Warning: trim() expects parameter 1 to be string, array given in /web/htdocs/www.altaterradilavoro.com/home/wp-content/plugins/the-events-calendar/src/Tribe/Main.php on line 2397
L’attualità del “passato” risorgimentale – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

L’attualità del “passato” risorgimentale

Posted by on Ott 20, 2017

L’attualità del “passato” risorgimentale

<<Tutta la rivoluzione italiana [rivoluzione era  il termine usato, all’epoca dei fatti, per indicare ciò che poi ebbe il nome di Risorgimento, n.d.r.] fu orientata così: travisare in male quanto era possibile del molto buono esistente nel Mezzogiorno, e ciò che non era possibile assoggettare a denigrazione tacerlo come non esistente; ingigantire il poco cattivo che vi era, presentandolo elevato alla massima potenza: trattare con metodo nettamente inverso il poco buono e il molto cattivo del Piemonte; e quello che non era possibile occultare del molto cattivo del Piemonte tradurlo in libera traduzione a carico del Mezzogiorno…» (Prof. Domenico  Razzano, citato da Ubaldo Sterlicchio nella sua risposta a DM in Associazione Identitaria Alta Terra di Lavoro)

Quanto affermato dal professor Razzano è una fotografia lucidissima, una descrizione quanto mai realistica di quanto accadde, sì, a latere del processo cosiddetto di unificazione, ma che era necessario per portare a compimento il “progetto unitario” stesso e assicurarne i benefici, nel tempo, ai discendenti di quanti lo pensarono ed attuarono. Con poche, precise parole, Razzano descrive quanto bisognava fare (e fu fatto) per mascherare la vera natura dell’invasione piemontese, trasformandola in qualcosa d’altro, qualcosa che fosse accettabile da parte di tutti. Le azioni che portarono al travisamento della realtà e fino al suo completo rovesciamento (la cosa continua tutt’oggi, nella vita politico economica del presente), furono allora attuate a margine delle operazioni, che furono militari prima (ma prima ancora c’era stato dell’altro, di natura corruttiva), politico economiche poi, col cosiddetto governo unitario  (tassazione differenziale, nuove tasse, drenaggio delle risolse, investimenti iniquamente distribuiti, chiusura degli opifici al sud e riapertura al nord etc.1). Queste operazioni fatte per far risorgere il Nord a spese del Sud Borbonico (facendo al contempo un favore  all’Inghilterra) furono attuate dal governo del Piemonte prima, dal governo del Piemonte mascherato da governo unitario, dopo . Gli atti propagandistici collaterali, erano necessari per rendere più agevole l’attuazione di quel “progetto unitario” che, di unitario e altruistico, aveva,  artatamente,  solo la facciata.

Un’operazione di mimesi, dunque, necessaria per  rendere accettabili, e quindi realizzabili, atti concreti indicibili (compiuti, oltretutto, senza una dichiarazione di guerra) perché forse nessuno li avrebbe accettati per quello che realmente essi erano, forse neanche coloro che ne sarebbero stati gli indiretti beneficiari: le popolazioni del centro nord. Quelli, invece, che ne avrebbero tratto beneficio subito (gli attori in prima linea Bertani, Crispi, Garibaldi, Fazzari  etc)  o più in là  nel tempo (i mandanti “locali”, italici  che vedevano nell’eliminazione del concorrente meridionale e la sua trasformazione in acquirente, la condizione fondamentale, il prerequisito necessario per la nascita e il lancio delle loro attività industriali ed economiche2 ) sapevano bene  che, a cose fatte, Napoli e il Sud sarebbero stati peggio, ma loro ne avrebbero tratto enormi benefici (“Napoli starà peggio, ma noi  staremo meglio” si sentì dire Francesco Proto –anch’egli, come altri, antiborbonico prima degli eventi cosiddetti unitari – alla vigilia della spedizione dei mille3).

