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MARIA AMALIA DI SASSONIA MOGLIE DI CARLO DI BORBONE REGINA DI NAPOLI E SICILIA

Posted by on Mar 31, 2017

MARIA AMALIA DI SASSONIA MOGLIE DI CARLO DI BORBONE REGINA DI NAPOLI E SICILIA

 

LA BREVE FANCIULLEZZA

Principessa tedesca, appartenente alla Casata di Wettin, nacque a Dresda il 24 Novembre 1724 nel Palazzo di Zwinger.

Terza, di quattordici figli di Augusto III di Polonia Elettore di Sassonia e di Maria Giuseppa d’Austria (figlia dell’Imperatore Giuseppe I); le furono imposti i nomi di Maria Amalia Cristina Francesca Saveria Flora Walburga.

Visse tra le Corti di Dresda e Varsavia dal 1733 quando il padre ascese al Trono Polacco.

Educata brillantemente, parlava diverse lingue: francese, tedesco, e traduceva il latino.

Inoltre, aveva interesse per la musica, la danza, e la pittura; le cronache del tempo, ci riferiscono che aveva appreso : “ el arte de caminar con elegancia”.

Questo, l’ambiente in cui trascorse solo 13 anni, tra il castello natio e quello Pillntz. Da qui sarebbe partita sposa di Carlo di Borbone per recarsi nella sua nuova Patria.

Quando Carlo nel 1737 per la promessa di matrimonio vide la sposa attraverso un ritratto, così scrisse alla madre Elisabetta Farnese: “ (…) farò secondo i suoi ordini M.M. (…) sembra molto bella e secondo la fisionomia, deve avere un genio ammirevole; assicuro vostra M.M. che sono molto felice del destino che, per la maggior parte, sua M.M. ha voluto darmi”.

Era stata lunga e travagliata la ricerca di una moglie per Carlo; le strategie della madre Elisabetta Farnese, puntavano a far unire il figlio con una principessa asburgica, Maria Teresa d’Austria era stata scelta per prima; ma l’alleanza matrimoniale fallì.

Si pensò, tramite la diplomazia francese, di contrarre matrimonio con Luisa Elisabetta di Borbone (figlia di Luigi XV); ma anche questa scelta, non ebbe successo.

 

IL MATRIMONIO

Infine, Elisabetta Farnese, fece cadere la scelta su Maria Amalia Wettin; una mediazione tra le “desiderata” dalla Corte Spagnola, e le contrarietà nei confronti di un matrimonio Asburgico-Borbonico. In effetti, Maria Amalia, aveva sangue asburgico, ma non era austriaca.

La Farnese era intenzionata a rafforzare i rapporti con l’Austria; e Maria Amalia essendo la figlia di una nipote dell’Imperatore Carlo VI, rappresentava un’ottima alternativa alle Arciduchesse.

Maria Amalia aveva il tipico aspetto nordico: alta, slanciata, bionda con gli occhi azzurri. Di temperamento lunatico e irascibile, colta, discorsiva e vivace.

Un anonimo cronista del tempo così descrive Maria Amalia: “ ragguardevole molto per l’esterna bellezza del corpo, ma più per le interne qualità dell’animo; e brava amazzone, ornata di nobili Arti, cioè di Musica e Disegno (…), e quello che corona e rende pregevoli questi sì chiari ornamenti, è la religione Cattolica (…) e la cristiana Pietà (Manfrici, 2004, p.273).

Non tutti però erano concordi con questa descrizione; il De Brosses infatti affermava : “ naso nodoso, e fisionomia da gambero, una voce da gazza”.

