Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

L’indimenticabile 1990 su “Terra di Lavoro”

Posted by on Mar 3, 2017

L’indimenticabile 1990 su “Terra di Lavoro”
  1. NB. Si ripresenta qui un vecchio articolo di Domenico A. Ianniello, relativo alla questione del nome di “Terra di Lavoro” [Ndc].

Il giorno 28 Novembre 1990, invitati, ci ritroviamo in moltissimi alla presentazione della III Edizione riveduta – GdC, Caserta 1990 – del Saggio di Giuseppe Tescione sulla Città, relatore il Prof. Errico Cuozzo, uno dei maggiori conoscitori della storia dei Normanni del Mezzogiorno d’Italia. Siamo premiati. Si discute anche il nome di Terra di Lavoro in quell’ Indimenticabile 1990, la cui cronaca è pubblicata dalla rivista capuana “Capys”, protagonisti Cuozzo e Tescione. E’ una pagina stranamente poco conosciuta.

Oggetto è una carta del 1092 che il Cuozzo documenta falsa e [cosa che] il Tescione accetta seduta stante.

Tescione dimostra come sempre di essere studioso rigoroso e di correttezza morale senza uguali. Diamo ad Errico Cuozzo e a Giuseppe Tescione (Caserta: 1910-2002) la parola di quel giorno (in “Capys”).

“Giuseppe Tescione ha conquistato un posto del tutto privilegiato nel panorama della storiografia meridionale. Egli, infatti, pur restando ancorato all’interno della gloriosa tradizione della erudizione locale, ha saputo portare la sua ricerca ad un livello di approfondimento scientifico che non può non essere definito esemplare. Non si pensi che questa affermazione sia dettata da una motivazione di circostanza. Al contrario, essa nasce da una serena ed obiettiva valutazione critica della sua produzione storiografica, ed in particolare del suo ormai classico saggio su Caserta medievale e i suoi conti e signori, la cui terza edizione, riveduta, stiamo qui, questa sera, riuniti a presentare”. Continua poi, analizzando il saggio nel suo spessore, sottolineandone i vari pregi.

Una parentesi. Ho avuto la fortuna di capire l’alto livello di studioso e morale del Tescione in due occasioni, inizio di un rapporto mai cessato: una intervista su un punto importante della storia di Caserta, 1983 (ne parlerò); un lavoretto fatto assieme: la stampa del libretto di Ferdinando Patturelli, Caserta e San Leucio, Editore Pacifico, Caserta 1986[1] (due lezione per me).

Titolo di “Capys”: “La contea normanna di Caserta” con “Nota in margine alla presentazione del volume di Giuseppe Tescione, Caserta medievale e i suoi conti e signori (Caserta 1990) tenuta nella Sala dell’Unione Industriali di Caserta il 28 novembre 1990”. L’Estratto mi fu donato dal Tescione, dal quale riprendo i passi (le pagine, come prassi, coincidono con quelle della rivista).

La discussione sulla falsità del documento del 1092 è l’occasione – scelta quanto mai felice – per Tescione di aprire il discorso sul nome di Terra di Lavoro. Lo affronta con serena proverbiale competenza e altrettanta onestà scientifica. E’ uno scritto piccolo per estensione, grande per i risultati; capolavoro di stringatezza e documentazione.

Lo pongo alla base della “Questione di Terra di Lavoro”, come ho chiamato il tema di queste note su “il Giornale di Caserta”. E’ uno dei punti del 60° del ri-pristino della provincia di Caserta, 200° di Terra di Lavoro, nata nel 1806 dalla separazione da Napoli (vedremo in quali termini e perché): anno nel quale si recupera nome, territorio, storia distinti da Napoli; ri-diventa l’originaria “regione”: la “Regione strategica di Terra di Lavoro fra Roma e Napoli”; oggi, intera, nella “area metropolitana RO-NA”. “Concetti” da chiarire.

