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La tragedia che colpì Pontelandolfo e Casalduni di Cecilia Risi 4^A Liceo Classico di Cassino

Posted by on Mag 7, 2018

La tragedia che colpì Pontelandolfo e Casalduni di Cecilia Risi 4^A Liceo Classico di Cassino

Nel 1861 la proclamazione forzata del Regno d’Italia suscitò in tutta la penisola resistenze e tumulti, in particolare nell’ ex Regno delle Due Sicilie,dove i briganti si batterono per liberarsi dagli invasori francesi e per difendere le proprie tradizioni civili e religiose. Il generale Enrico Cialdini per impedire l’insurrezione generale ordinò eccidi e rappresaglie decretando il saccheggio e la distruzione dei centri ribelli. Il 7 agosto 1861 le bande popolari, guidate da Cosimo Giordano, occuparono i paesi di Pontelandolfo e Casalduni e, innalzata la bandiera borbonica, vi proclamarono un governo provvisorio. Ebbe così inizio un tragico episodio nella storia dello Stato unitario. Alle prime ore dell’ alba del 10 agosto il tenente francese Bracci, a capo di 45 uomini, giunse alle porte dei due paesi con l’ ordine di sedare le nuove rivolte. Il drappello fu accolto dal popolo a colpi di fucile e nello scontro che ne seguì in molti furono uccisi.

La reazione del popolo si rivelò decisiva: prima li accerchiarono poi furono catturati e uccisi dai briganti. Il generale Cialdini, appresa la notizia, ordinò che di Pontelandolfo e Casalduni “non rimanesse che pietra su pietra“. A queste parole intrise di odio per quelle popolazioni che avevano avuto l’ardire di ribellarsi seguì una strage: il tenente colonnello Neri al seguito di 500 uomini fu incaricato di dirigersi verso Pontelandolfo, mentre il maggiore Melegari con un battaglione di 500 uomini entrò a Casalduni. Ebbe così inizio la strage. I cittadini di Pontelandolfo, sorpresi e colpiti nel sonno, subirono la furia devastatrice dei francesi: l’ordine dato ai bersaglieri fu quello di infliggere una punizione esemplare, e così fu: preti, uomini, donne e bambini furono uccisi. Pontelandolfo così come Casalduni vennero rase al suolo. Resta memorabile, per stigmatizzare la barbarie delle truppe sabaude, ciò che accadde a Nicola Biondi, un contadino di sessant’anni, legato ad un palo da 10 bersaglieri. Costoro dopo aver ucciso la moglie, violentarono la figlia Concettina di soli sedici anni che dopo atroci sevizie fu uccisa. Altrettanto efferata fu la sorte di un certo Santopietro che mentre stava tentando di fuggire con il figlio in braccio, venne bloccato dai francesi che gli strapparono il bambino dalle mani e lo uccisero. La ferocia dei bersaglieri non era ancora terminata: il maggiore Rossi dopo aver saccheggiato le abitazioni ordinò ai suoi sottoposti l’incendio e lo sterminio dell’intero paese. Memorabile è la storia dei fratelli Rinaldi che alla vista di tali atrocità contro il loro paese andarono dal Negri per protestare. Il colonnello, di tutta risposta, li fece fucilare. I due giovani, affascinati dalle idee liberali, sognavano un’Italia unita, libera, indipendente; sognavano la fratellanza che fu ripagata dai “fratelli Piemontesi” con la morte.

A Casalduni la popolazione, avvisata in tempo, riuscì a fuggire. All’ arrivo del 18° battaglione il paese fu trovato quasi deserto ma ciò non impedì la devastazione. L’intera cittadina venne ricoperta dalle fiamme e i pochi che si erano nascosti in casa furono fucilati. I popolani che riuscirono a trarsi in salvo osservarono quel drammatico scenario dalle alture, consapevoli di essere impotenti dinnanzi a tale scempio. Il 15 agosto il Negri comunicò: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora“.

Le vittime di questa strage superano il migliaio eppure questo evento storico viene ancora celato dalla storiografia moderna che continua a ricordare i generali Cialdini, Negri, Rossi e Melegario come “eroi del Risorgimento”.

Cecilia Risi

 

 

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