La sposa 13enne aveva bisogno della dispensa del Papa per sposarsi, e per sanare un impedimento causato dal rapporto di parentela esistente. Insieme al permesso per farle attraversare lo Stato Pontifico e gli altri territori; e consentirle così, di raggiungere il Regno di Napoli. La dispensa arrivò il 1 Dicembre 1737. E la cerimonia nuziale avvenne per procura l’8 Maggio 1738 a Dresda; in dote, una somma complessiva di 90. 000 fiorini . Il Sovrano Carlo fu rappresentato dal fratello maggiore della sposa Federico Cristiano. L’evento servì a dare pieno riconoscimento nel Diritto Internazionale al nuovo Regno; anche se i rapporti con la Santa Sede erano ancora tesi, si risolsero definitivamente solo quando il Papa riconobbe la validità dell’investitura data da Filippo V di Spagna al figlio Carlo.

La partenza dalla Polonia della sposa, veniva rimandata di giorno in giorno per i più svariati motivi. Trascorsero così, diversi mesi, e Carlo sempre più agitato, dimagriva a vista d’occhio; tanto che nelle Corti Europee si mormorava fosse tisico.

Come una mamma qualsiasi, Elisabetta rimproverò aspramente il figlio, perché praticava, secondo, lei troppi “exercices violents”.

Carlo la rassicurò, e cercò di moderare la propria impazienza.

Finalmente l’incontro tra i due sposi avvenne il 19 Giugno 1738 a Portella, paese al confine del Regno presso Fondi.

Il Ministro Bernardo Tanucci scrisse al padre Ascanio qualche giorno dopo: “ Venne finalmente la Regina Giovedì; fu ricevuta nel confine dal Re sotto un padiglione a tre navate; la di mezzo formava la sala, a mezzo della quale il Re la ricevè e le impedì di inginocchiarsi, trasportandola subito dall’altra parte”.

I festeggiamenti durarono a lungo con manifestazioni e tornei. Il 3 Luglio Carlo, per l’occasione, creò l’Insigne e Reale ordine di San Gennaro, il più prestigioso ordine di Cavalleria del Regno.

Nel frattempo, Maria Amalia contrasse il morbo del vaiolo. La malattia si manifestò ai primi di Febbraio del 1739.

Carlo fu allontanato dalla moglie, e trasferito a Portici; mentre la Regina rimase nel Palazzo Reale di Napoli, amareggiata e annoiata dalla quarantena.

I corrieri più volte al giorno portavano le rispettive missive ai coniugi; ma la forzata lontananza intristì soprattutto il Re; ormai profondamente innamorato della moglie.

Quando finalmente Maria Amalia guarì, Carlo passando sotto le sue finestre la vide dietro alle vetrate; ne fu così emozionato da scrivere una lettera ai genitori in cui confessava tutta la sua felicità. Il 13 Marzo finita la convalescenza, gli sposi poterono riabbracciarsi. Il Re vide che il vaiolo le aveva deturpato il volto; ciò non gli impedì di continuare ad amarla.

Carlo notò pure, che durante la malattia, la sua sposa bambina era cresciuta, ed era ormai quasi una donna; tuttavia, bisognò aspettare gli inizi del 1740 perché fosse in grado di generare l’erede al trono.

VITA A CORTE

Nonostante fosse stato un matrimonio combinato, le affinità c’erano; e l’unione andava rinsaldandosi sempre più.

Condividevano il piacere della caccia, e gradivano la solitudine; per sottrarsi ai rituali di Corte, a Napoli c’erano di rado, preferendo la quiete delle dimore di campagna, prive di cerimoniali.

Maria Amalia comunque amava Napoli, e adottò ben volentieri la sua cultura; in particolare amava giocare al lotto, e si concedeva diverse serate al teatro.

I primi anni del regno di Carlo furono influenzati dalla Corte di Madrid, dove Elisabetta Farnese esercitava il suo controllo su Napoli tramite due nobili spagnoli: il Conte di Santisteban, primo ministro e tutore del Re, e il Marchese di Montalegre, segretario di Stato, a cui aveva affidato il figlio prima di inviarlo in Italia.

