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L’oste, un diavolo sotto mentite spoglie

Posted by on Dic 29, 2017

L’oste, un diavolo sotto mentite spoglie

Oggi vi raccontiamo, per il calendario dell’avvento di Identità Insorgenti, di un diavolo sotto mentite spoglie, come lo definisce Italo Sarcone nel suo libro dedicato alle figure del presepe partenopeo: l’oste. Scrive infatti Sarcone: “Quando, sul presepe, guardi la figura dell’oste, che reca dei fiaschi di vino o una trionfante zuppiera coi maccheroni, non lasciarti ingannare dalla sua figura bonaria e pacioccona: in realtà, sotto il suo bianco grembiule si cela il nostro Antico Avversario, colui che, dopo avere perduto il Paradiso per il suo smisurato orgoglio, si provò a trascinare, per invidia, il genere umano nella sua stessa miserabile condizione”.

Lettura condivida nel saggio di Luca Zolli, quando cita Procuste: “L’oste ha un significato sinistro, già rinvenibile nella tradizione greco-romana a proposito di Procuste” dice Zolli. Procuste era anche un brigante, detto anche Damaste e Polipemone, che aggrediva i passanti sulla strada Megara-Atene e li uccideva facendoli distendere su un letto corto, se erano alti, e su un letto lungo, se erano bassi: agli alti amputava le gambe per il tratto che sporgeva dal letto e ai bassi tirava gli arti finché non raggiungevano la misura del letto. Procuste venne ucciso dall’eroe ateniese Teseo. Da questa leggenda deriva la loc. letto di Procuste, frequente nell’uso comune per indicare una situazione di estrema difficoltà, che impone obblighi costrittivi quasi insuperabili).

In una leggenda napoletana si narra infatti di un oste che nei giorni precedenti il Natale ammazzò tre bambini, li tagliò a pezzi e li mise in una botte, con l’intento di servirne le carni agli avventori, spacciandole per filetti di tonno. Ma giunse all’osteria san Nicola che ricusò di mangiare, benedisse quei miseri resti e resuscitò i tre bambini. Sull’argomento della spaventosa leggenda le donne napoletane cantavano una nenia per addormentare i bambini, denominata «’o lagno ‘e Natale» (la lamentazione di Natale): “Santu Nicola alla taverna jeva Era vigilia e nun se cammarava”.

L’oste poi nella tradizione popolare rappresentava anche colui che avrebbe scacciato Maria e Giuseppe dalla propria locanda.

Lucilla Parlato

(Nella Foto di Francesco Paolo Busco l’oste visto da Genny Di Virgilio, Via S. Gregorio Armeno, 18, Napoli)

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