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MALTA – UN ENNESIMO SOPRUSO AI DANNI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Posted by on Mag 3, 2016

MALTA – UN ENNESIMO SOPRUSO AI DANNI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

malta? grandi manovre per il grande saccheggio, merita di essere letto il contributo del amico laborino lucio che di seguito riporto la prima parte

MALTA – UN ENNESIMO SOPRUSO AI DANNI DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

 

Nel Mar Mediterraneo, a 90 Km a sud della Sicilia, esiste un “piccolo Stato insulare” dell’Europa meridionale. Si tratta dell’isola di Malta e dell’arcipelago di Gozo, Comino, Cominotto, Fifola, ecc. Nel febbraio del 1962 questo “piccolo Stato”, già parte integrante del Commonwealth britannico, in seguito alla schiacciante vittoria elettorale del partito nazionalista, proclamò la propria indipendenza e il 21 settembre 1964 divenne uno Stato indipendente.

L’isola, però, non è stata sempre inglese e ce ne occupiamo perché essa è la testimonianza di una ennesima rapina perpetrata ai danni della nostra patria. Essa, infatti, come il Regno delle Due Sicilie per il Piemonte, è stata sempre (in verità, anche insieme alla Sicilia) agognata dall’Inghilterra, che, per appagare la sua smania di potenza, pur di impossessarsene, ha aggirato e disatteso tutti i principi della diplomazia, della correttezza e della lealtà.

L’isola, nel 1530, da Carlo V [1], fu data in feudo all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, già di Rodi [2] e poi di Malta[3]. La concessione fu ratificata anche dal papa Clemente VII con bolla del 7 maggio 1530, e da questo momento l’Ordine sarà definitivamente conosciuto col nome di Cavalieri di Malta. Ma neanche in questa nuova sistemazione i Cavalieri potettero stare in pace perché la loro neutralità fu violata da Napoleone, che costrinse l’Ordine a capitolare e, il 12 giugno 1798, si impossessò dell’isola-Stato.

L’occupazione francese dell’isola, però, metteva una forte ipoteca sulle ambizioni dell’Inghilterra, la quale, nel 1800, contrabbandando il proprio aiuto come l’intervento di un alleato intrapreso per far rispettare i diritti violati del sovrano duo siciliano, inviò sull’isola proprie truppe al comando dell’ammiraglio Nelson. La resistenza francese fu strenua tant’è che fu necessario far intervenire nell’isola, altre tre spedizioni a distanza di due-tre mesi l’una dall’altra. E’ importante rilevare che, dopo la prima, tutte le altre richieste di rinforzi, furono inviate a Ferdinando [4] per ribadire il concetto che l’isola fosse pertinenza della Corona duo-siciliana. A conclusione delle azioni belliche si palesarono quasi subito le intenzioni predatorie dell’Inghilterra poiché, alla firma della resa, non fu fatto partecipare il comandante delle truppe napoletane. Della cosa furono presentate rimostranze in tutte le sedi, ma esse non ebbero seguito in quanto già c’era per l’aria un certo orientamento verso la dinastia borbonica. Napoleone, intuito le intenzioni degli Inglesi, aveva intimato perentoriamente all’Inghilterra di abbandonare l’isola e restituirla ai Cavalieri di Malta, perché un suo ulteriore rimando sarebbe stato interpretato come una chiara volontà di violare il trattato di Amiens, firmato nel 1802, trattato che anche la Francia aveva sottoscritto e sulla cui inosservanza non aveva intenzione di transigere. Stranamente, la Francia, che, per la circostanza, rivestiva il ruolo di “nemica”, si adoperava affinché l’isola fosse restituita all’Ordine dei Cavalieri di Malta e, quindi, al re Ferdinando, mentre l’Inghilterra, ufficialmente “alleata”, continuava pretestuosamente a rimandare la restituzione perché già intenzionata ad impossessarsene per appagare le sue mire espansionistiche.