L’operazione di mimesi, di travisamento della realtà, riuscì bene sin da subito se Giacomo Savarese, fatto il confronto tra il regno delle Due Sicilie e quello Sardo, poteva dire (tralasciando in questa sede i numeri del confronto) … “In somma Napoli assoluto non mise tasse nuove, non vendè terre, e restò ricco; e Torino, co’ deputati della nazione, mise con 22 leggi nuove tasse, fe’ debiti per 24 volte più di noi, e con cinque leggi vendè beni nazionali. Nulladimeno da Tile a Battro udivi Napoli imprecato, e Torino sublimato! E Torino, più non avendo da mangiare, venne a mangiar Napoli”.

Non si tratta, come superficialmente qualcuno dice, di fatti accaduti allora e lì finiti; prova ne sia il divario tra Nord e Sud, crescente a partire dal 1861, quando era pari a zero e, in molti settori, vedeva il Sud prevalere sul Nord.

Il “progetto/programma risorgimentale” continua ancora, è ancora operativo, sia nelle cose concrete sia in quelle, descritte egregiamente dal prof Razzano, altrettanto necessarie per nascondere la realtà di un Nord parassitario, che è ricco perché  ha reso povero il Sud e tale ha interesse che rimanga.

Qualche esempio.

Il 60% del PIL della Lombardia, nel decennio 1995/2005, è dovuto alla vendita di prodotti al Sud.

Dei 73 miliardi di euro che il Sud spende ogni anno per acquistare prodotti fuori dal suo territorio, ben 62 vanno alle aziende del nord Italia. Il Nord, quindi, vende gran parte dei suoi prodotti al Sud, deindustrializzato, eliminato come concorrente e trasformato in acquirente, in mercato, nel  post 1860. E’ vero che c’è un trasferimento di risorse dal Nord al Sud, ma questo serve per sostenere la domanda del Sud di beni e servizi, domanda rivolta quasi totalmente alle imprese del Nord4.

E non si gridi allo scandalo quando, a proposito del Sud post risorgimentale, più d’uno parla di colonia interna5.

Quello, infatti, della concessione di finanziamenti e linee di credito a qualcuno che poi le può utilizzare solo, o in gran parte, per commesse, o acquisti, nel paese concedente, è il meccanismo del colonialismo, dichiarato o larvato che sia. E’ come quando si concedono finanziamenti ad un paese sottosviluppato che può utilizzali per commesse alle industrie, alle aziende del paese che li ha concessi. In sostanza è un modo per sostenere se stessi, chi concede, non chi viene …”aiutato”. Quest’ultimo, infatti, avrebbe come unico interesse quello di non indebitarsi, tenere per sé le sue materie prime e costruirsi quell’apparato produttivo che lo rendesse totalmente padrone di ciò che produce e della ricchezza che ne deriva. Ma non può farlo finché è succube politicamente di chi gli concede i fondi (…per sostenere il suo apparato produttivo e mantenere invariata la sua ricchezza).

Potrà mai sperare, il Sud, in un suo rilancio economico – sociale stante questa situazione che vede il potere politico economico nelle mani del Nord6?

Tutto questo ha fatto il risorgimento del Nord (che ne aveva bisogno) ed è, tutt’oggi,  il mantenimento del risorgimento del Nord, della condizione, cioè, del Nord risorto7.

Dunque?

  • Se non si guardano le cose dal punto di vista economico-sociale, se non si capisce ciò che è successo allora, 150 anni fa, e la continuità che c’è stata e ancora c’è tra i fatti cosiddetti unitari, ciò che ad essi è seguito e ciò che accade oggi, parlare pro o contro il risorgimento vale meno di una questione tra tifoserie calcistiche di opposta fede…nient’altro che una questione fra due opposte “curve” (che così, però, si prestano entrambe alle strumentalizzazioni degli interessati di turno).
  • Promettere il miglioramento delle condizioni socio economiche del Sud, impegnandosi qua e là, in questo o in quello che però non tengono conto di quanto sopra, espone all’ennesima delusione quelli che vi hanno creduto, e rappresenta l’ennesima opportunità di arricchimento (sia come sia) di quelli che hanno promesso e poi operato. Ignorando, coscientemente o meno, le vere cause della questione meridionale, le soluzioni non vengono mai raggiunte.

Per vedere la continuità fra quanto accade oggi e quanto avvenuto all’ex Regno delle Due Sicilie dopo il 1860 bisogna, però,  guardare l’oggi senza i paraocchi dell’informazione di regime e, quanto accadde ieri, dopo i fatti cosiddetti unificanti, senza il filtro della storiografia … “strabica”, anch’essa di regime.

