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Nicola Zitara uno stefanaconese acquisito

Posted by on Set 4, 2017

Nicola Zitara uno stefanaconese acquisito

Nato a Siderno (RC) da Vincenzo, oriundo amalfitano, e da Grazia Spadaro, di famiglia siciliana, discendeva da una famiglia ottocentesca d’imprenditori, originaria di Maiori, i quali possedevano velieri da trasporto merci e che ai primi del Novecento si trasferì dalla Costiera Amalfitana alla marina di Siderno, allora pressoché deserta.

Frequentò il liceo classico a Locri e l’università a Napoli, per poi laurearsi in giurisprudenza a Palermo. Dopo gli studi collaborò con il padre per diversi anni nell’azienda di famiglia, per poi trasferirsi a Cremona quale insegnante di diritto ed economia. Rientrato a Siderno nel 1961, dopo la morte del padre, prese la conduzione dell’azienda, ma congiunture sfavorevoli al mercato meridionale lo portarono a chiuderla. L’esperienza negativa lo segnò profondamente, e lo portò ad iniziare uno studio intenso delle leggi economiche e a compiere un’approfondita riflessione sulle vicende dell’Italia meridionale pre e postunitaria.

Da socialista seguì fiducioso la scissione del 1964 che portò alla fondazione del PSIUP, di cui divenne segretario di federazione a Catanzaro. Ebbe a confrontarsi con uno dei massimi dirigenti politici, Vittorio Foa, da lui ammirato come uomo ma non altrettanto come politico, visto che a quell’esperienza seguì una delusione e l’allontanamento definitivo dalla politica sistemica, da lui criticata aspramente come un male per tutta la “nazione meridionale” (come usava dire).

Si diede al giornalismo, e con grande successo divenne pubblicista e fondò con Titta Foti il settimanale Il Gazzettino del Jonio; fu direttore di Lotta Continua e nel 1968 fu chiamato a Vibo Valentia a dirigere la redazione dei Quaderni Calabresi presso il Circolo Culturale “G. Salvemini”, fucina d’incontri con i maggiori esponenti della cultura calabrese e non solo (da Luigi Lombardi Satriani e Mariano Meligrana a Giacinto Namia e Sharo Gambino, da Saverio Di Bella a Marco Pannella, da Enotrio Pugliese al glottologo tedesco Gerard Rohlfs, fino all’economista siciliano Napoleone Colajanni).

Gli anni che seguirono al Sessantotto e ai moti di Reggio Calabria diedero a Nicola Zitara l’occasione per mettere a frutto la sua ampia e profonda visione delle leggi economiche e della storia d’Italia.

Scrisse a Stefanaconi, nell’attuale provincia di Vibo Valentia, dove visse per un lungo periodo con la famiglia, i suoi saggi più importanti, che ne fecero l’alfiere di un meridionalismo dissacrante, malvisto dall’establishment, ma non da critici ed economisti stranieri, tra i quali figura Samir Amin. Con il giudice Francesco Tassone, anima dei Quaderni Calabresi e presidente del Circolo Salvemini, fondò il Movimento Meridionale, ma senza il successo sperato.

Essendo un giornalista votato alla giustizia sociale, scrisse spesso su una pubblicazione domenicale di fattura non professionale, denominata “Il Volantino”, articoli che puntavano il dito sulle speculazioni locali. Ebbe per tali motivi una denuncia per diffamazione dalla quale fu pienamente assolto. Per questo può essere paragonato al grande scrittore francese Émile Zola.

Si rese promotore con Francesco Tassone di un’accusa contro Nino Bixio per strage. Il processo si rivelò un nulla di fatto. Negli ultimi anni la sua revisione storica delle vicende del Meridione dopo l’Unità lo convinse a sostenere la causa degli estimatori del Regno delle Due Sicilie, cosa che lo rese spesso malvisto o ridicolizzato specie nel suo paese di nascita, mentre altrove la sua opera veniva considerata addirittura profetica. Attorno alla sua figura infatti si coagulò un circolo di persone attualmente denominate “zitariani”. Nel 2003 fondò, con altre persone, una sede dell’Associazione Due Sicilie con sede a Gioiosa Ionica. Dal novembre 2010 al febbraio 2013 la sede ha recato il suo nome.

Peculiarità di Zitara era il conio di nuova terminologia, quale “stronzobossismo”, “toscopadano”, “Megale Hellas”, “nazione meridionale”, “liberalcapitalismo”, nonché una rivisitazione del termine “italici”.

Prima del Natale scorso sono riuscito a mettermi in contatto con la famiglia di Nicola Zitara, in particolare la figlia Lidia, e ho avuto modo di constatare che conservano tutti un ottimo ricordo dei lunghi anni che hanno vissuto a Stefanaconi. Ci faremo dire anche le impressioni, i ricordi e il vissuto a Stefanaconi del loro illustre familiare. Sarebbe auspicabile che la nostra comunità, in particolare l’Amministrazione comunale, si attivasse ad organizzare qualcosa in memoria del nostro compaesano acquisito, assegnandogli alla memoria la cittadinanza onoraria stefanaconese o dedicandogli una via. Un convegno sulla sua opera sarebbe una ottima idea! (G. B. Bartalotta)

Fu colpito da carcinoma prostatico, e dopo una lunga malattia morì nell’ottobre del 2010. Il vessillo e l’inno borbonico l’hanno accompagnato durante la cerimonia funebre.

Di lui rimane soprattutto l’opera di meridionalista, di economista e di storico revisionista, qualità interconnesse, coniugate in difesa della “nazione meridionale” con scientificità e rigore enciclopedico. Ogni punto di vista da lui sostenuto nei numerosi saggi pubblicati è infatti suffragato da una conoscenza profonda delle leggi economiche, da una severa messa in discussione delle fonti, da una visione pluridisciplinare. È così che poté tradurre la cosiddetta questione meridionale nei termini del problema dei Sud del mondo.

Scrive di lui Bruno Cutrì nel libro “Potere da spartire. Meridionalismo ascaro”: “Leggere gli scritti di Nicola Zitara è come vedere l’altra faccia della Luna. Dalla Terra non si vede, ma c’è ed è diversa da quella usuale. E per vederla bisogna fare uno sforzo titanico, pari a quello compiuto dalla NASA. Soprattutto bisogna eludere la congiura del silenzio che avvolge i suoi scritti ed i suoi pensieri guida.

Io l’ho fatto; avvalendomi dei miei mezzi di produzione tecnologici, ho impegnato la passione intellettuale per ritornare alle origini mediterranee e per ricostruire, in memoria elettronica, quella parte di realtà storica e culturale svanita nel rumore dei tromboni ufficiali.

Nicola Zitara mi ha guidato nei meandri della nazione meridionale, a cavallo della cosiddetta Unità d’Italia, ed ho scoperto l’altra faccia della Luna.”

Purtroppo non ho l’autore del testo, chi lo sa lo comunicasse.

 

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