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Le nemiche di Bette Davis di Alfredo Saccoccio

Posted by on Lug 17, 2019

Le nemiche di Bette Davis di Alfredo Saccoccio

Ruth Elizabeth Davis è nata nel 1908, a Lowell nel Massachusetts. Giunse a Hollywood ch’era già un’attrice famosa sulle scene di New York. I giornalisti e i fotografi del dipartimento pubblicitario, accorsi a riceverla alla stazione, tornarono in ufficio senza averla nemmeno notata. Credettero di essersi sbagliati sull’orario del treno, quando squillò il telefono. “Sono arrivata”, disse una voce timida e dolce. Piccola, esile, senza rossetto, Bette non aveva l’aspetto di una celebre attrice. Quando i produttori la videro, con quella sua aria di ragazzina fuggita di casa, pensarono ad uno sbaglio del loro agente di New York, che aveva avuto l’incarico di scritturarla. Per mesi e mesi, Bette fu lasciata in attesa di una parte, poi venne messa in libertà: le dissero che non aveva “sex appeal”. La famosa Davis, allieva della scuola drammatica di John Murray Anderson, compagna d’arte del grande attore Richard Bennett, padre di Constance, trascorse così due anni difficili ed oscuri lavorando in piccole parti generiche e senza rilievo. Il suo successo nel cinema è dovuto ad un “prestito”. Bette fu “prestata” dalla Warner Bros alla R. K. O. per il film “Of Human Bondage”. Fu il film che la rivelò come una grande attrice drammatica. A proposito di questa pellicola, vi fu a Hollywood una rumorosa campagna giornalistica. La stampa cinematografica rimproverava aspramente all’ “Accademy of Motion Pictures Arts and Sciences” di aver dimenticato Bette Davis nell’assegnazione dei premi annuali. Il risultato dello scandalo fu che l’Accademia decise di assegnare un “premio speciale” all’attrice. Ma Bette non ne sapeva niente, né vi fece gran caso quando lo seppe. In quel tempo trascorreva le sue vacanze a cinquecento miglia da Hollywood, attendata con suo marito Harmon O. Nelson in uno dei tanti campeggi per automobilisti. Harmon O. Nelson dirigeva un’orchestra nelle vicinanze del campeggio e Bette si divertiva a far mangiare e ad occuparsi delle faccende domestiche. La sua passione, in fatto di cucina, erano le uova fritte e il pane tostato. Bette indossava sempre i pantaloni e una camicetta a mezze maniche. Durante il giorno, leggeva, dormiva e giocava con il suo Scottie: ella sembrava così uno di quei ragazzi biondi e fragili che si vedono nei parchi delle famiglie aristocratiche di Washington. Alla sera si aggrappava al braccio del marito e insieme facevano una passeggiata a piedi, sotto la luna. Bette aveva il gusto delle passeggiate notturne e si abbandonava volentieri a chiacchierare a lungo, come una bambina. Bette Davis amava molto suo marito: lo chiamava Ham, che, evidentemente, è una contrazione del mome Harmon e significa prosciutto, ma sta anche in senso di persona molto buona e docile. Bette non aveva simpatia per la vita di società e se ne stava appartata il più possibile. Ciò dipendeva dalla cattiva opinione ch’ella si era fatta delle donne e delle donne di Hollywood in particolare. Solo gli uomini le ispiravano fiducia. “Io penso che le donne sono terribili”, dichiarò un giorno Bette Davis. “Se vi prende la voglia di confidarvi con qualcuno, fatelo con un uomo. In tutta la mia vita non ho avuto che due donne amiche: una era mia madre. Fin da bambina ho sempre avuto l’idea che le donne fossero terribili, e Hollywood non me l’ha cambiata. Per esempio i “clubs” di donne, di donne organizzate, sono per me una cosa tremenda. Io non saprei cosa fare ad un “club” di donne. I sessi sono stati creati perché si mescolino a scopo di divertimento. Le donne riunite senza la presenza dei maschi non ascoltano mai quello che si dicono fra loro. Le donne mi hanno sempre sospettata perché ho troppi uomini come amici. Gli uomini che io conosco mi fanno le loro confidenze, mi parlano dei loro dispiaceri di cuore, delle loro ambizioni, del grande romanzo che scriveranno, della musica che comporranno. Dicono che io so ascoltare. Ma se vi accade di essere il genere di donna che piace agli uomini, siete dannata per sempre. Specialmente nell’ambiente cinematografico. Non ci sono abbastanza uomini a Hollywood e c’è molta richiesta. Ham, mio marito, è il solo uomo che io abbia amato e desiderato. Ma le donne mi sospettano lo stesso. A Hollywood le donne mi spaventano a morte. Passano la loro vita domandandosi se sono riuscite ad apparire “abbastanza” sessuali senza essere “troppo” sessuali. Non riescono ad avere un’opinione di nessuna cosa, eccetto questa: che un uomo con denaro è meglio di un uomo senza denaro, ma un uomo qualunque è sempre meglio di niente. Credono di essere molto importanti, ma non ne sono mai convinte; mescolano allora dei nomi famosi alla loro conversazione, e ciò aiuta a rassucurarle che sono realmente importanti. A sentirle parlare, sembra che le cose più preoccupanti delle loro vita siano “ i vostri domestici e dove comprate i vostri abiti”. Se non fosse per le donne, io credo che Hollywood sarebbe un posto abbastanza simpatico e decente. Esse danno un valore artificiale a ogni cosa. Non hanno alcun senso della lealtà. Ne ebbi la prova più evidente quando io e mio marito, tempo fa, andammo nell’Est. Eravamo invitati ad un ballo di inaugurazione. Con mia gran gioia mi fu presentato Franklin D. Roosevelt. Mentre ci stendevamo la mano, si ruppero le spalline del mio vestito. Le donne furono orribilmente scortesi; come se le avessi offese, nessuna venne in mio aiuti con uno spillo. Non sono mai stata così imbarazzata in vita mia. Gli uomini salvarono la situazione mettendosi tutti a ridere. Sono sicura che le donne presenti a quella sera sono ancor oggi convinte che io lo abbia fatto apposta. L’amicizia è rara come l’amore. Ciò è ancor più vero a Hollywood che altrove. Le famose stelle, le donne fatali, hanno così poca fiducia nel proprio “charme” che si scelgono per gelosia amiche grassocce e insignificanti: tuttavia le amiche debbono essere sempre della stessa condizione sociale, se non della medesima classe finanziaria. Io penso che la prima cosa che disgusta gli uomini sia il poco senso di adattabilità delle loro mogli. Lamentarsi delle cose che non possono essere evitate è il difetto fondamentale della donna. A volte io desidero di essere una piccola ragazza in un villaggio di campagna, con un fidanzato che abbia solo cinquanta centesimi la settimana da spendere per portarmi al cinematografo. La vita ideale per una donna è maritarsi a diciassette anni, avere molti bambini e non cominciare mai ad analizzare gli uomini. Le attrici dalle grandi carriere incontrano la loro Waterloo quando non riescono più a tornare a casa e ridiventare delle sempluici “piccole donne”. La maggioranza delle donne è ipocondriaca per natura. Esse vogliono essere compatite. Anch’io, a voltre, lo faccio; allora Ham piglia su e se ne va. E’ il miglior sistema di cura per una donna irragionevole. Una cosa triste e divertente è l’osservare come si comportano le ragazze di Hollywood quando perdono il loro contratto. Cercano subito, disperatamente, marito. Mentre hanno lavoro, disprezzano gli stessi uomini ai quali corrono dietro nella disgrazia. Io credo che le donne siano molto simili, in tutto il mondo; e penso che sono veramente terribili”.

Alfredo Saccoccio

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