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NAPOLI, togli la statua di Garibaldi e metti quella di Fra’ Diavolo – Alta Terra di Lavoro

Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

NAPOLI, togli la statua di Garibaldi e metti quella di Fra’ Diavolo

Posted by on Nov 25, 2017

NAPOLI, togli la statua di Garibaldi e metti quella di Fra’ Diavolo

Cervantes nei suoi scritti spesso parla di Napoli con toni entusiastici, vi consiglio di controllare cosa invece scriveva di Milano, e una delle sue frasi più famose è la seguente:

Napoli Gloria d’Italia e ancor del mondo lustro, madre di nobiltade e di abbondanza, benigna nella pace e dura in guerra.

 

Napoli nella sua millenaria storia ha partorito tanti personaggi che hanno contribuito a costruire il suo mito e non basterebbe una collana di 30 Tomi per nominarli tutti, ma se dovessi pensarne ad uno che racchiude in se tutte le caratteristiche dell’essere Napoletano  è certamente Michele Arcangelo Pezza alias Fra’ Diavolo.

Fra’ Diavolo nonostante non nasce a Napoli, era un Napolitano nato in Alta Terra di Lavoro ad Itri per l’esattezza,  aveva tutti i cromosomi tipici del popolo Napoletano, non degli Italiani nati a Napoli, e si può tranquillamente dimostrare.

Fra Diavolo’ aveva una intelligenza superiore, un intuito e una velocità di pensiero fuori dal comune e anche grazie a queste virtù si può tranquillamente affermare che è stato l’inventore della guerriglia che tanto ha fatto penare il più potente esercito dell’epoca, quello Francese. Sapeva muoversi con estrema velocità e non soltanto nel suo territorio ma in tutto il Regno, un vero Lazzaro di Provincia.

Fra’ Diavolo aveva un coraggio leonino e riusciva a trasmetterlo alla sua “Massa” , così si chiamava l’esercito  composto dal popolo che in tutto il Regno nacquero spontaneamente come funghi per contrastare l’invasione dell’esercito Francese Napoleonico,  che ha fatto letteralmente impazzire i Giacobini.

Fra’ Diavolo aveva grande fantasia e creatività infatti in tantissime occasioni è riuscito a sfuggire alla cattura attraverso sotterfugi e travestimenti, mitico quando si spacciò per un prigioniero per oltrepassare un posto di blocco Giacobino.

Fra’ Diavolo, nato Bastaio e morto Duca, ha dimostrato di avere l’aristocraticità nel Dna tipico dei Lazzari Napoletani nei rapporti personali con i superiori , con il Re e con le sua truppa. Il suo carisma, la sua personalità, che gli ha permesso di conquistarsi il rispetto di tutti, non facendo “chiacchiere” ma “i fatti”, in tempo di guerra come in tempo di pace.  Tra il 1799 e il 1806 visse a Napoli dove mise famiglia e tolto il vestito di Fra’ Diavolo indossò quello di Michele Arcangelo Pezza vivendo in quel breve periodo di pace con uno stile tipico di chi è Aristocratico per volontà divina.

Era un uomo generoso infatti anticipò per conto del Re una carovanata di Ducati per pagare i suoi soldati apparendo ai loro occhi una persona leale e affidabile, fu fedele al suo Re anche quando Ferdinando IV venne meno al suo impegno.

Per come ha vissuto, 35 anni, è diventato un eroe ammirato e osannato dagli amici ma soprattutto dai nemici, i Francesi impazziscono ancora per lui, ma per come è morto è diventato un Mito, non bisogna dimenticare che la nostra è sempre la terra dei Miti. Dopo la sua cattura, avvenuta come spesso accade a seguito di un  tradimento, i Francesi gli proposero di passare tra le loro file facendogli conservare il grado di Colonnello ma Fra’ Diavolo rifiutò per non tradire il suo Dio, il suo Popolo e il suo Re facendosi impiccare a P.zza Mercato l’11 novembre 1806.

Ebbene Signori il Napoletano, non certamente l’Italiano nato a Napoli, non è tutto questo?

La Grecia dall’Impero di Romano in poi ha perso i suoi fasti, i Turchi l’hanno invasa per secoli come oggi la Germania con la scusa della Comunità Europea, ma quando parli con un Greco lui è fiero e superbo come se vivesse 3000 anni fa perché si sente figlio di Achille, Ulisse, Leonida, Ettore, si sente figlio di un Mito, porta dentro di se l’Identità Greca e l’emozione trasmessa da  questo sentimento e da questi personaggi  che continuano a vivere nel suo cuore e nella sua anima pur sapendo che sono uomini di fantasia omerica.

Noi, di popoli ellenici ed italici ne abbiamo una miriade, personaggi che vissuti da eroi son diventati dei Miti per come sono morti ne abbiamo tanti quindi, perché non adottiamo come nostro simbolo Michele Arcangelo Pezza alias Fra’ Diavolo? Non è un personaggio di fantasia, a differenza di quelli Omerici, ma esistito in carne ed ossa e per tutte le ragioni sopra addotte incarna il Mito Napoletano, Napolitano, Ellenico e Italico. In questa sede possiamo coniare un nuovo termine, ITAL-NAPOLETANO, dove per Ital s’intende un ITALICO.  La retorica risorgimentale campa con i simboli di Micca, dei Fratelli Bandiera e tanti altri che abbiamo sempre subito fin da bambini ma che alla fine non ci hanno mai emozionato perché istintivamente sapevamo che erano figli di una propaganda mentre un personaggio come Fra’ Diavolo, per la sua unicità, nonostante è stato tenuto nell’oblio dipingendolo come un delinquente comune, ci emoziona, ci fa venire la pelle d’oca già quando cominciamo ad apprendere le sue gesta.