La storia, poi, ebbe il suo corso. Napoleone, sconfitto a Lipsia nella Battaglia delle Nazioni, il 6 aprile del 1814 firmava a Fontaineblau l’atto di abdicazione e l’Inghilterra, non avendo più a chi dar conto del proprio operato, si guardò bene dal restituire l’isola al legittimo sovrano. Il brutto è che anche il Congresso di Vienna, che doveva ristabilire lo status quo ante, non si impegnò molto per far applicare il principio del legittimismo nei riguardi del Borbone, che, oltre ad essere quello che si era impegnato di più a livello economico, fu quasi l’unico a non vedersi riconosciuti i diritti di proprietà sui propri domini … E così, senza colpo ferire, la collana dell’Inghilterra si ritrovò arricchita di un’altra perla proditoriamente sottratta, senza provare vergogna, al legittimo sovrano.

Il 12 giugno 1815 Ferdinando dovette firmare un trattato segreto con l’Austria in cui si impegnava a non apportare modifiche alle risoluzioni del Congresso di Vienna e si obbligava a fornirle anche un contingente di 25.000 uomini. Successivamente, con convenzioni stipulate nel 1816 e 1817, l’Inghilterra, oltre all’appropriazione di Malta, otteneva una riduzione del 10% sui diritti doganali di importazione dei suoi prodotti ed il riconoscimento di “nazione più favorita”, mentre il Regno delle Due Sicilie, oltre alle perdite territoriali e ai danni economici appena citati, fu costretto a pagare una vera e propria “tangente” di due milioni di franchi al principe Metternich “ per il suo impegno personale per la restituzione della Sicilia al regno dei Borbone … Ferdinando avrebbe voluto limitarsi a pagarne 1.200.000, ma il famoso statista austriaco fece sapere di non poter accontentarsi di questa cifra perché il suo patrimonio familiare era stato dilapidato dal padre “.[5]

Aggirate e disattese le regole della diplomazia, cominciava ad affermarsi nelle trattative fra le potenze un nuovo principio : quello del fatto compiuto che trovava la sua giustificazione nella maggior forza di una delle due parti in lotta. Questo nuovo modo di legalizzare rapine e soprusi contravvenendo a tutte le regole del diritto e delle convenzioni internazionali diverrà tanto comune da imporsi come sistema.

Con questi precedenti, come avrebbero potuto la “correttissima“ Inghilterra o l’ “austera” Austria assumere il ruolo di moralizzatrici e parlare di violazione del diritto, quando il Piemonte, altrettanto proditoriamente, decise di impossessarsi del Regno delle Due Sicilie?

Come si vede, quindi, quando si parla di corruzione o di malavita organizzata, bisogna guardare un poco più lontano sia in senso geografico che temporale. Noi regnicoli non abbiamo inventato alcunché, nonostante gli assillanti stereotipi che vogliono farci per forza apparire come inventori non solo di questo sistema ma di tutto ciò che non funziona o che è corrotto.

….continua

 

Castrese L. Schiano

[1] Carlo V d’Asburgo, figlio di Filippo il Bello (imperatore d’Austria) e di Giovanna la Pazza (regina di Spagna), divenuto Re di Spagna e delle Due Sicilie nel 1516

[2] Così detti perché nel 1310, sotto il Gran Magistero di Fra’ Folco de Villaut, si stabilirono nell’isola di Rodi dando vita ad uno Stato riconosciuto a livello internazionale

[3] I Cavalieri, dopo quasi due secoli di permanenza a Rodi, si stabilirono definitivamente a Malta a seguito dell’avanzata dell’islam e dopo la strenua difesa del Gran Maestro Fra’ Filippo de Isle-Adam

[4] Ferdinando era IV come Re di Napoli, III come Re di Sicilia e I come Re delle Due Sicilie

[5] In Walter Maturi “La politica estera napoletana dal 1815 al 1820”, in Rivista storica italiana, serie V, 30 giugno 1939, vol. IV, pag. 247, riportato da Giuseppe Ressa “Il Sud e l’unità d’Italia”, pag. 15

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