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Lynn, Lombroso e l’intelligenza dei meridionali

Posted by on Set 30, 2017

Lynn, Lombroso e l’intelligenza dei meridionali

Si interviene nel dibattito suscitato dalla recente pubblicazione di un articolo di Richard Lynn sull’inferiorità congenita delle popolazioni meridionali sottolineando le gravi carenze metodologiche e formali con cui sono state costruite le tesi sostenute dallo psicologo inglese…

 «È agli elementi africani ed orientali (meno i Greci), che l’Italia deve, fondamentalmente, la
maggior frequenza di omicidii in Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre la minima è dove predominarono stirpi nordiche (Lombardia)». Così scriveva Cesare Lombroso nella sua opera principale, L’uomo delinquente, nel 1876.
«L’Italia è formata da due stirpi ben dissimili tra loro, anzi di caratteri fisici e psicologici del tutto diversi; una di queste stirpi popola il nord e il centro, l’altra il sud e le isole». Così scriveva, invece, il siciliano Alfredo Niceforo  nel 1898.
Le tesi razziste di Lombroso e Niceforo ebbero grande influenza e popolarità negli anni in cui vennero pubblicate. Sono anni, quelli, in cui, come osservava Antonio Gramsci, tra le masse operaie del Nord si diffonde l’idea secondo la quale: «il Mezzogiorno è la palla di piombo che impedisce i più rapidi progressi allo sviluppo civile dell’Italia; i meridionali sono biologicamente degli esseri inferiori dei semibarbari o dei barbari completi, per destino naturale».

Accanto alla popolarità, le tesi sull’inferiorità antropologica dei meridionali suscitarono, però, non poco sdegno. Quanto quelle tesi fossero assurde, scientificamente prive di fondamento, nonché culturalmente e politicamente pericolose lo dimostrò assai efficacemente Napoleone Colajanni, in un opuscolo intitolato assai significativamente Per la razza maledetta.
Dopo oltre cent’anni, le tesi di Lombroso e Niceforo, e degli altri lombrosiani che tentarono di spiegare le differenze economiche e sociali attraverso la razza, affiorano dalle pagine di una rivista. Si badi bene, non si tratta né di una rivista di nostalgici né di un qualche foglio politico, ma di una rivista scientifica, cioè sottoposta a quella procedura detta peer review che dovrebbe garantire la qualità e l’originalità degli articoli pubblicati. Si tratta della rivista accademica Intelligence che ha pubblicato un articolo di Richard Lynn, professore emerito di psicologia all’Università dell’Ulster (Regno Unito), che in maniera eloquente si intitola: “In Italia, le differenze nord-sud nel quoziente intellettivo spiegano le differenze nei redditi, nell’istruzione, nella mortalità infantile, nella statura e nell’alfabetizzazione”.
Secondo Lynn, che basa la propria analisi sui risultati dei test scolastici (cosiddetti PISA), gli italiani del Nord avrebbero un quoziente intellettivo maggiore di quelli del Sud, e tale differenza sarebbe all’origine di una serie di differenze regionali, innanzitutto quelle nei redditi. E quali sarebbero le ragioni delle differenze nel quoziente intellettivo? Secondo Lynn, ciò sarebbe il risultato della mescolanza genetica, avvenuta nel corso della storia, con le popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa.
Alcune osservazioni. Primo, il professor Lynn non è nuovo a tesi del genere, avendo già sostenuto in un noto volume che le differenze internazionali nei redditi pro capite e nei tassi di crescita del reddito sono spiegate dall’intelligenza media delle persone. Secondo, il lavoro di Lynn è basato su una metodologia elementare, cioè su semplici correlazioni che, come si insegna nei corsi base di economia e di statistica, dimostrano semplicemente un legame tra variabili, ma nulla consentono di dire circa l’esistenza di un nesso di causalità tra le stesse. Terzo, le argomentazioni dell’articolo si fondano su dati, come i test scolastici, che non valutano l’intelligenza, bensì l’apprendimento, oltre che su altre ipotesi altamente discutibili.

A tal proposito, vale la pena leggere l’ultimo rapporto dell’Invalsi, che spiega come le differenze interregionali nell’apprendimento scolastico dipendano fortemente dai sistemi regionali di formazione. Quarto, stupisce come una rivista scientifica, dunque sottoposta al vaglio di valutatori esterni, possa pubblicare articoli del genere, fragili sia dal punto di vista delle argomentazioni, sia da quello metodologico. Per ultimo, resta da capire quale sia l’impatto che tali tesi (ancorché velate di scientificità) possano avere sulle idee e sulla cultura di massa e quale sarà la risposta della scienza.
Quanto la fisiognomica di Lombroso e Niceforo fosse priva di fondamento l’hanno dimostrato la scienza e la storia. Preoccupante è la situazione attuale in cui si accreditano teorie basate su semplici correlazioni che, se non fosse per le implicazioni tragiche che possono derivarne, andrebbero al più accomunate a quelle di Lombroso, che scrisse che “le prostitute, come i delinquenti, presentano caratteri distintivi fisici, mentali e congeniti”, tra cui “l’alluce prensile”. Non sapeva, però, Cesare Lombroso che quelle su cui aveva basato le sue acute osservazioni non erano le fotografie di prostitute da lui richieste alla polizia parigina. Si trattava, invece, di foto di oneste (e presumibilmente morigerate) bottegaie parigine che avevano richiesto una licenza e che la polizia gli aveva spedito per errore scambiandole, appunto, per quelle di prostitute.

Vittorio Daniele

fonte

strumentires.com

 

Riferimenti bibliografici
Colajanni N. (1898), Per la razza maledetta, Sandron, Milano-Palermo.
Gramsci A. (1971, ed.), Alcuni temi della questione meridionale, in Id., La costruzione del partito comunista, 1923-1926, Einaudi, Torino.
Invalsi – Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (2010), Rilevazione degli apprendimenti 2008-09 nella scuola primariawww.invalsi.it
Lombroso C. (1876 ), L’uomo delinquente in rapporto all’antropologia, alla giurisprudenza ed alla psichiatria: (cause e rimedi), Fratelli Bocca Editori, Torino.
Lombroso C., Ferrero G. (1915). La donna delinquente, la prostituta e la donna normale. 3 edizione, F.lli Bocca.
Lynn R. (2010), In Italy, north–south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature, and literacy, Intelligence, pp.  93–100.
Lynn, R., Vanhanen, T. (2002), IQ and the wealth of nations, Westport, CT, Praeger.
Niceforo A. (1898), L’Italia barbara contemporanea, Sandron, Milano-Palermo.
Petraccone C. (2005), Le ‘due Italie’. La questione meridionale tra realtà e rappresentazione, Laterza, Roma-Bari.

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