Alta Terra di Lavoro

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Le carceri di san Gennaro

Posted by on Apr 19, 2018

Le carceri di san Gennaro

L ‘ anfiteatro Flavio, terzo come grandezza in Italia e sicuramente il primo per quanto riguarda la conservazione dei suoi integri sotterranei , è rimasto sempre a vista nel Medioevo , per cui ,come altri monumenti romani fu completamente spoliato dei suoi ricchi marmi e delle pietre da costruzione, usato poi come “ lapidario” e deposito di reperti archeologici ritrovati in zona .

Non unico dell’ antica Puteoli , visto la presenza di un piu’ antico ,vicino e modesto anfiteatro. Quest’ ultimo,fu poi letteralmente distrutto nel 1915, per dar spazio alla posa dei binari ferroviari della direttissima Napoli-Roma , anche se ,alcune strutture murarie sono ancor visibili . L’anfiteatro puteolano, come tanti altri , fece da scenario alle persecuzioni anticristiane, qui furono condotti i martiri prigionieri , incarcerati in una buia cella dell’ ambulacro , e in seguito sarebbero stati poi giustiziati .Un dipinto della pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi ed esposto nel Duomo di Pozzuoli, ricorda l ‘ avvenimento , a quando il futuro patrono di Napoli entro’ nell’ arena per essere divorato dalle belve, , invece, le fiere si ammansirono alla sua presenza. La cella fu elevata a cappella nel 1689,per ricordare ai fedeli la prigionia di Gennaro, Procolo e gli altri compagni di sventura.Fu costruito un altare , rivestito di “ riggiole” decorative e sormontato da una scultura in terracotta , raffigurante il vescovo di Benevento,Gennaro ,dichiarato poi compatrono di Pozzuoli ed il nostro patrono Procolo , nell’ atto di abbracciarsi fraternamente . Il gruppo scultoreo è ancora presente nel sito e nascosto alla visuale per motivi statici. Per ricordare l ‘ evento fu posta una lapide all’ ingresso del rinnovato luogo sacro .Successivamente , agli inizi del ‘ 700 fu aperta un ‘ altra cella comunicante , visto il notevole afflusso di fedeli . Dopo varie vicissitudini , la cappella , detta “ad carceres”, perse la sua importanza , l ‘ anfiteatro adibito a coltivazioni e vi fu costruita addirittura una masseria agricola sulla sommita’ della cavea .Della cappella si perse la memoria , fino a quando , dopo lo sterramento dell’ intero monumento , nel 1931, il luogo della prigionia , ritorno’ ad essere sacro , grazie al volere del vescovo Giuseppe Petrone e con il contributo dell’ Amministrazione cittadina e della Soprintendenza ai Beni Archeologici .Anche per questo ultimo avvenimento fu posta un ‘ altra lapide-ricordo , affiancata alla precedente . La cappella ritrovo’ cosi’vigore , molto frequentata dai fedeli puteolani, che si recavano di Domenica per assistere alla messa che si celebrava.compresa anche la mia giovane madre Anna ,credo,fino agli anni ‘ 50. Ultimamente, insieme all’ amico Ciro di Francia , al parroco Pierpaolo Mantelli della vicina parrocchia di Santa Maria della Consolazione detta del “Carmine “, ci siamo interessati a questa vicenda nostrana, proponendo il ripristino della Santa Messa in loco nel rinnovare un’ antica tradizione religiosa. Antonio Isabettini

 Antonio Isabettini

 

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