Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Lettera inviata e mai pubblicata….ora si

Posted by on Set 25, 2016

Lettera inviata e mai pubblicata….ora si

all’inizio dell’estate ho partecipato ad una bella serata musicale, in quel di Pofi, ma con dei nei e mi permisi di inviare una lettera ad uno degli organizzatori per farla pubblicare sulla pagina Fb di riferimento. L’intento era di migliorare le prestazioni artistiche offerte, che erano già eccellenti secondo il mio modesto parere, ma non me lo hanno permesso e a distanza di tre mesi ciò ancora non è avvenuto. A questo punto ho deciso di pubblicarla sul nostro blog ma prima di invitarvi a leggerla vi segnalo che sul nostro canale youtube abbiamo creato la playlist “Musicanti e Cantori dell’ Alta Terra di Lavoro” 

ieri sera bella serata di musica in quel di Pofi complimenti agli organizzatori dell’evento e al gruppo musicale XXXXXX per le interpretazioni e per l’ospitalità che hanno riservato ai gruppi che venivano da fuori. Purtroppo come in tutte le cose belle c’è sempre un neo che in questo caso si chiama falso storico anzi meglio dire falsi storici. Il primo, che purtroppo si sente ovunque, è che le musiche popolari che vengono suonate in tutte le piazze non sono dell’italia centro meridionale ma sono della Nazione Napolitana, del territorio Napolitano che è erede del territorio della Magnagrecia dove la musica nasce dal  pensiero pitagorico e che grazie alla grande scuola musicale napoletana, meglio dire la scuola musicale, s’è elevata ai massimi livelli. La musica popolare napolitana, che grazie al genio di Roberto De Simone, agli Nccp e dai Musicanova è stata riscoperta circa 50 anni fa, ed è stata catalogata come musica esatta, quindi musica nobile. Per non dimenticare Eduardo che portò nel 1972 i suddetti Nccp, guidati sempre da De Simone, al Festival Internazionale di Spoleto. Chi volesse approfondire l’argomento ha l’imbarazzo della scelta per studi e ricerche.

L’altro falso storico, che per fortuna si sta sciogliendo come neve al sole, è la ciociaria perché non esiste la ciociaria, non esiste il ciociaro, non esiste la ciociara, non esiste la cucina ciociara e non esiste la musica ciociara ma esiste la provincia di Frosinone che ha ereditato il territorio della Terra di Lavoro, la provincia tra le più antiche d’Europa, e il territorio Campagna della provincia di Roma. Se noi al di qua del liri siamo Laborini le popolazioni al di la sono Campanini. La ballarella è una danza napolitana che ha origini dalle danze delle janare del sannio che è diventata la danza dell’alta terra di lavoro attraverso la dorsale appenninica dove un tempo vivevano i sanniti. Ovvio che le terre di confine beneficiavano delle influenze dei paesi limitrofi adattandole alla propria natura ma il territorio che ne ha beneficiato non si chiama ciociaria ma Campagna dello stato Papalino. Non esiste nessun documento o epigrafe dove si parla di ciociaria, bastava ieri sera fermarsi al centro di Pofi e leggere la targa marmorea che riporta la dedica fatta dal più grande poeta del 600, il napoletano Marino, per avere una semplice risposta. I briganti insorgenti napolitani, ma soprattutto briganti papalini, come i pastori della transumanza calzavano gli scarpitti, che quasi tutti confondono con le cioce, come in tutti gli appennini italici, ma nessuno li ha mai chiamati ciociari. Il termine ciociara è di natura romanesca e nasce nel 600 o 700 a Roma poiché con questo termine i romani definivano le contadine della provincia, dalla sabina fino al sud pontino attuale, senza toccare la provincia di Frosinone attuale se non per le zone di Filettino ed Anagni. Nel Regno delle Due Sicilie si indossavano dagli Abruzzi fino alla Calabria nella dorsale appenninica. Inizialmente i romani usavano la doppia c “ciocciare”, per poi toglierla, e le consideravano donne mediocri, chi lavora a Roma sa che questa idea è ancora forte. Personalmente non permetto a nessuno di insultare le nostre donne e quindi invito voi a fare la stessa cosa, difendetele e proteggetele. Sono donne di livello superiore che non devono essere ridicolizzate perché le nostre origini sono nobili e grandi. Siamo figli di popoli guerrieri come i volsci, i sanniti, gli osci, gli ernici, gli equi, gli ausoni e non dei ciociari. Concludo dicendo che gli sforzi che state facendo per fare buona musica sono importanti e da apprezzare ma dategli la giusta corona, quella della identità e della tradizione vera, che porta il nome di cultura perché in un mondo in cui non si sa dove stiamo andando cerchiamo di capire da dove veniamo.

Claudio saltarelli

Ecco chi rappresenta la musica ciociara

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