Oltretutto dovrebbero cominciare a spiegarci, sui mezzi di comunicazione di massa, sugli stessi libri di storia, dai “sussidiari” ai testi del liceo (spero che quelli universitari contengano già queste informazioni), quali erano le condizioni del regno di Sardegna prima del 1860…ma senza seguire il modello descritto da Razzano. Ma credo che questo, ancora per lungo tempo, non avverrà.

Per tornare al divario Nord – Sud, se per “giustificare” il successo del Nord e tacerne le vere, indicibili cause, pena una presa di coscienza, una levata di scudi e chissà cos’altro ancora, si dice che il Nord ci ha provato (ebbe a dirlo un Presidente del Consiglio, mai eletto in parlamento ed ora non più in carica, uno che doveva dimettersi e poi non si è dimesso…) ed è perciò che è riuscito, ne discende che il Sud ha ciò che si merita: non ci ha provato, non poteva quindi riuscire e, dunque, cosa vuole?!? In questo modo si costruisce, nell’opinione pubblica, l’idea che quelli del Sud “non ci provano”, non si impegnano e poi, magari, si lamentano pure di non essere “riusciti” mentre invece si meritano (stante questa narrazione mistificatrice dei fatti) il poco che hanno e il malessere che gliene deriva.

In questo modo, oltretutto, si crea un’immagine del Sud che non può non avere connotazioni razziste.

Data, infatti, la leggenda ( Razzano docet) del Piemonte che, dicono,  raccolto il grido  di  dolore che da ogni parte d’Italia si levava verso di lui, mosso a compassione,  scese ad aiutare il Sud  duosiciliano prima e l’Umbria, diciamo, e il resto della  Penisola più tardi; visto che l’Umbria, poi, è “riuscita”, il Sud  no, è naturale chiedersi, almeno implicitamente, come mai ciò sia potuto accadere. Se uno il talento ricevuto in dono dal Piemontese (si fa per dire) lo fa fruttare e l’altro no, ne discende che … uno è capace, l’altro no: sarà una questione di sole, di clima, di DNA, ma tant’è… l’umbro è più bravo del napolitano.  E’ ovvia questa risposta, date quelle premesse; ma siccome queste erano false, la conclusione è sbagliata e, a sua volta, foriera di ulteriori danni e fraintendimenti.

L’operazione mistificatrice, quella cioè volta a coprire le vere cause del divario, quello dell’esempio Umbria vs Sud (ma per quello generale Nord-Sud valgono gli stessi criteri) , riesce, però, solo se ci si dimentica (in verità…si omette; ricordarsi sempre di Razzano!) di dire (sui libri di testo, sui media), che la premiata fabbrica d’armi di Mongiana e le “acciaierie” limitrofe, furono chiuse, dopo l’unità, e trasferite dalle Serre calabresi in Umbria, a Terni per la precisione, creando disoccupazione e fame qui, lavoro e opportunità lì8.

E questo è solo un esempio  del molto di simile che accadde qui, nel Sud ormai ex-duosiciliano, dopo l’arrivo dei “fratelli” piemontesi…scesi, dicono ancora oggi, per aiutare…noi!9

Ecco.

Ma, poi, come fai a dare, oggi, nel presente,  a chi (il Sud) non si impegna?

Altro corollario: la spesa storica. A un certo punto, in certi settori, si decide di dare non per compensare le differenze Nord – Sud (la politica duale, evocata da Pino Aprile, necessaria, qualora lo si volesse, per rendere uno il paese duale), no: si dà in base alla spesa storica, che mantiene le differenze create con i metodi di cui sopra, sia nell’immediato post 1860 che negli anni a seguire e fino ad oggi. (Ma, per inciso: se si compensasse la differenza Nord/Sud, il Nord, a chi venderebbe? Si è fatta una “rivoluzione” per crearla, questa differenza, poi si vuole che scompaia? Con il Nord al timone del Paese!?!).

Grazie Unità, e un grazie anche alla “politica presente”, sua continuazione e attuazione!

