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Ma non ci avevano detto che l’uomo nasce in Africa?

Posted by on Set 11, 2017

Ma non ci avevano detto che l’uomo nasce in Africa?

Creta, scoperte impronte umane di 5,7 milioni di anni fa. In crisi la teoria dell’Out of Africa

Roma, 5 set – Continuano le scoperte che mettono in seria difficoltà la teoria (oramai sempre più politica e sempre meno scientifica) secondo cui l’Uomo derivi da un unico ceppo nato in Africa e poi “emigrato” in Europa.

Al recente studio che avvalora la tesi di un ceppo eurasiatico molto più antico di quello africano e alla scoperta del cosiddetto Graecopitecus, un ominide vissuto tra Grecia e Bulgaria 7 milioni di anni fa e molto più evoluto dei contemporanei africani, si aggiunge una recentissima scoperta che potrebbe addirittura riscrivere l’intera teoria evolutiva. Parliamo di una serie di impronte di piede trovate a Trachilos, a Creta, dallo scienziato Gerard D. Gierlinski, professore dell’Istituto geologico della Polonia. Ma cosa hanno di tanto speciale queste orme?

Le impronte sono vecchie di 5,7 milioni di anni fa e presentano cinque dita e un calcagno, ovvero la classica struttura del piede umano. E sono proprio l’età e la forma a sconvolgere gli scienziati. Finora il più antico ominine (sottofamiglia degli ominidi che secondo la teoria evolutiva si sarebbe scissa differenziandosi in uomini e scimpanzè) conosciuto era vecchio di 4,4 milioni di anni, l’Ardipithecus ramidus i cui fossili trovati in Etiopia sono tra le prove a supporto della teoria Out of Africa. Ma le impronte dell’antenato africano non presentano il calcagno e non presentano le classiche cinque dita del piede, ma hanno invece quattro dita e un alluce che sporge verso l’esterno proprio come le scimmie.

La più antica impronta di piede dalla forma umana finora trovata risaliva a “soli” 3,7 milioni di anni fa e apparteneva a una famiglia di Australopitechi vissuti a Laetoli in Tanzania, che sempre secondo la teoria ufficiale avrebbero lasciato il posto alla specie Homo che solo 1,8 milioni di anni fa si sarebbe spostato verso l’Europa. Ma l’impronta di Trachilos e lo studio effettuato sui denti del Grecopitecus – molari larghi e smalto denso come gli uomini e non come le scimmie – sembra spazzar via con un colpo di spugna tutta la teoria ufficiale: oramai sappiamo che milioni di anni prima che quelli finora considerati gli antenati dell’Uomo iniziassero a evolversi in Africa, tra Creta, la Grecia e l’Europa mediterranea erano presenti ominini già evoluti, bipedi, eretti e dalla dentatura umana.

Il fatto che le prove dell’esistenza di questi “uomini più antichi degli uomini” siano state trovate a Creta, patria di Europa, dove secondo la leggenda nacque Zeus, dove nacque uno dei più grandi regni antichi sotto l’insegna dell’Ascia Bipenne e che fu uno dei cardini della teoria dell’Atlantide Italica, che fu il mito fondante delle correnti tradizionali esoteriche romane che si mossero dietro al nostro Risorgimento (sull’argomento vedere Roma Renovata Resurgat, Fabrizio Giorgio, ed. Settimo Sigillo), può forse essere una suggestione romantica. O forse, più semplicemente, un simbolo che ci parla.

Carlomanno Adinolfi

Fonte ilprimatonazionale.it

 

Perché questo hominino trovato a Creta potrebbe ribaltare la storia dell’evoluzione umana

I fossili delle impronte individuate a Trachilos, sull’isola di Creta, apparterrebbero a un nostro antenato hominino non noto alla scienza. La posizione geografica e la datazione, ben 5,7 milioni di anni, potrebbero far riscrevere la storia dell’evoluzione umana.

Paleoantropologi dell’Università di Uppsala (Svezia) e dell’Istituto Geologico Polacco hanno scoperto sull’isola di Creta, Grecia, un gruppo di impronte fossili che potrebbero appartenere a un hominino, nostro lontanissimo antenato. Poiché hanno un’età stimata di ben 5,7 milioni di anni, queste orme potrebbero letteralmente riscrivere la storia dell’evoluzione umana. La teoria più accreditata, infatti, indica che i nostri parenti più lontani rimasero isolati in Africa per lungo tempo, e solo successivamente – tra 1,8 e 1,3 milioni di anni fa – sarebbero migrati in Europa e in Asia.

Le più antiche impronte simili alle nostre di cui abbiamo conoscenza sono quelle di Laetoli, in Tanzania, lasciate da australopitechi tra i 3,5 e i 3,8 milioni di anni fa. Le più antiche in assoluto sono tuttavia quelle di Ardipithecus ramidus, scoperte in Etiopia e datate 4,4 milioni di anni fa. La differenza principale tra le due risiede nel fatto che le seconde assomiglino molto più a quelle di una scimmia, i cui piedi hanno la forma che ricorda la mano e non il piede umano. Per questa ragione Ardipithecus ramidus è stato considerato un antenato diretto degli hominini, vissuto in un periodo in cui la tipica pianta del piede umano (presente nell’australopiteco, seppur con sottili differenze) non era ancora evoluta. Dunque, trovare impronte di hominino simili a quelle dell’uomo di 5,7 milioni di anni e soprattutto in Grecia, sovverte una parte considerevole delle teorie più accreditate sulla nostra evoluzione. Basti pensare che i resti fossili degli hominini più vecchi di 1,8 milioni di anni provengono tutti dall’Africa.

