Alta Terra di Lavoro

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MARIA LORENZA LONGO, MONASTERO CLARISSE CAPPUCCINE DI NAPOLI

Posted by on Giu 13, 2017

MARIA LORENZA LONGO, MONASTERO CLARISSE CAPPUCCINE DI NAPOLI

Un maledetto intruglio

Maria Longo nacque probabilmente il 1463 in Spagna, forse a Lerida, dalla stirpe dei Richenza, stimata per eminenti virtù civili e religiosi.

Giovanissima andò in sposa al giusperito Ioannes Llonc, reggente della cancelleria del re e da lui fortemente stimato.

Da questo riuscito matrimonio si congettura che siano nati tre figli, ma si ha certezza storica, da un documento notarile del 1515, soltanto di una figlia di nome Speranza.

Gli anni trascorrevano in idilliaca serenità. Nella loro casa c’era identità di ideali, armonia di cuori, agiatezza economica,atmosfera sentimentale e profondamente religiosa. Sembrava che niente potesse mai turbare tanta felicità. Eppure un funesto giorno accadde l’imprevedibile. Appunto per la rettitudine morale, a cui si accoppiava una gran fermezza di carattere,al momento opportuno,la Madama Longo  sapeva essere anche molto energica nel richiamare al dovere chi mancasse. Ora, tra la servitù, vi era una serva, la quale più volte aveva meritato di essere rimproverata  per il suo spirito di insofferenza e ribellione. Un giorno però, questa sventurata decise di sfogare il suo diabolico odio accumulato  da tanto tempo nel suo animo contro la sua padrona. L’occasione le fu data da un festa di ballo che si teneva nella casa dei Longo. Al momento del rinfresco, pose nella coppa della padrona un nefando intruglio velenoso. La povera signora avvertì subito dolori e convulsioni atroci,e la festa svanì in un’affannosa corsa ai rimedi capaci di scongiurare la catastrofe. Riuscirono a salvarle la vita, ma si ridusse ad un ombra di se stessa ,tutta rattrappita e paralitica,bisognosa di mille cure e premure.

 

Un personaggio misterioso 

Erano passati anni da quel tristissimo episodio, che aveva reso la vita di Maria Longo tutto un doloroso tessuto di silenzio e di amorosa rassegnazione alla volontà di Dio, quando nell’autunno del 1506,il marito fu invitato da Ferdinando il cattolico a venire a Napoli. Questi che da poco aveva spodestato con turpe tradimento il nipote Federico II d’Aragona e aveva sconfitto i pretendenti francesi si recava a prendere personalmente possesso del regno delle Due Sicilie.

Maria ,essendo paralitica era in dubbio se seguire il marito o rimanere in Spagna. Decise, vista la sua fede ,di rivolgersi al suo confessore che le consigliò di pregare molto. Al termine di questo periodo di discernimento il confessore decise ella si rivolgesse per consiglio e risoluzione di questo fatto ad un santo eremita da lei conosciuto di fama. Quest’uomo di Dio di cui si ignora il nome le mandò a dire  che ella se ne andasse con il marito perché Dio l’avrebbe donato salvezza e che si sarebbe servita di lei in quella terra straniera.

Obbedendo prontamente a questo consiglio, nonostante molti la sconsigliassero vivamente, date le sue condizioni, Maria si disse pronta a partire alla volta della sconosciuta capitale  del Mezzogiorno d’Italia, insieme con tutta la sua famiglia.

E vi approdarono il 1 novembre 1506 con la flotta navale spagnola,forte di 50 galee,dopo una navigazione interminabile di due mesi.

Come dignitari del governo, trovarono alloggio sulle prime a Rua Catalana, nei pressi del porto. In seguito, però, si trasferirono più nell’interno della antica Neapolis greco-romana, verso san Domenico o via Tribunali.

Intanto il 30 giugno 1507,Re Ferdinando tornò in Spagna e forse Ioannes Llonc dovette riaccompagnarlo. Di lui non si conosce la sorte, ma è certo che nel 1509 la moglie Maria, vedova a 46 anni, era ridotta  in uno stato da potersi considerare un povero relitto, rinchiusa sempre più nel silenzio e nella preghiera.

In questo anno, probabilmente incoraggiata da qualche persona amica, deliberò di attuare un suo antico progetto: visitare la Santa Casa della Madonna a Loreto. E vi andò in compagnia della figlia Speranza e del genero Gerardo di Omes, incurante della lunghezza e dei disagi di un viaggio che avrebbe dovuto seriamente impensierire perfino chi si trovasse nel pieno del suo vigore fisico.

