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L’Italia e il falso mito dei “soldi al Sud”

Posted by on Apr 23, 2017

L’Italia e il falso mito dei “soldi al Sud”

Come ampiamente dimostrato, anche in passato, dal giornalista napoletano Marco Esposito, il perdurante stereotipo dei continui flussi di denaro pubblico al Sud è solo una litania tragicomica, volta a nascondere una realtà davvero sgradevole: la misera quantità di spesa ordinaria statale riservata al Mezzogiorno.

Spulciando proprio la legge 18 appare “finalmente” una cifra: 34%, riservata alla popolazione meridionale per quanto concerne gli investimenti. Già questo basterebbe a smontare un pò di slogan del caro, vecchio Carroccio.

Ma andiamo avanti: la spesa pubblica, nelle rilevazioni dei Conti pubblici territoriali, è ripartita in dieci grandi aree. In nessuna di queste, il Mezzogiorno raggiunge il 34% degli investimenti (spesa in conto capitale). Dei 50 miliardi ordinari complessivi, nel Mezzogiorno ne sono arrivati 11 scarsi, ovvero il 22%: una quota che non corrisponde nemmeno alle imposte versate dai cittadini del Sud i quali, nonostante la minore ricchezza, versano il 24% del totale.

Le differenze territoriali sono estendibili a tantissimi settori. Estremamente significativo l’impatto, nel Meridione, di aziende a controllo pubblico come Finmeccanica e Fintecna, le quali hanno investito appena l’11,2% e il 9,4%. Un atteggiamento coerente con l’universo delle imprese pubbliche locali, con un procapite di 166 euro al Centronord e 53 nel Mezzogiorno.

La lista è davvero lunga e, per certi versi, deprimente. Ma il senso ormai è svelato: la spesa ordinaria dello Stato italiano verso i territori meridionali è estremamente bassa, cosi come la fetta dedicata agli investimenti, a volte coperta solo dai fondi provenienti dall’Unione Europea.

Lo Stato – afferma Esposito – interviene per l’ambiente, per la cultura, i trasporti, soprattutto al Nord e poi lascia ai fondi straordinari (di provenienza europea) il compito di realizzare qualcosa per il Mezzogiorno, un qualcosa però che in tali condizioni non può permettere di recuperare il divario storico ma semmai consolida le distanze.

Lo storico divario Nord-Sud è quindi, alla luce dei fatti, destinato inesorabilmente ad aumentare. Qualcuno riuscirà mai ad invertire la rotta? Qualcuno, a parte le chiacchere (buone solo a Carnevale), avrà la reale volontà di avviare una sistematica inversione, nel bene di tutti? Ai posteri l’ardua sentenza, o per meglio dire la triste certezza..

Antonio Barnaba

fonte ilvaporetto.com

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