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LUISA MATERA DALLA CALABRIA CI RACCONTA LA GRANDEZZA DEL DUCATO DI SESSA (sec.parte)

Posted by on Ago 23, 2017

LUISA MATERA DALLA CALABRIA CI RACCONTA LA GRANDEZZA DEL DUCATO DI SESSA (sec.parte)

segue dalla prima parte……Alla morte di Covella Ruffo, il Duca Giovanni Antonio, sposò in seconde nozze, Francesca Orsino, figlia di Giovanni, Conte di Manupello, dalla quale, in maniera quasi inaspettata, dato la sua età avanzata, ebbe un altro figlio, Altobello, che in età adulta, a causa di forti contrasti col fratello, preferì seguire il ramo d’Altavilla, trasferendosi a Seminara, nelle Calabrie. Il Duca morì nel 1453, da come si evince dalle parole scolpite sul suo monumento, all’ingresso della chiesa di S. Francesco a Sessa:

JOANNES ANTONIUS MARZANUS, DUX SUESSAE, COMESALIFAE, REGNI ADMIRATUS, HIC SITUS EST. A.D.MCCCCLIII

Marino di Marzano, alla morte del padre, ereditò il titolo di Duca di Sessa, Conte d’Alife e Grand’Ammiraglio del Regno e per parte materna, quello di Principe di Rossano. Dalla sua unione con la Principessa Eleonora d’Aragona, nacquero cinque figli, ma di questi parleremo più avanti. Nel 1452, Re Alfonso mandò il Principe Marino, unitamente al Duca d’Andri e al Conte di Celano, ad assistere all’incoronazione dell’Imperatore Federico III, a Roma. Lo stesso Imperatore, fu poi ricevuto a Fondi dal Conte Onorato Gaetano; da Fondi passò a Gaeta e fu ricevuto da D. Innico d’Avolos e, passato il Garigliano su un ponte di legno, giunse a Sessa, dove il Duca Marino e la moglie lo accolsero superando tutti in magnificenza. Trapassato re Alfonso, gli successe sul trono, il figlio Ferrante, di natura assai diversa dal padre. Gli storici sono concordi nel descriverlo come un uomo avido, superbo, ingrato e vendicativo. Re Ferrante, come si vide spogliato dei Regni di Catalogna, d’Aragona e di altri in Spagna, che per la legge di successione, passarono ai fratelli e che il Regno di Napoli, diviso tra tanti Baroni, era per lui, ben poca cosa, decise di sbarazzarsi del Principe Marino e del Principe di Taranto, ignorando il debito di riconoscenza e i legami di sangue.

Elio Marchese, narra che Ferrante, prese a patrocinare la famiglia Toraldo, che viveva in un casale di Sessa, nemica di Marino perché ne bramava la distruzione dei suoi dominii. Marino decise di smettere di fare visita al cognato ma il Re, pur di adescarlo, gli inviava lettere lusinghiere che non facevano altro che accrescere il sospetto nell’animo del Duca. Temendo di soccombere col veleno o col pugnale, Marino licenziò tutta la servitù. I Baroni del Regno iniziarono a congiurare contro il Re, ragion per cui, il Principe Marzano, il Principe di Taranto, il Marchese di Crotone ed il Duca d’Atri, mandarono in gran segreto, emissari presso il Re Giovanni d’Angiò, invitandolo alla conquista del Regno. Il d’Angiò rifiuto perché in quel momento era impegnato in guerra in Catalogna e in Navarra, a questo rifiuto, ricevette la visita di Marco Della Ratta che gli ricordava il suo titolo di Duca di Calabria, nonostante dimorasse a Genova. Renato d’Angiò, che mai si era rassegnato alla perdita del trono di Napoli, convinse il figlio Giovanni alla conquista del Regno.

Il Castello delle Pietre divenne luogo di incontro. Durante una magnifica festa a cui parteciparono i baroni più potenti e una cospicua parte di nobiltà avversa al Re Aragonese, fra cui Giampaolo Cantelmo, Duca di Sora; Nicola Monforte, Duca di Campobasso; il Conte di Cerrito; i due Caldora, padre e figlio; il Duca di Melfi; il Conte di Buccino; Giorgio d’Alemagna e altri, in una sala lontano da quella dove si svolgeva la festa, decisero!

Il Re in qualche modo aveva capito quali fossero le intenzioni dei Baroni e, per conquistare i favori del Papa Pio II, diede in moglie, Maria d’Aragona, sua figlia naturale ad Antonio Piccolomini, nipote del Pontefice, donandogli in dote il Ducato d’Amalfi con “l’uffizio di Gran Giustiziere”. Di seguito, riporto una parte delle cronache napoletane di Giuseppe De Simone, il quale, così descrive l’arrivo di Giovanni d’Angiò, presso la Marina di Sessa:

“In uno di quei dì (5 ottobre1460), in cui sì placida è l’onda del lido Formiano ,e l’aere sì trasparente, alcuno che nell’ora mattutina dalla più alta e ragguardevole rocca di Sessa contemplava,poteva scoprire sui rosati fini del mare qualche punti discorrenti per l’onde.-Ai primi raggi scappati dalla montagna,essi venivano bianchi e luminosi, come ale di cigni, sicchè il dubbio di quell’uomo osservatore a mano a mano dileguando col loro movimento, potè dire con sicurezza:<Ecco le vele!>- Esse dirigevansi ad una terra, che in mezzo alla guerra fremente all’intorno, era festa e sorriso, come isoletta di rose circondata da lave vulcaniche.- Erano amici o nemici? Quegli solo che l’aveva attese e il primo scovertele riconosceva, Marino di Marzano, Duca di Sessa e principe di Rossano.- I suoi vassalli, studiosi della volontà di sì potente signore, avevano alzato archi trionfali e disponevano luminarie, danze, conviti per un figliuolo, che davagli  Lionora, sua sposa, a Re Ferrante sorella: non cercavano più in là, né ad alcuno cadeva in sospetto, che preparassero una festa politica.- Onde, come non crebbe la sorpresa, allorchè videro la grande pompa, e l’ossequio con cui il Duca ricevè gli stranieri, venuti di Francia con ventisei navi! Molti pretendevano d’averli già conosciuti e penetrato il mistero; altri sussurrava del come e del perché: ma la paura chiudeva a tutti la bocca e facevali stringere nelle spalle.- Chi era del seguito ebbe certamente a vedere uno spettacolo meraviglioso; chè gli apparecchi del castello parevano fatti da Re a Re- Mille nobili ed autorità baronali e gran numero di gente d’armi empivano le sale del Duca, tutt’in ordine d’uffizio importante.- Nella stanza d’orazione, o cappella del castello,vedevasi l’altare riccamente adorno e illuminato; a un lato il libro degli Evangeli; all’altro i sacri arnesi del battesimo.- Di rincontro era elevato un trono, in cui sedeva il Capitano di quei forestieri.- Fu fatto portare il putto che doveva essere battezzato.- Marino s’accostò all’altare, prese il Vangelo e mosse verso il trono.- Profondo silenzio e mille sguardi l’accompagnavano.- S’inginocchiò e ponendo le palme sulle pagine sante, a voce alta fu udito: <A te Giovanni d’Angiò, qual Duca delle Calabrie e vicario del padre tuo renato, legittimo e vero Re di Napoli e Signor nostro, io giuro fedeltà, e me e i miei vassali  pongo in tua mano fino all’ultima goccia di sangue……..segue terza parte

Luisa Matera

 

marzano sessa

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