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L’assedio di Gaeta del 1806 descritto da Antonio Ulloa

Posted by on Mar 10, 2017

L’assedio di Gaeta del 1806 descritto da Antonio Ulloa

L’assedio di Gaeta del 1806, condotto dall’armata francese di Massena, durò cinque mesi, dal 26 febbraio al 18 luglio. L’esercito napoletano, inesperto e scarsamente organizzato, stupì il nemico mostrando tenacia e fierezza e costringendolo ad un lungo impegno bellico. Presentiamo dei preziosi estratti da “Difesa della Piazza di Gaeta dal 10 febbraio al 18 luglio 1806” del generale Antonio Calà Ulloa (Napoli 1807 – Napoli 1889), saggio pubblicato nel numero 6 del 1838 e nel numero 7 del 1839 dell’Antologia Militare da lui curata.

Le premesse

Rimasto il regno di Napoli solo sul continente in guerra colla Francia, che nella Moravia evea dettato la legge alle due primarie potenze di Europa, non avevano i suoi pochi soldati alcun mezzo di difesa, e per conseguenza niuna speranza di salvezza. Non volendo il governo esporre il regno a tutti gli orrori d’una guerra tanto disuguale, cercò di venire agli accordi col nemico, e fece riunire nelle Calabrie il piccolo esercito da pochi mesi coscritto. In quella difficile posizione quando ancora rimaneva qualche rastro di speranza di aversi una pace comunque vantaggiosa, non fu data alcuna istruzione precisa al principe d’Assia governatore di Gaeta, perchè servita fosse di norma alla sua condotta. Quell’illustre Generale però ben conosceva che quando nelle difficili circostanze evvi dell’incertezza, il soldato deve solamente consultare il punto d’onore e la gloria delle armi. Fu a sua conoscenza la ritirata delle nostre truppe nelle Calabrie, ed abbenchè gli animi fossero alquanto abbattuti per l’allontanamento di ogni soccorso, pur si decise di difender gloriosamente quella fortezza che il Sovrano gli aveva affidata.

Condizioni dell’esercito

Sommava in quell’epoca il presidio di Gaeta a poco meno di seimila soldati così divisi: 2° e 3° Battaglione del Reggimento Reali Presidi 1129, 2° e 3° Battaglione del Reggimento Real Principe I° 1218, 3° Battaglione del Reggimento Real Carolina 2° 1148, Battaglione de’ Cacciatori Appuli 500, I° Corpo Franco 1039, 2° Corpo Franco 630,  Distaccamento di Cavalleria 22, Due Compagnie di Artiglieria di linea 154, Artiglieri littorali 76, Genio (Maggiore Bardet e Maggiore Roberti) 2, Totale 5918.

Un tal presidio era sufficiente per la difesa della piazza qualora si fosse composto di buone truppe, ma invece erano soldati di nuove leve, giunti in Gaeta ne’ mesi di dicembre e gennajo. I cinque battaglioni di linea, ed i due corpi franchi erano formati interamente da reclute, gli ultimi non avevano ricevuto un’organizzazione regolare, per difetto di ufficiali e sottuffiziali, e tutti ugualmente per le calamitose circostanze dello stato non erano stati forniti di vestiario. Il battaglione de’ cacciatori Appuli, e le due compagnie di artiglieria di linea avevano la metà incirca di vecchi soldati, ed erano i soli due corpi su’ quali il governatore maggiore poneva la sua fiducia…