Errico Cuozzo continua (p. 53): “Giuseppe Tescione ha conquistato un posto del tutto privilegiato nel panorama della storiografia meridionale. Egli, infatti, pur restando ancorato all’interno della gloriosa tradizione dell’erudizione locale, ha saputo portare la sua ricerca ad un livello di approfondimento scientifico che non può non essere definito esemplare. Non si pensi che questa affermazione sia dettata da una motivazione di circostanza. Al contrario, essa nasce da una serena ed obiettiva valutazione critica della sua produzione storiografica, ed in particolare del suo ormai classico saggio su Caserta medievale e i suoi conti e signori, la cui terza edizione, riveduta, stiamo qui, questa sera, riuniti a presentare. Ma passo subito a trattare dell’aspetto intrinseco del saggio, cosicché possa emergere la fondatezza della mia affermazione circa il suo alto livello scientifico. Il Tescione affronta, dopo un iniziale excursus bibliografico, il problema della nascita della città: ‘quando e come è sorta la vecchia città sui monti?’ (p. 19). Di contro alla tesi sulla sua origine romana o preromana, egli sostiene opportunamente che ‘l’origine di un piccolo nucleo urbano debba con sicurezza riportarsi ai tempi longobardi’ (p. 21). E, sulla scorta di Erchemperto, può fissare agli anni intorno l’860, il periodo in cui Caserta ‘doveva aver raggiunto una certa importanza demografica’, e può sostenere ‘che l’inizio della formazione di un piccolo centro urbano a Casertavecchia [non] possa retrodatarsi di molto’ (p. 23)”.

E giunge al punto focale che qui interessa.

“L’indagine dello studioso procede, poi, ad esaminare i conti longobardi di Caserta, fino all’ultimo, di nome Atenolfo, già morto nell’aprile del 1065. Con grande rigore critico e finissimo intuito vengono in questa parte vagliate le testimonianze conservateci da Francesco Maria Pratilli [1689-1763], il ben noto erudito e falsario di Capua, e vengono vagliati i documenti lasciatici nel Regesto cassinese di Pietro Diacono. Sono cosi espunti dalla serie autentica dei conti di Caserta una filza di nomi che avevano trovato accoglienza tra gli eruditi locali, che se ne erano occupati fin dal XVII secolo. In questa fase della ricerca il Tescione ha il merito, non soltanto di correggere errori e fraintendimenti antichi, o di restaurare la verità storica, ma anche – e direi soprattutto – quello di riportare la ricerca della storiografia locale del Mezzogiorno ai livelli segnati dalla storiografia straniera, in particolare da quella tedesca, che ha trattato, contemporaneamente al Nostro, gli stessi temi di ricerca: mi riferisco ai lavori di Hartmut Hoffmann e di Herbert Bloch, con i quali il Tescione è stato, ed è, in un fecondo ed attivo rapporto di collaborazione”. Attenzione al documento del 1092. Esso parla di Goffredo primo conte normanno di Caserta, e vi viene citato “Terre Laborie”. E’ il documento falso, tale ritenuto da entrambi.

 

                 Domenico Arnaldo Ianniello

papà di Andrea Ianniello che ringraziamo per l’onore che ci ha dato permettendoci di pubblicare il suddetto articolo

 

 

[1] Ripubblicato dallo stesso editore nel 2007: Caserta e San Leucio descritti dall’architetto Ferdinando Patturelli, Napoli, dalla Stamperia Reale 1826, Edizione Pacifico Libri, Caserta 2007, Presentazione di Domenica A. Ianniello e Nota introduttiva di Giuseppe Tescione. Van sottolineati gli apparati critici delle Tabelle, fra cui la E: “Tabella ridotta e approssimata di conversione delle misure napoletane presenti nell’opuscolo di F. P. nel sistema metrico decimale per consentire di conoscere in modo immediato l’ordine di grandezza di esse in metri”, sempre di D. A. Ianniello, e con una Bibliografia essenziale: ad essa TABELLA “E” si rimanda, come alla Bibliografia essenziale da essa citata, chi volesse avere un’idea più esatta e non episodica – oserei dire “scientifica”, se concesso – di questi temi “meridionalistici” di cui spesso si fa un gran parlare, ma, troppo spesso, con ben poca sostanza [Ndc Andrea A. Ianniello].

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