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La strage di Torino e la politica repressiva del Regno d’Italia (seconda e ultima parte)

Posted by on Mar 17, 2018

La strage di Torino e la politica repressiva del Regno d’Italia (seconda e ultima parte)

Si conclude l’analisi di Loreto Giovannone sulle “malefatte” di Silvio Spaventa come Segretario del ministero dell’interno, retto da Ubaldino Peruzzi, nel settembre 1864 a Torino (m.j.).

Stando al testo dossier a stampa di anonimo “Torino 21 e 22 settembre 1864” (Tipografia del Mediatore, 1864), che raccoglie numerosi documenti e testimonianze dirette, i morti furono 60 (p. 54/55) “FERITI E MORTI nelle sere 21 e 22 settembre. Nella notte delli 21 alli 22 le vittime numerate nei pubblici ospedali furono 60, divise in 57 maschi e 3 femmine, delle medesime 52 maschi e e 3 femmine furono trasportati viventi, 5 invece tutti maschi furono raccolti cadaveri”.

Stando alla circostanziata e dettagliata ricostruzione dell’Ispettore sanitario Dott. Giuseppe Rizzetti, i morti furono 52, i feriti 180.

Stando alla Stamperia della Gazzetta del Popolo, il 14 ottobre 1864, secondo lo schema riassuntivo di Giuseppe Rizzetti, vi furono 55 morti e 188 feriti:

 

 

La protesta dei manifestanti era diretta alla Gazzetta di Torino (testimonianza Woolbert, p. 20/21 “Torino 21 e 22 settembre 1864”). Una folla piuttosto considerevole composta di persone di diverso ceto, unita a moltissimi curiosi, come abbiamo detto, si era diretta all’officina del giornale la Gazzetta di Torino gridando: Abbasso la Gazzetta! Abbasso i giornali venduti!  accennando ad entrare nella stamperia. In quel punto gli operai di essa, od altra gente ivi appostata, saltavano fuori muniti di bastone, preparati ad impedirne l’accesso.

Mentre la turba s’appressava, ciò malgrado alla tipografia, venne assaltata dalle guardie di pubblica sicurezza colle daghe sguainate. Il contegno degli agenti della pubblica sicurezza nel pomeriggio del 21 settembre viene descritto da persona del tutto imparziale, dall’inglese ingegnere Woolbert, impiegato nella Compagnia delle ferrovie sarde nel modo seguente: Essendo occupato negli uffizii della Compagnia delle ferrovie sarde nei miei lavori d’ingegnere, verso le tre pomeridiane udii un rumore insolito nella piazza. Affaciatomi alla finestra per vedere quello che fosse, in un col signor Montecchi, la signora Montecchi ed altri dell’ufficio, vidi due uomini ben vestiti, che portavano bandiere e gridavano, circondati da vari altri di apparenza egualmente rispettabile e seguiti da forse cento a centocinquanta curiosi quali sempre s’incontrano quando succede alcun che nelle strade.


Tutto ad un tratto vidi una colonna di circa 60 poliziotti guidati da un uffiziale uscir fuori dalla questura ed avanzarsi a passo ordinario verso gli uomini che portavano le bandiere. Giunti vicino a questi ultimi che stavano quasi sotto i nostri portici, l’ufficiale afferrò una delle bandiere, ed i suoi uomini, quasi ad una parola di comando, sguainarono simultaneamente le loro spade e ruppero le loro file alcuni irrompendo sotto i portici, ed altri menando colpi a dritta ed a sinistra sulla folla che fuggiva da ogni parte.


I poliziotti inseguirono i fuggitivi ed apparentemente senza fare alcuna scelta li trassero alla questura percuotendoli nella più parte dei casi e lungo il tragitto. Non vidi il menomo esempio di resistenza, ma quello che io osservai si fu vari gruppi da cinque a sei poliziotti che maltrattavano colle loro armi individui isolati. Questo continuò sino a che i poliziotti rientrarono in questura coi loro prigionieri. Nella speranza che le sovra estese notizie possano contribuire ad un esatta apprezzazione degli avvenimenti di cui si tratta, ho l’onore di essere. Vostro obbedientissimo servitore Woolbert (“Torino 21 e 22 settembre 1864”).

Nei feriti, la più parte giovani operai” (p. 56 “Torino 21 e 22 settembre 1864”), altra notizia che è indizio della dimostrazione pacifica, i dimostranti non erano armati.

Quatto mesi dopo i gravi fatti di Torino la Camera col voto chiarì che le vittime erano “incolpevoli”, il deputato Boggio vi presentò un progetto di legge per l’indennizzo dei familiari delle vittime e invalidi, 600 lire/anno.

 

Camera dei Deputati 

Tornata del 24 gennaio 1865 Presidenza Cassinis 


Il deputato Boggio ha presentato il seguente progetto di legge: L’equità naturale e la sociale giustizia vogliono che lo Stato faccia indenni i singoli cittadini del detrimento, che ingiustamente soffrano per causa pubblica. La Camera col voto di ieri 23 gennaio 1865, ha chiarito che le vittime dei casi del 21 e 22 settembre 1864 erano incolpevoli. Le famiglie di queste vittime sono per la più parte poverissime. E’ giusto è doveroso venga lo Stato in soccorso di quelle, che per avere in tale contingenza perduto il loro sostegno per la morte o l’inabilitazione sua al lavoro, versano ora nelle estreme angustie. Al fine di procurare l’adempimento di questo dovere, propone i seguenti articoli di legge:

 

Art. 1. E’ accordata con decorrenza dal 1° ottobre 1864 una pensione di lire seicento annue loro vita naturale durante, alle persone, che la sera del 21 e del 22 settembre 1864 in piazza Castello e piazza S. Carlo in Torino riportarono tali ferite da esserne inabilitate per sempre al lavoro. Eguale pensione sarà accordata alla vedova, ai genitori od alla discendenza delle persone, che abbiano perduto la vita in quell’occasione, od in seguito a ferite toccate nella contingenza stessa.

 

Art. 2. Alle vittime del 21 e 22 settembre 1864 che siano solo inabilitate temporariamente al lavoro, sarà concesso un sussidio temporaneo, sulla base stessa della cifra indicata per la pensione all’art. 1.

 

Art. 3. Per sopperire a queste dotazioni ed a questi sussidii sarà inscritta nel Bilancio delle Finanze per l’anno 1865 la somma di lire sessantamila».

Nonostante la vasta documentazione, le prove e le testimonianze la “propaganda” unitarista ha occultato la memoria storica della strage di Torino, con essa le altre numerose stragi di civili “resistenti” del meridione con cruente rappresaglie commesse per tanti anni da reparti militari per l’annessione dell’ex Regno delle due Sicilie.

Loreto Giovannone

(Fine) 

“Pubblicato su Civico20 news in data 26.09.2017”

 

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