Si resiste

Dolente al sommo grado era il governadore della fortezza perchè non molto poteva usare il presidio… Suo malgrado dovea tenerla rinchiusa, e dovette limitarsi a spedire le lance cannoniere… (esse) appena videro comparire i francesi sulla strada consolare, col fuoco li obbligarono a retrocedere… Dopo due ore di scambievole fuoco il generale francese immaginandosi che quella salva fosse stata un sufficiente saluto per l’onore delle armi, spedì un parlamentario ad intimar la resa della piazza. Non ostante il primo rifiuto, col quale il principe d’Assia aveva risposto di arrendersi quando sarebbero estinti tutti i difensori, il generale  francese il giorno 15 febbrajo rimise al governatore un piego, nel quale insieme con un’altra di lui lettera d’invito, vi era un ordine della reggenza rimasta in Napoli la quale voleva che si consegnasse sul momento la piazza… Uomini deboli, che van mendicando pretesti, per regolare i loro doveri a seconda dei voti del loro timido cuore, non avrebbero esitato a prestar cieca ubbidienza a quei voleri, quantunque il di lei potere non si dovesse riputar più legittimo, dopo che i francesi avevano invaso l’intero regno. Ma il governatore di Gaeta, rispose che disobbediva a quel comando, per comandi maggiori ed onor di guerra… Dopo il secondo rifiuto i francesi si avvidero che bisognava espugnar la piazza con la forza delle armi. Non credevano però che quella avesse potuto opporre un’assai ostinata resistenza… Quindi nello spingere innanzi i lavori dell’assedio non tralasciarono mai di far tutti i tentativi, ora servendosi di minacce, ed or di vistose promesse, onde piegare la fermezza di quel governatore. Anche indarno tentarono di sedurre direttamente la real marina, che stava in difesa della piazza. I parlamentari, che spedirono a bordo de’ legni da guerra… ebbero per risposta a’ più lusinghieri inviti fatti, il più nobile rifiuto… In tal guisa gli assedianti ebbero occasione di sperimentare costantemente a loro danno, che i difensori di Gaeta erano tutti animati da’ medesimi sentimenti di onore di gloria.

La morte del governatore

…Le bocche a fuoco dell’assediante sin dal primo momento avevano acquistato su quelle di Gaeta una decisa superiorità, che di giorno in giorno sempre più rapidamente aumentavasi. I danni che scambievolmente si cagionavano dalle due parti non erano della stessa natura. I projetti tirati dalle artiglierie de’ rampari poich’ urtavanocontro terre smosse, vi producevano guasti di poca conseguenza, e facili a ripararsi coll’istessa terra; invece quelli del nemico battendo i rivestimenti di fabbrica dei parapetti, li riducevano in rovina, e facendone crollare i rottami e la terra nella fossata, ne toglievano anche i mezzi di riparazione…. E mentre questi divenivano inefficaci a cuoprire i difensori, le schegge di pietra, causate dal tiro de’ projetti, erano pei soldati napoletani, micidiali quanto il tiro di mitraglia… Quantunque il presidio fpsse in tal guisa esposto, e soffrisse gran perdita di soldati parciolarmente di artiglieri, pur nondimeno con animo risoluto continuava ad esercitar un’energia difesa… Per cinque giorni i difensori avean gareggiato in bravura e fermezza, quando avvenne la disgrazia la più fatale a quelle nostre milizie. Il principe d’Assia che avea saputo guadagnarsi la piena fiducia de’ soldati, mentre era sul bastione che oggi si chiama Philipstadt, tutto intento a dare le disposizioni per la difesa, fu mortalmente ferito in testa, dal rovesciarsi d’un muro percosso nel tempo stesso da più palle nemiche; sicchè rimasto sepolto sotto i rottami e tutto infranto il di lui capo, appena diede qualche segno di vita, e dissotterrato da quelle rovine quasi come estinto fu trasportato su d’una nave da guerra che era nel porto.

Questa irreparabile perdita sparse la maggior costernazione in tutti gli animi. Il generale colonnello Hotz, come il più anziano ufficiale superiore della piazza, gli succedette nel comando. Ma bravo come era non teneva al paragone, nè ispirava quella confidenza necessaria sempre in guerra, ed assai maggiormente in quella degli assedi. Tutti sentivano le conseguenze di tal perdita, tanto più che in simili circostanze nè i talenti superiori, nè una più eroica fermezza possono debitamente rimpiazzare un supremo comandante, che da se ha diretto le cose. In sì funesta congiuntura il generale scoraggiamento sarebbe per certo prevaluto, se quel sentimento di gloria, che fin allora aveva animato il presidio di Gaeta, non si fosse presentato nel suo più bell’aspetto, per continuare con maggior gloria la difesa…

La resa

Non prima delle ore undici della notte del 18 luglio cioè dopo cinque mesi di blocco quattro di aperta trincea ed undici giorni di vivissimo fuoco, essendosi da’ francesi aperte due spianate brecce, rotte le artiglierie e le mura della fortezza, da quelle poche napoletane milizie si cedeva Gaeta a’ seguenti patti.

