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Orrore turco ed eroismo cristiano a Famagosta

Posted by on Mar 18, 2019

Orrore turco ed eroismo cristiano a Famagosta

L’indomabile conflitto tra veneziani e turchi nel Mediterraneo è costellato di episodi di eroismo. Il 29 maggio 1453 il Sultano Maometto II entra a Costantinopoli, in un mare di sangue, ponendo fine all’Impero Romano d’Oriente. Il Sultano, in spregio al nome cristiano, irrompe a cavallo nella Cattedrale di Santa Sofia (in seguito riattata a moschea) e scoppia con Venezia la guerra per Negroponte. Al Comandante veneziano Paolo Erizzo Maometto II aveva promesso salva la testa, se si fosse arreso: per non venir meno alla parola data, il barbaro lo fa segare in due.

Il Sultano Selim II trascorreva le giornate ubriaco nel suo harem. Invaghito del vino di Cipro o per desiderio di conquista, pretese la consegna dell’isola dai veneziani. Al loro rifiuto Mustafà Pascià (settembre 1571) occupò la capitale Nicosia. Bilancio: 20.000 morti, gran parte della popolazione schiava.

Mentre in Europa sorge la Lega Santa su impulso di Venezia e del Papa san Pio V, che avrebbe poi trionfato a Lepanto, a Cipro la situazione era disperata. Il Comandante Marcantonio Bragadin, men che 50enne, decise la resa per risparmiare la popolazione.

Il giorno dopo doveva iniziare l’imbarco dei veneziani per Creta. Bragadin chiese udienza al Pascià per la usuale cerimonia di consegna delle chiavi: adirato per lo scacco subito ad opera poche centinaia di soldati, lui con i suoi 250.000 guerrieri, con false accuse gli si avventò contro, mozzandogli naso e orecchie.

Inizia un incredibile crescendo di atrocità. Il Pascià fa impiccare tre volte il colonnello Martinengo; ordina di uccidere tutti i veneziani e gli abitanti dell’isola (i risparmiati finiscono schiavi) e le teste mozzate dei veneziani si accatastarono davanti alla sua tenda. Altri comandanti veneziani e greci sono bastonati, impiccati, squartati, le loro membra date in pasto ai cani.

Uno dei più atroci martìri della storia

Ma la sorte più tremenda attende Bragadin, l’eroico Capitano Generale di Famagosta: un lungo martirio che solo la forza della Fede, l’assuefazione al sacrificio e l’appartenenza a un illustre casato potranno fargli sostenere.

Il capo del Comandante era divorato dall’infezione che, dalle orecchie e dal naso mutilati, si era propagata a tutta la testa; era stato lasciato in una gabbia al sole, dove si sarebbe consumato per 12 giorni sino alla fine. “Se ti fai musulmano avrai salva la vita”, gli propongono gli aguzzini il quarto giorno.

Al deciso rifiuto, per indurlo ad apostatare lo legano a lungo sull’antenna di una nave; è ripetutamente tuffato in mare, fin quasi a soffocare; lo massacrano con cento frustate; poi è condotto per le strade, rinnovata via crucis, portando sulle spalle una grande cesta, zeppa di sassi e sabbia; incede fra lo scherno dei vincitori, finché non ha un collasso; infine, incatenato a una colonna sulla piazza principale di Famagosta, è scuoiato vivo a partire dalla testa, quindi squartato. Era il 17 agosto 1571 il giorno in cui il patrizio veneziano coglieva la palma del Martirio in cielo.

La sua pelle, riempita di paglia e rivestita delle insegne militari, è esibita quale macabro trofeo per le vie di Famagosta, insieme alle teste di altri tre capitani veneziani, indi issata sul pennone di una galea e portata fino al Sultano, a Costantinopoli.

Anni dopo un pugno di coraggiosi marinai veneziani s’impadronisce dei resti di Bragadin e li riporta a Venezia. Dal 1596 il Martire riposa nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, sacrario delle glorie dogali. Ma il sacrificio del Bragadin non fu vano. Lo sdegno per l’atroce assassinio commesso si diffuse ovunque e rese incrollabile il mondo cristiano nella volontà di sbarazzarsi del Turco.

Le ultime glorie veneziane

Nel 1645 tocca a Candia, capitale di Creta, investita da 60.000 turchi; ne segue un assedio di ben 22 anni, alleggerito da strepitose vittorie veneziane sul mare. Nel 1656 una squadra navale veneta forza addirittura lo stretto dei Dardanelli e bombarda Istanbul.

E anche l’ultima impresa della Serenissima, solo dieci anni prima della caduta, è la spedizione contro i pirati barbareschi (1786) che infestavano i porti nordafricani.

Salvatore Russo

fonte https://www.radioromalibera.org/cultura-cattolica/storia/orrore-turco-ed-eroismo-cristiano-a-famagosta/

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