Raggiunta la meta tanto sognata nei primi giorni di Giugno,si fece portare immediatamente al santuario, all’epoca in costruzione essendo divenuto da poco parte del patrimonio pontificio, nella speranza di ascoltare messa. Però data l’ora piuttosto avanzata tutti i sacerdoti avevano ormai celebrato. Anche il suo cappellano era introvabile. Tuttavia mandò suo genero in sacrestia perché si accordasse con il sacrestano per la celebrazione della messa della feria VI di Pentecoste che comincia con il versetto:” La mia bocca proclami la tua lode”. Mentre prendevano tali accordi si presentò con i paramenti un sacerdote sconosciuto che avvicinandosi all’altare della santa Cappella cantò proprio quell’introito.Col cuore mosso da misteriosi presentimenti Maria raggiante di gioia ascoltò la Messa con grande devozione. Alla lettura del Vangelo del Paralitico, infermo da 38 anni, mentre il sacerdote pronunciava le parole: ”Dico a te alzati”, la signora Longo avvertì in maniera molto sensibile una mano che passava, risanandole, sulle sue membra malate. Avvertì quindi in tutto il suo essere un tremore che  partendole dai ppiedi le squassò tutta la persona, risvegliando energie e provando un irresistibile bisogno di alzarsi, di muoversi di camminare di agire come una persona sana  e come lei non faceva da lunghissimi anni. Allora si abbandonò ad un pianto dirottissimo ringraziando Dio e la Madonna per la misericordia usatale. Voleva anche ringraziare quel misterioso sacerdote ma non fu in alcun modo possibile rintracciarlo nonostante fossero stati inviati uomini alle porte della città per cercarlo.

A ricordo dello strepitoso avvenimento, Maria al suo nome volle aggiungerne un altro e da allora in poi si chiamò Maria Laurenzia. Ai piedi della Vergine forse vestì anche l’abito del terz’ordine francescano per esprimere in modo ancor più tangibile il suo fermo proposito di una vita di maggiore intensità spirituale.

 

L’invito di un notaio genovese

Al ritorno a Napoli volle dedicarsi al servizio degli ammalati e cominciò a frequentare l’ospedale di san Nicola al Molo Piliero sotto Castel Nuovo. Sulle prime vi andò come benefica visitatrice, poi, resasi consueta e familiare vi restò come instancabile e premurosa infermiera. Lì Maria contava di trascorrere nel nascondimento e nell’operosità tutti gli anni che le restavano da vivere, ma dopo circa 10 anni di servizio presso l’ospedale ebbe un giorno la visita di un personaggio che doveva dare una svolta nuova ai suoi già tanto operosi giorni.

Il personaggio che doveva segnare un nuovo indirizzo nella vita della Longo era Ettore Vernazza, un notaio genovese votatosi a promuovere l’opera degli incurabili cioè l’opera di assistenza a quegli infelici apparsi refrattari ad ogni cura e abbandonati al proprio dolore. Costoro, infatti, erano i colpiti dal cosiddetto mal francese o lue venerea che a Napoli comparve specialmente dopo la calata di Carlo VIII. Li si vedevano ricoperti di piaghe purulente con la faccia tremendamente mutilata come lebbrosi. Il Vernazza era rimasto vedovo e si diede all’attuazione di queste opere nello spirito della sua maestra S.Caterina Fieschi Adorno di cui scrisse anche un’apprezzatissima biografia.

Non avendo ricevuto l’appoggio dei genovesi presenti a Napoli, insieme a P.Callisto da Piacenza, fondò la Compagnia dei Bianchi,congrega di uomini incappucciati che portavano gli ultimi conforti ai condannati a morte nel momento in cui venivano giustiziati. Da nessuno però riuscì ad avere il sostegno per la fondazione degli Incurabili, finchè non individuò nella Venerabile la persona giusta per i suoi propositi: ella infatti era catalana come la maggior parte di nobili presenti a Napoli, inoltre era ricca  ed infine la sua guarigione l’aveva resa nota ai napoletani che la stimavano anche per la carità verso i malati. Di fronte a tale proposta il cuore generoso della Madre Lorenza non si tirò indietro e accolto l’invito aiutò il Vernazza ad elemosinare il necessario per l’ospedale e a procurare i letti, fissando la prima residenza all’Ospedale a S.Nicola al Molo il 27 settembre 1519,fino a che non si fosse trovato un altro luogo più ampio. ino a questo punto la Madre Lorenza pensa di aver fatto tutto il suo e cerca di dissociarsi  da un impresa che sorpassava le sue forze.Ed invece il Vernazza ,intuito che l’opera senza di lei sarebbe venuta meno assunse un atteggiamento di forza tanto che durante un colloquio le disse: ”Signora voi siete quella che Dio ha ordinato che debba governare il nostro hospitale”.Di fronte a tanta insistenza la signora Longo provò ad opporsi con fermezza  e forza. E come sempre arrivò puntuale la conferma del Signore. Una mattina andata a messa, sentì una voce che le chiedeva: ”Amavi tu tuo marito? ”e lei rispose in catalano: ”Mira ”che significa moltissimo ed ancora: ”Ami i tuoi figli?” e lei rispose ancora “Mira”. Infine la voce le chiese: ”E perché non ami me che ti ho fatto tante grazie ed in ultimo ti ho restituito la salute? ”.Maria capì per illuminazione dello Spirito santo che doveva occuparsi di quei poveri incurabili perché in essi avrebbe visto il volto di Cristo.

fonte

cappuccine33.it

 

trentatre

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