Le orme fossili furono scoperte dal dottor Gerard Gierlinski nel lontano 2002 a Trachilos, durante una vacanza sull’isola di Creta, ma all’epoca le scambiò per quelle di altri mammiferi e non indagò a fondo. Tornato per ulteriori verifiche nel 2010 assieme al collega Grzegorz Niedzwiedzki, grazie a nuove analisi morfologiche fece emergere le analogie col piede dell’uomo moderno, evidenziando caratteristiche non presenti nei piedi di scimmia. Dunque le orme di Trachilos apparterrebbero a un nostro diretto antenato non noto alla scienza.

La datazione delle orme, calcolata attraverso i fossili di foraminiferi depositati nel substrato, e soprattutto la posizione geografica, secondo gli scopritori apriranno aspri dibattiti accademici sia sulle origini dell’uomo che sulle tempistiche delle prime migrazioni. All’epoca, del resto, il deserto del Sahara ancora non esisteva e Creta era ancora attaccata alla terraferma. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the Geologists’ Association.

Scienze.fanpage.it

Creta: scoperte impronte umane che potrebbero rivoluzionare la storia dell’evoluzione

Le orme di un antichissimo antenato hominino, di 5,7 milioni di anni, sono state scoperte a Trachilos, a Creta. Una scoperta straordinaria per ricostruire le tappe dell’evoluzione umana.

In un lontano passato, risalente a 5,7 milioni di anni fa, un antichissimo antenato dell’uomopasseggiò su quella che oggi è una spiaggia a Creta lasciando delle impronte. A scoprirlo è Gerard D. Gierlinski, docente dell’Istituto geologico della Polonia. La straordinarietà della scoperta è nelle caratteristiche delle orme che sembrano molto simili a quelle dei moderni uomini; ciò non dovrebbe accadere per impronte risalenti a quell’epoca e per quella particolare area geografica, ben lontana dall’Africa. La presenza di cinque dita e di un calcagno rappresentano, infatti, caratteristiche molto più recenti secondo le moderne conoscenze dell’evoluzione, basti pensare che l’Ardipithecus ramidus (il più lontano deglihominini vissuto più di 4,4 milioni di anni fa in Etiopia) possedeva un piede simile a quello di una scimmia.

Secondo la storia evolutiva della nostra specie, i nostri antenati, gli hominini (sottofamiglia degli ominidi), sono vissuti nel continente africano  fino a 1,8 milioni di anni fa. Prima di allora, infatti, fossili di questo tipo non erano stati mai rinvenuti in Europa. Insomma questo lontanissimo antenato si trovava in luogo e in un’epoca davvero inaspettate. Le impronte più antiche e simili alle nostre si trovavano in Tanzania, risalgono a 3,7 milioni di anni fa e sono state lasciate dagli Australopitechi. Per i successivi due milioni di anni gli hominini non avrebbero mai lasciato il continente nero. Ma la scoperta di Creta rivoluziona tutto e confermano i dubbi già sorti con la scoperta di frammenti di mandibola e denti di hominini scoperti in Grecia e in Bulgaria risalenti a 7,2 milioni di anni.

Fonte scienzenotizie.it

Creta: mistero impronte umane 5,7 milioni di anni fa. Ma allora gli uomini erano solo in Africa

 

RETA – Orme di piedi umani sulla sabbia, miracolosamente conservate intatte per milioni di anni. Le hanno scoperte a Creta: qualcuno camminò su quella spiaggia 5,7 milioni di anni fa, quando secondo la paleontologia non dovevano esserci uomini, ma al massimo “ominidi” e per giunta confinati in Africa.

L’incredibile a scoperta fatta da un professore dell’Istituto geologico della Polonia, Gerard D. Gierlinski, rischia di mettere in crisi alcuni capisaldi dell’evoluzione della nostra specie. Le impronte fossili straordinariamente giunte fino a noi sono molto simili a un piede moderno: cinque dita e un calcagno che hanno fatto trasecolare gli scienziati.

Finora il più antico ominine conosciuto, sottofamiglia degli ominidi che secondo la teoria evolutiva si sarebbe scissa differenziandosi in uomini e scimpanzè, era vecchio di 4,4 milioni di anni, l’Ardipithecus ramidus. Ma le sue impronte non presentano il calcagno né le classiche cinque dita del piede: hanno invece quattro dita e un alluce che sporge verso l’esterno proprio come le scimmie.

Le impronte più antiche e simili alle nostre si trovano in Tanzania, risalgono a 3,7 milioni di anni fa e sono state lasciate dagli Australopitechi. Per i successivi due milioni di anni gli hominini non avrebbero mai lasciato il continente nero.

Il ritrovamento di impronte umane moderne risalenti a milioni di anni prima la comparsa del primo Homo, mette in crisi la teoria ufficiale secondo cui l’Uomo derivi da un unico ceppo nato in Africa e poi emigrato in Europa e avvalora, invece, la tesi di un ceppo eurasiatico molto più antico di quello africano, il cosiddetto Graecopitecus, un ominide vissuto tra Grecia e Bulgaria 7 milioni di anni fa e molto più evoluto dei contemporanei africani.

Fonte blitzquotidiano.it

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