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PALAZZO “MASSONE” DI SAN LORENZELLO CHE OSPITERA’ LA TERZA EDIZIONE DEL “PREMIO TERRA LABORIS”

Posted by on Mag 15, 2018

PALAZZO “MASSONE” DI SAN LORENZELLO CHE OSPITERA’ LA TERZA EDIZIONE DEL “PREMIO TERRA LABORIS”

Il Palazzo Massone di San Lorenzello, in provincia di Benevento, è stato riconosciuto bene culturale della Nazione, con Decreto Ministeriale del 16 marzo 1968, vincolato ai sensi della legge n. 1089 del 1°giugno 1939 sulla tutela del patrimonio artistico e culturale italiano e  riportato al suo antico splendore negli ultimi trentenni.

Sorge nel cuore del centro storico e ha due fronti: la facciata principale lungo via Roma, la strada centrale di San Lorenzello, e il portale di ingresso al muro di cinta dell’annessa area verde da via Pasquale Massone. La sua attuale fisionomia architettonica risale ai primi anni del ‘700, ma le strutture più antiche sono della fine del ‘500.

Due terzi del complesso sono oggi di proprietà dei discendenti di Casa Massone, la famiglia Lombardi d’Aquino. Un terzo, invece, è di proprietà dell’Ente Morale Fondazione Massone-Cerza per volontà dei germani Rachele e Pasquale Cerza, figli di Sofìa Massone, che donarono la loro proprietà per fini benefici.

Le prime notizie sulla Famiglia Massone di San Lorenzello risalgono al XVI secolo.

Nel 1514 un Massone stipulava atti notarili e nel 1567 la Famiglia era iscritta nell’Albo dei Benefattori del Carmelo, il Convento di San Lorenzello che ospitava i Padri Carmelitani . I Massone erano proprietari terrieri e industriali di panni-lana, titolari di “gualcherie”, le industrie prime industrie per la tinteggiatura delle stoffe.

Intensi gli scambi commerciali con lo Stato Pontificio, in particolare con Senigallia, sede all’epoca di una grande fiera del commercio.

Numerosi gli esemplari di monete in argento del sec. XVII custodite dai discendenti Lombardi d’Aquino.

Tra esse ducati e carlini del vicereame di Napoli e piastre con il conio dei Pontefici Urbano Vili, Sisto V e Paolo III.

Nei primi anni del ‘700, Nicola Massone, giurista, avvocato e notaio acquistò il Feudo della Sala insieme al titolo di Barone.

La proprietà terriera si estendeva dalla piana di Telese ai primi contrafforti del Matese beneventano, dove appunto sorge San Lorenzello. Nei secoli scorsi la Famiglia Massone ha avuto tra, i suoi componenti militari, diplomatici, alti funzionar! del Regno e prelati, filantropi, giuristi e musicisti.

Nel XIX secolo Lorenzo Massone fu inviato da Francesco I di Borbone in Sicilia con incarico e funzioni di Viceré.

Nel ‘900 i discendenti hanno dato lustro a questa dinastia, il cui cognome è oggi estinto, nelle professioni liberali, nell’arte, nella letteratura, nella musica e nel giornalismo.

La Famiglia Massone è rappresentata da due rami di discendenza: Di Domenico ( eredi di Agata Massone)

e Lombardi d’Aquino (eredi di Luisa Massone). Ristrutturato dopo i danni del terremoto del 1688, il palazzo con il suo insieme monumentale rappresenta il complesso più insigne di San Lorenzello è un esempio integro di barocchetto meridionale.

Alla fabbrica, nel primo periodo della ricostruzione lavorarono allievi di Cosimo Fanzago, chiamati anche per la ricostruzione di Cerreto Sannita.

Il cortile monumentale è stato realizzato in epoca successiva. Il portale, infatti, reca la data del 1757, certamente opera dei discepoli di Luigi Vanvitelli che, a Caserta, aveva appena iniziato la fabbrica della Reggia di Carlo III di Borbone. Del resto, come a Napoli, anche nei dintorni delle altre sedi regali, la nobiltà napoletana modellava le proprie residenze sull’esempio della Corte borbonica.

La corte, pavimentata dal caratteristico acciottolato locale e da un basolato in pietra viva, è a pianta rettangolare, con due scale aperte, anch’esse in pietra viva, nel classico stile vanvitelliano e con vaghe reminiscenze anche di Guglielmo Sanfelice, I’architetto del ‘700 napoletano famoso proprio per le sue scale sospese nello spazio.

Il cortile è preceduto da un androne dalla volta a padiglione con lo stemma affrescato di casa Massone. Di gran pregio le opere in pietra che incorniciano le scale e gli stucchi delle finestre.

All’interno, molto pregevole il Salone degli Antenati, un tempo denominato Salone degli Specchi, e la Sala delle armi.

Il complesso monumentale racchiude una vasta area di verde, anch’essa vincolata dalla Legge n. 1089 del

  1. E’ un giardino-orto di circa 3.000 mq. che ha conservato la sua fisionomia originaria, certamente

dì ispirazione claustrale. Di gran pregio alcuni elementi ambientali come la cisterna in pietra viva, la grande fontana circolare in pietra e tufo grigio, il torrino-belvedere in cotto e tufo grigio.

Di particolare valore il Portale di accesso alla via Pasquale Massone: bugnato in pietra calcarea locale, realizzato alla fine del XVI secolo. In chiave d’arco un capitello con la stella a otto punte della famiglia Massone. Tutto il portale è sormontato da una sovrastruttura, sempre in pietra, con tre pinnacoli.

Luciano Lombardi

fonte

galiterno.it

 

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