Dobbiamo ringraziare e baciare i piedi a chi da anni va negli archivi a trovare documenti identitari e farceli conoscere attraverso la pubblicazione di libri e a costo di grandi sacrifici anche economici, spero che Dio ce li conservi più a lungo possibile e penoso è chi pensa e afferma che molti di questi lo fanno per vendere libri, ma ora è arrivato il momento di affiancare alla conoscenza  l’Emozione, la Passione, l’Orgoglio.

Andiamo in giro con la nostra bandiera pur sapendo che il passato non tornerà più, inutile illudersi, ma lo facciamo perché vogliamo far sapere a chi ci ascolta e a chi ci guarda quello siamo e che sono, da dove veniamo e che la nostra non è una civiltà ma la Civiltà. Questa opera avrà un facile successo se parliamo dei nostri Miti che sono esistiti realmente, solo così possiamo trasmettere una Emozione la stessa che vive quotidianamente un Greco.

Fra’ Diavolo ci può dare una mano in tutto questo, conoscere e sapere l’uomo e le sue imprese ci permette di vivere il quotidiano con più forza e carisma sia se siamo operai, avvocati, giudici, imprenditori, artigiani o docenti ed ecc. ecc.  Se dentro di noi sentiamo l’emozione di sentirci figli di Fra’ Diavolo assumeremo una forza e un carisma che ci permetterà sempre di guardare il resto del mondo alla pari senza soffrire di complessi di superiorità o di inferiorità, ci sentiremo con orgoglio degli sconfitti della storia ma mai dei perdenti. Vediamo in giro la figura del Che ovunque, soprattutto tra i giovani, ma sono certo che se si conoscesse la vita e le imprese di Fra’ Diavolo, al fianco del mitico guerrigliero Argentino troverebbe posto anche il Mito nato ad Itri in alta Terra di Lavoro.

Sabato 11 novembre abbiamo ricordato e commemorato, seconda edizione, il sacrificio di Michele Arcangelo Pezza in maniera molto spartana e improvvisata ma nonostante ciò tutti i presenti hanno vissuto con molto emozione i momenti  salienti della serata coordinata dal Prof. Vincenzo Guli, Alfredo Saccoccio e da Giancarlo Rinaldi.

La cosa più importante è che c’erano alcuni giovani e abbiamo offerto una corona di fiori a Fra’ Diavolo anche alla presenza di  bambini che con lo stile classico degli “scugnizzi” chiedevano informazioni, c’era chi le usava per “strunziarci” ma c’era chi voleva sapere chi fosse Fra’ Diavolo e perché lo stavamo ricordando dimostrando, inconsapevolmente, che Fra’ Diavolo era li presente attraverso loro.

Cosa importante, che mi ha fatto capire che è stata una serata importante e seminativa, è stata quando, dopo un paio di ore, un ventenne presente mi chiama  e con toni entusiastici mi chiedeva ulteriori informazioni su Fra’ Diavolo e se avessi dei libri da prestagli perché aveva fame di sapere e  voleva conoscere il Mito Itrano.

Questo episodio mi ha generato un sentimento di gioia ma allo stesso tempo di tristezza, gioia perché in quella sera avevamo gettato un seme che in poco tempo già aveva attecchito, tristezza perché basta cosi poco per creare una nuova generazione consapevole ed identitaria con un forte senso di appartenenza. Se la maggior parte di noi invece di pensare a come distruggere quello che altri fanno, a rivolgerci sempre ai soliti noti che a distanza di tempo sono diventati solo i membri di una clac, se la finissimo di essere autoreferenziali e cominciassimo a servire e non a servirci della nostra storia pensando a parlare ai giovani e a chi è ignaro della propria identità otterremmo dei risultati importanti e incancellabili.

Quando a un nostro giovane fai conoscere chi è e da dove viene da solo si strappa l’abito del relativismo e del pensiero unico che da Voltaire in poi ci vogliono per forza cucire addosso per renderci degli automi privi di libertà e intelligenza. Sempre il nostro giovane se va in giro per il mondo sentendosi fieramente ITAL- NAPOLETANO sapendo che dentro lui c’è anche un pezzo del Mito di Fra’ Diavolo si sentirà sereno  con una forte autostima e non si sentirà mai solo e schiavo di qualcuno. Avrà una sana superbia sentendosi un fortunato, non un figlio delle teorie lombrosiane, ad essere nato nella Terra che per secoli è stato Il Regno di Napoli, di Sicilia e delle Due Sicilie e sentirà un forte senso di appartenenza, lo stesso che ha un Greco.

Sabato 11 era presente anche Giuseppe Serroni che ha lanciato una provocazione che molti hanno fatto propria, bisogna togliere la statua di Garibaldi e mettere quella di Fra’ Diavolo perché in ogni napoletano, tranne sempre per gli italiani nati a Napoli, c’è l’essenza di Fra’ Diavolo e lui se ha vissuto da Eroe e morto da Mito  è perché dentro di lui c’è l’essenza del Napoletano.

Pensate che Emozione un giorno vedere la statua di Fra’ Diavolo a P.zza Ferrovia (ora Garibaldi), al solo pensiero mi viene la pelle d’oca, è utopia? È un sogno? Forse si ma non costa nulla e se questa utopia e questo sogno nato dal cuore di Giuseppe Serroni lo diventa di tanti forse un giorno potrebbe diventare realtà.

Claudio Saltarelli

 

 

2 Comments

  1. È piazza mercato, crocevia storico della rivoluzione napoletana

    • scusa non riesco a capire cosa vuoi dire, grazie per l’attenzione

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