La quasi totalità dei prodotti agroalimentari inseriti nell’accordo CETA, salvandoli così dalla concorrenza sleale degli imitatori senza scrupoli, è del Nord; solo uno o due sono del Sud … Fra qualche tempo, quando tutti si saranno dimenticati del CETA e del diverso trattamento riservato, al momento delle trattative prima della firma, ai prodotti delle due parti del Paese, se la cosa darà i suoi frutti (positivi per il Nord che ha blindato i suoi prodotti, negativo per il Sud che vede i suoi esposti alla concorrenza sleale), i media di regime ci diranno, ci inculcheranno l’idea (magari subliminalmente, se si accorgono che ce lo aspettiamo) del Nord che è più bravo del Sud, non solo a produrre, ma anche  a proteggere dalla concorrenza sleale  le sue eccellenze… e quindi perciò ha avuto successo sul mercato globalizzato mentre il Sud no.

E stiamo sempre lì… Si ribadirà e rinforzerà l’idea che i settentrionali sono bravi, capaci (si fa per dire) più di noi; che loro  “ci provano”, noi no. Quindi a noi manca qualcosa (a livello genetico, meteorologico, climatico…chissà!?).

Certo che, così, l’unità d’Italia di passi avanti ce ne fa fare molti a noi del Sud.

Noi, a sentire certi pifferai del Nord, saremmo quelli che ricevono senza nulla dare; noi quelli che prendono solo soldi (dalla Cassa del Mezzogiorno, per esempio) … tacendo il fatto che quanto a noi da essa veniva dato come intervento straordinario, veniva defalcato da quelli ordinari … e che la Cassa del Mezzogiorno finiva per … finanziare il Nord10 .

Un topo a Napoli fa notizia; 100 ratti delle chiaviche a Torino passano inosservati:  i media non vi fanno nemmeno cenno.

La stragrande maggioranza del tempo televisivo è concessa al Nord; la quasi totalità di quel poco concesso al Sud, almeno nei titoli, riguarda cattive notizie.

Così facendo, chi si abbevera alle fonti di questi media di regime e studia sugli attuali libri di testo, si costruisce, dell’Italia, una visione sbagliata sì, ma funzionale agli interessi del sistema che l’ha voluta ed usata come cortina fumogena dietro la quale nascondere le proprie azioni, non unitarie e non unificanti11.

Dunque?

Forse (…”forse”), per noi dell’ex Regno delle Due Sicilie, è giunto il momento di aprire gli occhi e dire “BASTA”!

Ma non diremo certo “basta” se, cedendo alle lusinghe dei soliti noti, ci avvieremo a percorrere vie che hanno già dato prova di essere dannose12.

Soluzioni presentate come salvifiche, messe nelle mani di chi ha già dato ampia prova di sé, potrebbero portare a condizioni per noi peggiori, ad una sorta, cioè, di autonomismo alla siciliana che ha dato ampia prova di essere fallimentare e distruttivo13. Se, malauguratamente, ciò avvenisse, se i revisionisti della prima e dell’ultima ora, se la massa critica soprattutto abboccasse, si avrebbe l’effetto non secondario di veder crollare anche questa speranza e assisteremmo alla morte definitiva del sentimento di rivalsa e del desiderio di riscatto che animano ormai molti di noi “meridionali”. Piegati, come saremmo, ai soliti interessi, finiremmo per diventare come certi Paesi del Centro e del Sud America, allontanandoci per sempre dal traguardo che agognavamo raggiungere.

Pessimismo!? Nelle cose transeunti credo poco: spesso non c’è niente di più duraturo di ciò che nasce come provvisorio.

Fiorentino Bevilacqua (alias Futuro)

20 ottobre 2017

 

 

 

Note

1  A) Estimi catastali dopo l’unità: a Caserta e Napoli 9,6 lire per ettaro; media nazionale 3,3 lire per ettaro – B)Spesa pro-capite dopo l’unità: 15 lire per un cittadino del Sud; 50 per uno del nord – C) Lire spese, ogni 100.000 abitanti, per la costruzione di edifici scolastici dopo l’unità: Lombardia 15.624 lire, Campania 641 lire, Calabria 81 lire; http://www.ilportaledelsud.org/rec-ressa.htm – confronta  Einaudi, nota  7. Ma oggi è diverso? A parità di rischio assicurato, per esempio, una RC auto che a Milano costa 480€, a Napoli schizza a 980€!

