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L’ultima fatica letteraria di Alfredo Saccoccio sul pontefice Urbano VI

Posted by on Mar 8, 2017

L’ultima fatica letteraria di Alfredo Saccoccio sul pontefice Urbano VI

         Torna tra gli scaffali lo storico Alfredo Saccoccio con l’opera “L’itrano Urbano VI, il papa del “Grande Scisma d’Occidente”, data alle stampe per i tipi delle Edizioni Odisseo di Itri. Con uno stile sobrio ed oculato, Saccoccio si dimostra uno studioso erudito,

che vuole informare il lettore narrando le vicende dello scisma, un’orrenda iattura, il periodo più funesto, più buio della storia della Chiesa, scandalosamente divisa, disarticolata, bicefala, che lacerò nel vero senso della parola la “tunica senza cuciture” del Cristo per ben 39 anni, provocando un durissimo colpo all’unità della Chiesa, il cui prestigio si era enormemente indebolito. Lo scisma, con orribili turbolenze, penetrava perfino all’interno degli Ordini religiosi, particolarmente tra i Francescani e i Domenicani. Il papa, Urbano VI, e l’antipapa, Clemente VII, guerreggiarono tra di loro e si scomunicarono reciprocamente, in maniera che nominalmente tutta la Cristianità si trovava scomunicata, cercando partigiani per le rispettive fazioni (le loro “obbedienze” si formarono in funzione delle parentele e dei rapporti familiari). Alla fine, le milizie del legittimo Vicario di Gesù Cristo, sotto il comando di Alberico da Barbiano, patrizio romagnolo e signore di alcune terre delle Romagne, che già era in gran fama, acclamato dai principi e dai popoli con il nome di “liberatore”, sconfissero gli scismatici: dapprima presso Carpineto, il 5 febbraio 1379, poi a Marino (30 aprile dello stesso anno), nella zona dei Castelli Romani, “un episodio di lotta nazionale”. Le due vittorie e l’occupazione di Castel Sant’Angelo, di obbedienza clementina, consegnarono, in maniera definitiva, Roma nelle mani di Urbano VI. S. Caterina da Siena, una donna che rifulse nelle tenebre di quell’età e che fu il “braccio destro” del pontefice, adoperandosi per la soluzione dello scisma, scrisse due lettere a questo valoroso, granitico campione della Chiesa, al comando della famosa compagnia di S. Giorgio, per animarlo alla vittoria, per liberare l’Italia da “tante peregrine spade”; lettere virili ed incendiarie quelle della figliola del tintore senese, dall’ispirato ardore, tagliente come spada, a significare l’impegno della testimonianza contro la politica degli infedeli, tenendo alta la fiaccola della verità che illumina, che crea rimorsi e speranze.

   Il Saccoccio ricostruisce con acribia vicende e soprattutto la temperie politica del travagliato periodo storico affrontato, con documentazione di prima mano, sfidando certi soloni che hanno sempre occultato o sotterrato la verità. Nel testo in oggetto il ricercatore aurunco non ricorre alla fantastoria, ma, grazie ad un rigoroso e capillare lavoro di ricerca, ridisegna, attraverso i documenti, “la verità” dei fatti, perché sono le carte a parlare e a testimoniarla. Grande merito di Alfredo Saccoccio, storico che ama remare spesso controcorrente, sempre però nel rispetto della realtà storica, che è poi quella che promana dai documenti d’archivio, dai quali non si può e non si dovrebbe prescindere, è quello di aver diradato le nebbie che avvolgevano, fitte ed impenetrabili, la nascita e la figura di Urbano VI, che alcuni, con un pizzico di superficialità, danno nativo di Napoli, mentre, invece, è nato ad Itri, come dimostra lo scrittore del Basso Lazio elencando gli autori che lo sostengono, tra cui Giovanni Villani, Dietrich von Niem, Odorico Rinaldi, Pietro Giannone (“Istoria civile del Regno di Napoli”, Napoli, 1723, libro XXXIII, capo 4), Giovanni Bernardino Tafuri (“Istoria degli scrittori nati nel regno di Napoli”, Napoli, 1749, vol. II, parte II, pag. 141), Pietro Pompilio Rodotà (Dell’origine, progresso, e stato presente del rito greco in Italia”, Roma, 1758, libro I, capitolo X). Gli ultimi due affermavano che il Prignano, laureatosi a Parigi nelle scienze ecclesiastiche, era nato nel “Castello di Itri del Contado di Fondi”. Dunque nato nel regno di Napoli, ma non a Napoli .

 

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