Il Conte Santisteban, per gli iniziali quattro anni del regno di Carlo, fu l’uomo più potente della Corte napoletana; tanto da decidere le amicizie e le frequentazioni del Re, controllando che nessuno avesse un’influenza maggiore della sua, sul giovane Sovrano.

Nel 1738 Carlo e Maria Amalia determinarono la “fine” del Conte di Santisteban di cui non sopportavano più l’invadente tutela; gli successe nella carica di Primo Ministro il Marchese di Montalegre, che ugualmente non riscuoteva le simpatie dei giovani Sovrani, ma la cui posizione era saldamente garantita da Elisabetta Farnese; che tramite uno stretto rapporto epistolare esercitava il controllo sul figlio.

Un’autorità più longeva dei due spagnoli fu progressivamente ottenuta dal giurista Bernardo Tanucci, che seppe imporsi come l’uomo più potente a Corte.

Siccome non poteva ancora occuparsi degli affari di Stato (perché, per il momento, il vero Re era sua madre), Carlo si dedicò a tutte quelle attività che non interessavano Elisabetta Farnese.

Fece riprendere gli scavi a Pompei ed Ercolano dando un nuovo impulso alle attività culturali della città; chiamò da Roma Vanvitelli, e gli affidò i lavori per il più imponente teatro d’Europa: il San Carlo; costruito in tempi rapidissimi, solo 270 giorni. Fondò la biblioteca Reale per sistemarvi quella dei Farnese portata da Parma, e rilevò la tipografia di San Severo. Diede vita alla Real fabbrica di porcellana di Capodimonte. Tutto iniziò dal corredo nuziale della sposa; Maria Amalia era la nipote di Augusto il Forte, fondatore delle celebri porcellane Meissen. Il cognato inviò dalla Sassonia una finissima tazza chiamata “ chicchera del Re”. Carlo l’apprezzò talmente tanto, che non solo volle adoperarla spesso, ma brigò talmente da attirare a Napoli il chimico tedesco Scheper, l’unico a detenere il segreto della fabbricazione. Affidò al chimico la ricerca delle terre adatte agli impasti; venne individuata una cava di caolino in località Fuscaldo (Cosenza). Nel 1743 iniziarono le produzioni di porcellana a “pasta tenera”. Il risultato fu che grazie alla miscela di caolino, feldspato e quarzo, si ottenne un magnifico effetto “sottovetro”. I primi modellatori furono la famiglia degli artigiani Gricci. I laboratori vennero impiantati dove oggi sorge il Museo di Capodimonte; fu lo stesso Carlo a supervisionare la scelta dei tecnici e dei decoratori.

LA POLITICA

La consapevolezza, e la determinazione della Regina cresceva pari passo con l’età.

Aveva preso coscienza dei problemi politici del suo Regno, e intendeva farsene carico, non essendo più disposta a rimanere la bambina silente e accomodante apparsa fino ad allora.

Appena sedicenne, infatti nel 1740, chiese l’intervento del padre affinché si proponesse come garante della neutralità del Regno di Napoli nei confronti di Giorgio II Re d’Inghilterra.

Ancora nel 1742 la posizione politica di Maria Amalia era poco influente e limitata; verosimilmente, intendeva imitare la dispotica suocera, senza averne (al momento) lo spessore né la caratura politica.

La morte di Filippo V, nel 1746, segnò per Carlo, l’emancipazione del Regno dalla Spagna e dalla tutela della madre. Da questo momento Carlo iniziò a regnare davvero, limitando sempre di più il potere dei Ministri legati a Madrid.

Tanucci godeva ormai della completa fiducia del Sovrano, rimanendo unico padrone della situazione, ma continuando a fingersi semplice esecutore delle volontà del Re.

Tanucci non coltivava idee illuministe, perché da toscano qual era, restava attaccato al concreto; ma il suo operato fu in effetti quello di un grande riformatore, determinato ad adattare l’assolutismo alle esigenze della società moderna.