2 “L’unificazione del debito pubblico ha fatto gravare anche sul Mezzogiorno il peso di una consistente passività che apparteneva in gran parte all’ex regno di Sardegna … Il corollario di questa analisi è che la stessa industria centro settentrionale, sorta su queste basi parassitarie e malsane, non aveva capacità di espansione ed aveva come condizione permanente di vita l’inferiorità del Mezzogiorno” . Rosario Villari, L’interdipendenza tra Nord e Sud – 1977

3 Francesco Proto, Mozione d’inchiesta per le province meridionali, 2015, Alessandro Polidoro Editore, Napoli.

4 Vittorio Daniele, Paolo Malanima, Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011, Rubbettino, 2011.

5 Nicola Zitara, L’Unità d’Italia. Nascita di una colonia, Jaka Book, 2010 e http://briganti.info/enrico-mattei-il-nord-italia-ha-colonizzato-il-meridione/

6 Solo per fare un piccolo esempio, fra i tanti possibili, dell’attività negativa di certa classe politica meridionale e della sua subalternità … http://www.editorialeilgiglio.it/sud-assicurazioni-una-beffa-nel-silenzio-dei-politici-meridionali/

7 “l tesoro del regno delle Due Sicilie rinsanguò le finanze del nuovo Stato, mentre l’unificazione del debito pubblico aggravò sensibilmente la situazione meridionale dato che il Piemonte e la Toscana erano indebitai fino ai capelli e il regno sardo era in pieno fallimento. L’ex regno delle Due Sicilie, quindi, sanò il passivo di centinaia e centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia” (Francesco Saverio Nitti)

8 Situazione dei poveri nel 1861. Umbria: i poveri erano il 2,14% della popolazione; erano l’1,34% nelle province napoletane (1,67% in Lombardia, 2,11 in Romagna etc.). (Francesco Saverio Nitti, Scienze delle Finanze, Pierno, 1903, pag 292).

9 “L’Unità d’Italia … è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali” Giustino Fortunato (lucano, senatore del Regno d’Italia, unitarista convinto PRIMA dell’Unità), Lettera a Pasquale Villari, 2 settembre 1899.  “Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano… peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale” ( Einaudi, Il Buongoverno. Saggi di economia e politica. (1897-1954),  Bari, Laterza, I ed. 1955)- “Vennero scazi e nudi / e mo’ sunnu riccuni, / galioti brigantuni, / muli de li zulù” Giuseppe Monaldo di Filadelfia, sacerdote,  antiborbonico prima dell’Unità – citato in Le Ferriere del Regno: il polo siderurgico delle Calabrie di Mariolina Spadaro, Università Federico II, Napoli). I versi sono riferiti agli amministratori piemontesi visti all’opera ad “unificazione” avvenuta.

10 http://www.eleaml.org/sud/essenziali/come_ti_finanzio_zona.html e https://rosannagadaleta.wordpress.com/2008/04/01/a-fondo-perduto-come-ti-finanzio-il-nord-e-non-solo/  e ancora http://www.vocedimegaride.it/e-book/CometifinanzioNord.htm

11 …“Il dissidio tra la Lombardia … e molta altra parte d’Italia ha origine in una serie di fatti: sopra tutti il sacrificio continuo che si è fatto degli interessi meridionali” Francesco Saverio Nitti, lettera al direttore del politecnico di Milano (Giuseppe Colombo), 5 luglio 1898.

12 nhttp://formiche.net/2017/08/05/719073/ e http://www.freenewsonline.it/?p=24980

13 Pietrangelo Buttafuoco, Strabuttanissima sicilia, La Nave di Teseo, 2017. (Per una sorta di anteprima https://www.unilibro.it/libro/buttafuoco-pietrangelo/strabuttanissima-sicilia-quale-altra-rovina-dopo-crocetta-/9788893443722?idaff=googlebase-03 ma anche http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/versioneoscar/lautonomismo-salsa-siciliana-165503-gSLAtreJSC )

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: