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Le vicende garibaldine e l’invasionepiemontese

Posted by on Ott 28, 2019

Le vicende garibaldine e l’invasionepiemontese

Il Garibaldiera di corporatura bassa, alto 1,65, ed aveva le gambearcuate. Era pieno di reumatismi e per salire a cavallooccorreva che due persone lo sollevassero. Portava icapelli lunghi perché, avendo violentato una ragazza,questa gli aveva staccato un orecchio con un morso. Eraun avventuriero che nel 1835 si era rifugiato in Brasile,dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria nonavevano di che vivere. Fra i 28 e i 40 anni visse come uncorsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grandedo Sul al servizio degli inglesi che miravano adaccaparrarsi il commercio in quelle aree. In Sud Americanon è mai stato considerato un eroe, ma un delinquentedella peggior specie. Per la spedizione dei mille fufinanziato dagli Inglesi con denaro rapinato ai turchi,equivalente oggi a molti milioni di dollari. In unalettera, Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi conCavour circa le ruberie del nizzardo, proprio dopo “l’incontrodi Teano”:”… come avrete visto, ho liquidato rapidamentela sgradevolissima faccenda Garibaldi sebbene, – siatenecerto – questo personaggio non è affatto docile nè cosìonesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Ilsuo talento militare è molto modesto, come proval’affare di Capua, e il male immenso che è statocommesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto ildanaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a luiche s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattiviconsigli e ha piombato questo infelice paese in unasituazione spaventosa”. SBARCO DI MARSALA: fu di proposito “visto” in ritardo dallamarina duesiciliana, i cui capi erano già passatiai piemontesi, e fu protetto dalla flotta inglese, checon le sue evoluzioni impedì ogni eventuale offesa. Trai famosi “mille”, che lo stesso Garibaldi ilgiorno 5 dicembre 1861 a Torino li definì “Tutti,generalmente di origine pessima e per lo più ladra; etranne poche eccezioni con radici genealogiche nelletamaio della violenza e del delitto”, sbarcaronoin Sicilia, francesi, svizzeri, inglesi, indiani,polacchi, russi e soprattutto ungheresi, tanto che tucostituita una legione ungherese utilizzata per lerepressioni più feroci. Al seguito di questa vera epropria feccia umana, sbarcarono altri 22.000 soldatipiemontesi appositamente dichiarati “congedati odisertori”. CALATAFIMI: contrariamente aquanto viene detto nei libri di storia, il Garibaldi fumesso in fuga il giorno 15 maggio dal maggioreSforza, comandante dell’ 8 Cacciatori, con solequattro compagnie. Mentre inseguiva le orde delGaribaldi, lo Sforza ricevette dal generale Landil’ordine incomprensibile di ritirarsi. Il comportamentodel Landi risultò comprensibilissimo quando si scoprìche aveva ricevuto dagli emissari garibaldini una fede dicredito di 14.000 ducati come prezzo del suo tradimento.Landi qualche mese più tardi morì di un colpoapoplettico quando si accorse che la fede di credito erafalsa: aveva infatti un valore di soli 14 ducati. PALERMO: il Garibaldi, il 27 maggio, si rifugiò in Palermopraticamente indisturbato dai 16.000 soldati duosicilianiche il generale Lanza aveva dato ordine di tenere chiusinelle fortezze. Il filibustiere così poté saccheggiareal Banco delle Due Sicilie cinque milioni di ducati edinstallarsi nel palazzo Pretorio, designandolo a suoquartier generale. In Palermo i garibaldini siabbandonarono a violenze e saccheggi di ogni genere. Atarda sera del 28 arrivarono, però, le fedeli truppeduosiciliane comandate dal generale svizzero VonMeckel. Queste truppe, che erano quelle trattenutedal generale Landi, dopo essersi organizzate, all’albadel 30 attaccarono i garibaldini, sfondando con i cannoniPorta di Termini ed eliminando via via tutte le barricateche incontravano. L’irruenza del comandante svizzero futale che arrivò rapidamente alla piazza dellaFieravecchia. Nel mentre si accingeva ad assaltare ancheil quartiere S. Anna, vicino al palazzo di Garibaldi, chepraticamente non aveva più vie di scampo, arrivarono icapitani di Stato Maggiore Michele Bellucci e DomenicoNicoletti con l’ordine del Lanza di sospendere icombattimenti perché … era stato fatto un armistizio,che in realtà non era mai stato chiesto. L’8 giugnotutte le truppe duosiciliane, composte da oltre 24.000uomini, lasciarono Palermo per imbarcarsi, tra lo stuporee la paura della popolazione che non riusciva a capirecome un esercito così numeroso si fosse potuto arrenderesenza quasi neanche avere combattuto. La rabbia deisoldati la interpretò un caporale dell’8° di linea che,al passaggio del Lanza a cavallo, uscì dalle file e gligridò “Eccellé, o’ vvi quante simme. Ece n ‘aimma ‘i accussì ?”