano d’artiglieria. Poiché nei primi mesi dell’Unità d’Italia la statua era presa a bersaglio con colpi di fucile sparati dai vagoni della ferrovia “Napoli-Castellammare” che vi passava accanto, nell’Ottobre del 1860 essa fu rimossa dal piedistallo e trasportata in un deposito sottoposto alla sala dei modelli.

Qualche anno dopo, nel 1862, si narra che l’allora Principe Umberto durante una visita a Pietrarsa vide la statua nel sottoscala e, rimasto stupito, domandò a chi gli era vicino per quale ragione quella statua si trovava fuori del suo piedistallo. Avutane la risposta, fissò l’effige del deceduto Monarca e poi, prima di allontanarsi, salutò militarmente la statua del Re (uniquique suum!).

Trascorsa l’euforia del nuovo governo, nel 1903 alcuni funzionari dell’Opificio interessarono il Prefetto di Napoli affinché la statua fosse collocata in luogo più conveniente, adducendo che, data la sua pesantezza, essa minacciava di sprofondare nel suolo ov’era deposta. In seguito a tale intervento, il Prefetto convocò la Commissione provinciale dei monumenti nel palazzo della Foresteria e, sotto la sua presidenza, fu deliberato di inviare a Pietrarsa una Commissione per esaminare la statua e fare le opportune proposte circa la sua conservazione. Le conclusioni della Commissione? La statua fu rimessa sul suo naturale piedistallo ove trovasi tuttora.

 

fonte

la storia che non si racconta

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