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Martiri di Casamari 13 maggio 1799

Posted by on Apr 30, 2017

Martiri di Casamari 13 maggio 1799

Nella primavera del 1799 i rivoluzionari francesi, che avevano instaurato in Napoli la Repubblica Napoletana, erano stati costretti dall’esercito della Santa Fede organizzato dal cardinale Fabrizio Ruffo, e dalla presenza della flotta inglese, ancorata nelle isole di Ischia e Procida, a prendere la via del ritorno, risalendo la penisola per la litoranea, attraverso Gaeta e Terracina.

Un distaccamento dell’esercito, di circa quindicimila unità, al comando dei generali Vetrin e Olivier, prese però la strada interna, giungendo il 10 maggio a Cassino, spopolata dagli abitanti rifugiatosi sui monti. La millenaria abbazia benedettina di Montecassino fu devastata, saccheggiata e profanata, dai circa 1500 uomini della colonna del generale Olivier, saliti fin lassù; fortunatamente i monaci si erano messi in salvo a Terelle, portando con loro le cose più preziose e artistiche. La ritirata continuò nella provincia di Frosinone e cittadine come Aquino, Roccasecca, Arce, l’11 maggio 1799 furono saccheggiate e alcuni abitanti uccisi; in seguito i francesi anziché deviare per Ceprano, si diressero a Isola del Liri dove, il 12 maggio, perpetrarono ogni sorta di violenza, saccheggio, profanazione di chiese e distruzioni perpetrando un efferato eccidio di oltre cinquecento persone, che avevano cercato di opporre una debole resistenza; gli oltre cinquecento nomi, sono annotati nel registro dei defunti della Chiesa di San Lorenzo, tutti uccisi il 12 maggio 1799, giorno di Pentecoste. Dopo l’eccidio, mentre la truppa riprendeva la strada per il Nord, un drappello di venti soldati sbandati, -«venti leopardi¬, -il 13 maggio, alle otto della sera, penetrò all’interno dell’Abbazia di Casamari, alla ricerca di altro bottino. Fu una notte di spavento, di dispersione, di sangue, di morte… di martirio. Mentre gli altri monaci, come uno stormo di miti colombe spaventate, cercavano all’impazzata scampo per ogni dove, sei di essi

coraggiosamente ed eroicamente, restarono a difesa dell’Eucaristia, cercando di nascondere le sacre pissidi o riparando alla profanazione, raccogliendo le particole consacrate disperse sull’altare e per terra. La soldataglia atea sfogò su di loro la rabbia di non trovare denaro ed oggetti preziosi, tranne i calici sacri difesi dai monaci e a colpi di sciabola, baionetta, archibugio, uccise i sei cistercensi prima di lasciare l’abbazia. Essi sono: il priore, padre Simeone Cardon; padre Domenico Zawrel, fra Maturino Pitri, fra Albertino Maisonade, fra Modesto Burgen, fra Zosimo Brambat. I corpi dei sei martiri, furono poi sepolti dai confratelli ritornati dopo il gran pericolo; attualmente riposano nella chiesa abbaziale.

Padre Simeone Cardon

Priore e cellerario, nacque a Cambrai, fu monaco benedettino a Parigi, durante la Rivoluzione fuggì dalla Francia e raggiunse rocambolescamente Casamari il 5 maggio 1795, dove vestì l’abito cistercense e, poi, emise la professione di stabilità. Per bontà ed esemplarità di vita fu nominato, prima economo e successivamente, priore dell’abbazia. All’approssimarsi dell’esercito francese in ritirata, dapprima decise di fuggire con i monaci, ma poi, li esortò a rimanere. Il 13 maggio egli accolse il drappello degli sbandati e distribuì loro cibo e bevande; davanti alla loro furia distruttiva, dapprima si nascose nell’orto, ma rientrato in sé, ritornò nella sua cella dove fu assalito dai soldati che reclamavano i tesori del monastero. Con la sciabola fu ferito alla testa ed alle mani mentre cercava di parare i colpi. Morì verso le sette del mattino seguente; aveva cinque ferite, due colpi di baionetta nel corpo, un colpo di sciabola nella testa, uno sul braccio destro e uno sulla coscia sinistra.