. Ed il Lanza glirispose “Va via, ubriaco”. Lanza, appenagiunse a Napoli, fu confinato ad Ischia per essereprocessato. I garibaldini nella loro avanzata in Siciliacompirono efferati delitti. Esemplare e notissimo quellodi Bronte, dove “l’eroe” Nino Bixio fecefucilare quasi un centinaio di contadini che, proprio innome del Garibaldi, avevano osato occupare alcune terredi proprietà inglese. MILAZZO:11 giorno 20 luglio vi fuuna cruenta battaglia a Milazzo, dove 2.000 dei nostrivalorosissimi soldati, condotti dal colonnello Bosco, sgominarono circa 10.000 garibaldini. Lostesso Garibaldi accerchiato dagli ussari duosicilianirischiò di morire. La battaglia terminò per il mancatoinvio dei rinforzi da parte del generale Clary e i nostrifurono costretti a ritirarsi nel forte per il numeropreponderante degli assalitori. Nello scontro i soldatiduosiciliani, ebbero solo 120 caduti, mentre igaribaldini ne ebbero 780. Eroici, e da ricordare, furonoi valorosi comportamenti del Tenente di artiglieriaGabriele, del Tenente dei cacciatori a cavallo Faraone edel Capitano Giuliano, che morì durante un assalto.Episodi di tradimento si ebbero anche in Calabria, dovenel paese di Filetto lo sdegno dei soldati arrivò tantoal colmo che fucilarono il generale Briganti, cheil giorno prima, senza nemmeno combattere, aveva datoordine alle sue truppe di ritirarsi. NAPOLI: il giorno 9 settembre arrivarono a Napoli i garibaldini.Mai si vide uno spettacolo più disgustoso.Quell’accozzaglia era formata da gente bieca, sudicia,famelica, disordinata, di razze diverse, ignorante esenza religione. Occuparono all’inizio Pizzofalcone, poinei giorni seguenti si sparsero per la città, tuttodepredando, saccheggiando ogni casa. Furono violentate ledonne e assassinato chi si opponeva. Furono lordati imonumenti, violati i monasteri, profanate le chiese. Ilgiorno 11 il Garibaldi con un decreto abolì l’ordine deiGesuiti e ne fece confiscare tutti i beni. Furonoincarcerati tutti quei nobili, sacerdoti, civili emilitari che non volevano aderire al Piemonte, mentrefurono liberati tutti i delinquenti comuni. Il PalazzoReale fu spogliato di tutto quanto conteneva. Gli arredie gli oggetti più preziosi furono inviati a Torino nellaReggia dei Savoia. Il filibustiere con un decreto confiscòil capitale personale e tutti beni privati del Re dalBanco delle Due Sicilie, che fu rapinato di tutti i suoidepositi. Napoli in tutta la sua storia non ebbe mai asubire un così grande oltraggio, eppure nessun libro distoria “patria” ne ha mai minimamente accennato.CAPUA, VOLTURNO, GARIGLIANO, GAETA: eliminati i generalitraditori i soldati duosiciliani dimostrarono il lorovalore in numerosi episodi. La vittoriosa battaglia sulVolturno non fu sfruttata solo per l’inesperienza deinostri comandanti militari. In seguito, la vileaggressione piemontese alle spalle costrinse il nostroesercito alla ritirata nella fortezza di Gaeta, dove ilgiovane Re Francesco II e la Regina Maria Sofia, di soli19 anni, diventata poi famosa con l’appellativo “eroinadi Gaeta”, si coprirono di gloria in una resistenzadurata circa 6 mesi. Gaeta non potè mai essere espugnatadai piemontesi, ma solo bombardata. Con la resa di Gaeta(13.2.61), di Messina (14 marzo) e di Civitella delTronto (20 marzo), il Regno delle Due Sicilie cessò diesistere. I Piemontesi non rispettarono i patti dicapitolazione e i soldati duosiciliani in parte furonofucilati, altri vennero deportati in campi diconcentramento in Piemonte. Di questi soldati, morti perla loro Patria, oggi non c’è nemmeno una segno che liricordi e non meritavano l’oblio cui li ha condannati laleggenda risorgimentale. PLEBISCITO: il giorno 21 ottobre 1860 vi fu a Napoli e intutte le provincie del Regno la farsa del Plebiscito. A Napoli, davanti al porticato della Chiesa di S. Francescodi Paola, proprio di fronte al Palazzo Reale, erano stateposte, su di un palco alla vista di tutti, due urne: unaper il SÌ ed una per il NO. Si votava davanti ad unaschiera minacciosa di garibaldini, guardie nazionali esoldati piemontesi. Il giorno prima erano stati affissisui muri dei cartelli sui quali era dichiarato “Nemicodella Patria” chi si astenesse o votasse per il NO.Votarono per primi i camorristi, poi i garibaldini, cheerano per la maggior parte stranieri, e i soldatipiemontesi. Qualcuno dei civili che aveva tentato divotare per il NO fu bastonato, qualche altro, come aMontecalvario, fu assassinato. Poichè non venivanoregistrati quelli che votavano per il SÌ, la maggiorparte andò a votare in tutti e dodici comizi elettoralicostituiti in Napoli. Allo stesso modo si procedette intutto il Regno, dove si votò solo nei centri presidiatidai militari con ogni genere di violenze ed assassini.

fonte http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Storia/RegnoDueSicilie/Storia%20Regno%20DueSicilie.htm#vicende

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