*Art. I. Il culto della religione cattolica apostolica Romana sarà mantenuto e rispettato.

Art. II. Atteso la valorosa difesa la guarnigione di Gaeta potrà imbarcarsi con armi e bagagli, epperò i corpi che la compongono non potranno volgere le armi nè servire contro la Francia e suoi alleati nè contro Giuseppe Napoleone, durane un anno ed un giorno. Il resto delle artiglierie leggiere quelle da piazza e tutti i magazzini di munizioni di viveri ed altri effetti militari, saranno consegnati all’esercito francese.

Art. III. I feriti e gl’infermi che resteranno nella piazza avranno gl’interi diritti dell’ospidalità, e le paghe spettandi a’ loro gradi le riceveranno dall’esercito francese.

Art. IV. Ggli impiegati regi, come il governatore politico, l’uditore dell’esercito, le corti del tribunale ec. saranno rispettati nelle loro persone sostanze e famiglie. Sarà permesso a chiunque di uscir dalla piazza e mutar paese.

Art. V. Alle ore otto della sera del 19 luglio tutto il presidio di Gaeta dovrà essere imbarcato, ed il fronte di mare e la cittadella saranno occupati dalle truppe imperiali e reali. Ma alle cinque della mattina sarà consegnata a’ francesi la porta principale della città, e quella che’ è nel bastione della breccia e sporge nella falsa braca. Epperò nessun soldato francese entrerà in città o nella cittadella, oltre gli uffiziali e commessarii incaricati di ricevere le artiglierie ed i magazzini della piazza.*

Tali condizioni furono sottoscritte e concordate per parte della guarnigione da Luigi Bardetti tenente colonnello del genio, e Gaetano Barone capitano del primo corpo franco, ambedue muniti di ogni facoltà dal Colonnello Francesco Hotz governatore della fortezza; e da parte del maresciallo d’impero Massena, segnò il generale di brigata Franceschi capo dello stato maggiore generale del primo corpo dell’armata francese nel Regno di Napoli.

Significante fu la perdita del presidio segnatamente negli ultimi giorni dell’assedio. Parecchi uffiziali delle diverse armi rimasero feriti o estinti, tra quest’ultimi il maggiore Benet colpito da una palla di cannone, il capitano d’artiglieria Angelo Palenzia che morì pochi giorni dopo la sua ferita, l’alfiere Guida della nostra fanteria; e tra i primi oltre il governatore si notò il capitano Rossi di artiglieria il tenente Goletti e l’alfiere Mirelli di fanteria. Ma la perdita maggiore de’ soldati e sotto uffiziali fu sofferta dagli artiglieri e pionieri addetti al servizio delle bocche a fuoco. Al primo luglio si contavano 246 de’ primi e 54 de’ secondi, ed a 18 luglio rimanevano solo 139 artiglieri e 38 pionieri, giorno in cui i morti e feriti degli artiglieri littorali e de’ soldati di fanteria anche messi al maneggio delle batterie era di oltre i 123. Grande si fu pure il numero dei soldati infermi o resi inutili per effetto del contagio dei disagi e delle fatiche sofferte. Talchè l’intera perdita del presidio può numerarsi per circa gli 900 uomini, eppure quelli che imbarcarono per la Sicilia superavano di poco i tremila. Le artiglierie della piazza tirarono per oltre le 100,000 bombe, e furono talvolta lanciati 2000 colpi in sole 24 ore.

fonte

historiaregni.it

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