Padre Domenico Zawrel

Maestro dei novizi, nato a Codovio in diocesi di Praga, fu dapprima religioso domenicano della Congregazione di Santa Sabina di Praga. Venne a Casamari nel maggio 1776, il mese seguente ricevette l’abito di novizio e, l’anno dopo, professò i voti solenni.

Nella tragica notte del 13 maggio, raccolse per due volte le sacre specie sparse, prima nella chiesa, poi nella cappella dell’infermeria, dove rimase in adorazione con due altri confratelli, fra Albertino e fra Desideo. Furono sorpresi da tre soldati che gettarono per terra le particole, uccisero con due colpi di sciabola fra Albertino, ferirono gravemente fra Desidero, “e infine lasciarono morto ai loro piedi anche il padre Domenico, dopo avergli tirati più colpi di spada sul capo ed in altre parti del corpo; subito spirò nella medesima cappella dicendo: Jesus Maria”.

Fra Maturino Pitri

Oblato di Fontaineblau, figlio di uno dei giardinieri del re di Francia, fu arruolato e, poi, destinato alla campagna in Italia. Nel gennaio del 1799 fu colpito da una terribile asma di petto e da febbre e fu ricoverato, con altri undici commilitoni, nell’ospedale “La Passione” di Veroli. Dichiarato prossimo a morte, si confessò al Padre Simeone Cardon che era capitato nell’ospedale e gli dichiarò di voler vestire, se fosse guarito, l’abito cistercense. Tre giorni dopo, perfettamente guarito, fu nascosto per una notte nell’appartamento del curato dell’ospedale, don Giuseppe Viti, e di buon mattino, fu poi accompagnato a Casamari. Il 13 maggio, raggiunto da un colpo di fucile nel corridoio del noviziato, si trascinò e morì nella sua cella.

Fra Albertino Maisonade

Corista, francese di Bordeaux, dopo lo scoppio della Rivoluzione fuggì e si portò a Casamari, dove fu ricevuto ed ammesso fra i monaci del coro.

Nel novembre del 1792 vestì l’abito di novizio e, nell’anno successivo, emise la professione semplice secondo un privilegio, allora specialissimo, concesso alla Comunità di Casamari. Esemplare negli atti di vita comunitaria, manifestò sempre una devozione profonda per l’adorazione del Sacramento dell’altare. Il 13 maggio, all’arrivo dei francesi, invece di fuggire si ritirò in adorazione davanti al Santissimo Sacramento che era stato profanato nuovamente nella cappella dell’infermeria.

Raggiunto dai soldati francesi, fu colpito e finito a colpi di sciabola sul posto, con padre Domenico Zawrel.

Fra Modesto Burgen

Converso, francese di Borgogna, fu dapprima religioso nell’abbazia cistercense di Settefonti. Durante la Rivoluzione fuggì e si portò a Casamari dove fu accolto fraternamente. Nel gennaio 1796 fu ammesso al noviziato e, nell’anno seguente, emise i voti semplici. Anch’egli religioso di vita esemplare, in quell’infausto 13 maggio fu inseguito nel corridoio

del noviziato, fu raggiunto da un colpo di archibugio e poi finito a colpi di sciabola.

Fra Zosimo Brambat

Converso, milanese di nascita, chiese alla fine del 1792, di essere ricevuto in Casamari.

Trascorse due anni, secondo la consuetudine, con l’abito di oblato, poi, nel novembre 1794, fu ammesso al noviziato e, nell’anno successivo, emise la professione semplice nelle mani dell’abate Pirelli.

In quel terribile 13 maggio 1799, fu dapprima raggiunto da un colpo di archibugio e, poi, da colpi di sciabola mentre, nel disbrigo di un’obbedienza, “passava per la saletta per andare in refettorio e avanti la scala della farmacia”. Riuscì tuttavia a nascondersi, ma tre giorni dopo, il 16 maggio, morì poco fuori delle mura del

monastero, dopo essersi incamminato alla volta di Boville per ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi.

 

fonte

postulatorecistercense.com

 

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