Alta Terra di Lavoro

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NEL 1799 CASTELFORTE ERA SANFEDISTA E REALISTA

Posted by on Mar 25, 2020

NEL 1799 CASTELFORTE ERA SANFEDISTA E REALISTA

Nel lungo viaggio in Terra di Lavoro e nel Regno che l’Ass. Id. Alta Terra di Lavoro per divulgare il ripristino di verità storiche che riguarda il fatidico 1799 ha fatto tappa anche a Castelforte dove grazie all’impegno del Pasticciere del Re Dario Saltarelli, a quello  della Biblioteca Comunale di Castelforte ma soprattutto grazie alla volontà del Sindaco Giancarlo Cardillo è stato presentato il libro sull’epopea dei Sanfedisti guidati dal Card. Fabrizio Ruffo scritto da D. Petromasi e stampato in forma anastatica dalla suddetta associazione con il saggio introduttivo dello storico Laborino Fernando Riccardi.

Castelforte dalla nobile, aristocratica e antica storia dove si nota ancora una influenza Greca, basta ascoltare la musicalità nella lingua, per esser stata inserita nel territorio della Pentapoli Aurunca e per aver visto fiorire l’opera dei filosofi  “Neoplatonici”, il più famoso è stato certamente Plotino da Suio, nel 1799, come nel decennio francese e nel 1860, decise di tener fede alla propria vocazione identitaria e tradizionale senza tradire il proprio Re, Ferdinando IV di Borbone, la propria fede, quella cattolica apostolica romana,  passando alla storia come una dei più agguerriti  paesi Sanfedisti e Realisti.

Nella primavera del 1799 un paese intero, compreso le sue campagne, si armò per contrastare e rigettare l’invasione dell’esercito più imponente dell’epoca, quello Giacobino Francese che con la scusa di portare libertà, uguaglianza e fratellanza invase il Regno di Napoli soltanto per saccheggiare, rubare ed ammazzare, e anche grazie al contributo del mitico Colonnello Itrano Michele Pezza, alias Fra Diavolo, riuscì inizialmente ad sconfiggere l’esercito transalpino infliggendogli  gravi perdite e umilianti sconfitte.

Le cronache dell’epoca raccontano di un popolo in festa nel portare in trionfo il giovane guerrigliero Aurunco, Fra Diavolo, per i successi iniziali ottenuti ma raccontano anche la rivincita dell’esercito Francese che riuscito finalmente ad entrare in paese, nei giorni di pasqua, rastrello ad una ad una tutte le case, bruciandole, della popolazione “Napolitana” compiendo stragi di una ferocia inaudita e lasciando una scia di sangue che nemmeno con le invasioni barbariche si erano viste.

Il convegno che s’è tenuto il 9 marzo 2019 a 220 anni da quell’anno epico, nella Sala Consiliare della casa Comunale nobilitata dai bellissimi affreschi realizzati da Cosmo Porchetta che rappresentano il nobile spirito del popolo di Castelforte emerso nelle Insorgenze Borboniche del 1799 e del 1860 e nei drammi della seconda guerra mondiale che hanno lasciato delle ferite mai rimarginate nella comunità laborina.

Il convegno è stato un esempio di democrazia reale infatti si sono confrontati, anche vivacemente, due diverse posizioni tra l’autorità Comunale, degnamente  rappresentata dal Sindaco Antonio Cardillo, su chiare posizioni giacobin-risorgimentali e l’Associazione Id. Alta Terra di Lavoro che ha editato il testo del Petromasi, che ha delle note posizioni legittimiste. Questo confronto  ha appassionato il pubblico presente attento fino all’ultimo secondo, come avviene ovunque andiamo a narrare il 1799 e l’epopea dell’esercito Reale e Cristiano guidato dal Card. Fabrizio Ruffo, anche perché non sapeva delle vicende dei suoi gloriosi e coraggiosi antenati almeno nella sua componente maggiore.

All’altezza dell’uditorio si sono dimostrati i relatori, il preparato ed esperto di Storia locale Almerindo Ruggiero e il noto storico Laborino, membro della Società di Scuola Patria di Napoli e di Terra di Lavoro, Fernando Riccardi autore del saggio introduttivo, hanno fatto da cornice i monologhi teatrali in lingua Laborina di Raimondo Rotondi .

Di seguito tutti i video degli interventi e alcune foto

Claudio Saltarelli

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