Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Lettera di risposta all’articolo di Santulli al direttore dell’Inchiesta

Posted by on Nov 19, 2016

Lettera di risposta all’articolo di Santulli  al direttore dell’Inchiesta

giorni fa a seguito di un articolo del Santulli sull’Inchiesta, il ciociaro doc per eccellenza, ho inviato una lettera al direttore ma non è stata pubblicata ed oggi lo faccio qui integralmente. Alla fine potrete trovare oltre al link della legge sull’immigrazione Borbonica anche quelli dove il Santulli ha già pubblicato articoli simili qualche mese fa su altre testate, leggeteli con attenzione.

Egr. direttore inchiesta,

leggendo l’articolo sul giornale del 2 novembre “la migrazione dalla Ciociaria e simbolo della storia Comune” ho potuto notare, con mio sommo piacere, come l’autore dell’articolo Michele Santulli, il più grande sponsor di uno dei più grandi falsi storici della storia contemporanea, la Ciociaria, ha più volte citato la Terra di Lavoro e L’Alta Terra di Lavoro, titolo usato per la prima volta dallo storico laborino Costantino Jadecola e adottato dall’ass. identitaria Alta Terra di Lavoro che ho l’onore di presiedere,   e per noi identitari è sinfonia per le nostre orecchie. Rileggendo un articolo che il Santulli ha già scritto nella scorsa primavera, parlando dello stesso argomento, mi rendo conto che ha fatto dei notevoli passi avanti nel riconoscere un minimo di verità storica, senza però rinunciare al solito minestrone. Parlare di Ciociaria in quel di Sezze è una cosa naturale e giusta visto che il suddetto termine folkloristico, di origine romanesca, veniva usato quando si parlava della sabina, dei castelli romani e dei Lepini fino ad arrivare a Sonnino e non altro se non per qualche eccezione parlando di Anagni. Cosa vuol dire parlare di Ciociaria Storica? Esiste un mappa castale o amministrativa? Esiste una bandiera? A cosa dobbiamo rifarci alle ciocie o agli zampitti? Be allora bisogna parlare di Ciociaria anche dell’Umbria, della suddetta Sabina, del Matese, della Lucania, della Calabria, della Romania, dei Balcani e anche della Grecia. Per motivi di lavoro frequento spesso le zone di Sonnino, Priverno, Maenza, Roccagorga ebbene si sentono sollevati dall’ essersi liberati dell’etichetta di Ciociari che i romani, in senso dispregiativo, gli hanno appiccicato addosso per circa un secolo e non capiscono come mai i frusinati se lo siano presi e ne vanno orgogliosi. Insiste a parlare di Ciociaria quando parla della Valle di Comino ignorando che fino a qualche decennio non sapevano cosa fosse essere ciociari. Tocca il tema dell’emigrazione che se apparteneva all’ex stato papalino questo non lo era per la Terra di Lavoro e per il Regno di Napoli, vorrei ricordare che il nostro territorio ha conosciuto la piaga dell’emigrazione dopo il 1860 e per i precedenti 3000 anni non si sapeva cosa fosse. Non voglio soffermarmi sul solito concetto di miseria, oppressione ecc ecc perché meriterebbe un articolo a parte ma voglio solo far notare che parlare di emigrazione semplici spostamenti tra paesi e territori confinanti sono sempre accaduti e sempre accadranno. Con l’apertura della Fiat a Cassino, decenni fa, molti abitanti di paesi entro il raggio di 100 km si son trasferiti nella nostra cittadina ebbene dobbiamo parlare di emigrazione? A Sonnino c’è una comunità dal cognome “Salvucci” trasferitasi da San Donato Val Comino immediatamente dopo l’Unità d’Italia perché non accettavano i nuovi arrivati, i Piemontesi, dobbiamo farli entrare nei grandi studi dell’emigrazione oppure di semplice spostamenti territoriali? Concludo invitandovi a leggere il link a piè dell’articolo dove si parla della prima legge sull’immigrazione che fu formulata dai Borbone perché nel Regno delle Due Sicilie, già Regno di Napoli, si aveva il problema opposto cioè accogliere gli stranieri che arrivavano per lavorare e la Terra di Lavoro, con le sue numerose industrie, era tra le province del Regno che più ne accoglieva, cordialmente

Claudio Saltarelli

 

Legge Immigrazione

Articolo su Corriere Pl

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