La Regina come era naturale che accadesse, dopo cinque femmine, diede alla luce il sospirato erede maschio, entrando così, a far parte attiva del Consiglio di Stato.

Rafforzato il suo potere, e entrata di fatto negli affari di Governo, “interveniva in tutti i dispacci dei Segretari di Stato” e interloquiva “ in tutte le materie vivacemente”. Nel 1746, l’ambasciatore francese de l’Hopital così scriveva a Luigi XV: “ (…) questa principessa, ambiziosa dalla nascita aspira a governare, e può accadere che un giorno giunga ad avere in Europa una parte importante tanto più che aumenta la sua influenza sullo spirito del Re suo sposo”.

LA COSTRUZIONE DELLA REGGIA DI CASERTA

Come per le decisioni politiche, anche per l’edificazione del Palazzo Reale, Maria Amalia fu molto presente. Dei suoi desideri e voleri, il carteggio tra l’architetto Vanvitelli e il fratello Urbano ne da’ una concreta testimonianza: “ (…) sono entrato et anno avuto la clemenza di immettermi in solo congresso con il Re e la Regina, che con la cortesia et impazienza volevano vedere ciò che vi era dentro la cartella; onde baciato ad ambo le mani, gli ho mostrato li disegni a uno a uno, et in vero il gradimento è stato così eccessivo che io non posso sperarlo maggiore. Tre volte e più ha voluto la Regina riconoscere gli appartamenti e li comodi e tutte le parti (…) e la Regina a detto al Re: Quando vi sarà andato Vanvitelli voglio che ci facciamo una scorsa, e sul luogo vediamo tutto”.

La Regina chiese a Vanvitelli di sviluppare anche un piano regolatore per la città.

“(…) la Regina mi ha detto che vuole io faccia un disegno per la città di Caserta e le strade, perché chi averà da fabbricare vi fabbrichi con buona direzione, né più alto né più basso, ma tutto con ordine”.

Dalla grandezza e magnificenza della Reggia, la Regina si aspettava che ben rappresentasse la magnificenza del suo Regno.

“(…) Vanvitelli , fa che quest’opera sia il tuo capo d’opera, perché se sai fare et il disegno mi piace quanto mai si può dire (…)”.

Anche Carlo partecipò all’evolversi della costruzione; ma la Regina Maria Amalia, l’ultima parola la teneva per sé.

Giovedì 20 Gennaio 1752 con una solenne cerimonia fu posta la prima pietra della Reggia di Caserta; sotto di essa, fu sepolta una medaglia con un’incisione che recitava: “ Deliciae regis felicitas populi”.

Re Carlo e Maria Amalia di Borbone, in mezzo a quattro file di soldati che segnavano il perimetro del Palazzo, posero la prima pietra, sulla quale ne fu posta un’altra da Luigi Vanvitelli, progettista e direttore dei lavori. Sarà ricordato come uno dei più grandi e straordinari architetti-ingegneri del XVIII secolo.

Carlo ascese al trono di Spagna (col nome di Carlo III di Spagna) alla morte del fratellastro Ferdinando VI, nel 1759.

In Spagna il Re continuò la linea politica che aveva condotto nel Regno di Napoli, ottenendo degli ottimi risultati di Governo.

La Regina lasciò la sua amata Napoli per andare insieme al Re a governare in Spagna; e non vide mai la Reggia ultimata.

Non nascose quanto detestasse la Spagna e gli spagnoli.

Morì di tubercolosi un anno dopo, a nemmeno trentasei anni nel Palazzo del Buen Retiro il 27 Settembre 1760. Fu sepolta nel Monastero dell’Escorial, l’unico luogo che aveva apprezzato della Spagna.

L’amato sposo la raggiunse il 14 Dicembre 1788 lasciando il trono di Spagna al figlio Carlo IV e il trono di Napoli al terzogenito Ferdinando IV.

Carlo di Borbone per il suo operato, può essere inserito nella corrente dei Monarchi Illuminati.

Lucia Di Rubbio

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