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Papa Urbano VI, BARTOLOMEO PRIGNANO

Posted by on Mag 5, 2018

Papa Urbano VI, BARTOLOMEO PRIGNANO

Nato a Napoli il 1318, fu un monaco devoto e un colto casista[1]. Divenne arcivescovo di Matera e Acerenza nel 1363, dove vi rimase fino al 1377 per poi trasferirsi a Bari, alla morte di Gregorio XI, mentre il popolo di Roma richiedeva con clamore un Papa italiano, venne scelto all’unanimità (8 aprile 1378) dai cardinali francesi.

Il temperamento arrogante ed imperioso del nuovo Papa, accresciuto dalle sue inaspettate fortune, si mostrò in modi così intollerabili che cinque mesi dopo la maggioranza dei cardinali si incontrò a Fondi, e ripudiando la scelta precedente, procedettero all’elezione di Roberto da Ginevra (20 settembre), che assunse il titolo di Clemente VII. Questo episodio diede il via al Grande Scisma, che divise la cristianità per quasi quarant’anni.

Le misure di Urbano non erano prive di vigore, ma allo stesso tempo erano caratterizzate da un tale desiderio di prudenza ed autocontrollo, da dare adito alla non improbabile affermazione che fosse in realtà, almeno a tratti, un lunatico. Clemente VII venne scomunicato, e designato come l’anticristo; ventisei nuovi cardinali vennero nominati in un solo giorno, e con un’arbitraria alienazione delle proprietà della Chiesa, vennero raccolti i fondi per una guerra aperta.

Castel Sant’Angelo venne assediato e preso, e l’antipapa Clemente VII costretto alla fuga, mentre Carlo di Durazzo venne investito con la sovranità di Napoli, abbandonata dalla Regina Giovanna. In seguito, Carlo iniziò a resistere alle pretese papali, e Urbano venne rinchiuso a Nocera nel castello del Parco.

La congiura dei Cardinali

Mentre era assediato furono i suoi stessi cardinali che pensarono di deporlo. Il giurista Bartolino da Piacenza che era con loro, affermò che era giusto porre sotto la tutela di uno o più cardinali un papa capriccioso e ostinato che metteva in pericolo la Chiesa Universale.

I cardinali passarono all’azione: avrebbero attirato il papa nel convento di San Francesco, ai piedi della collina sulla quale sorgeva il castello. Qui l’avrebbero processato, dichiarato eretico e condannato al rogo, procedendo subito all’esecuzione. Il giorno fissato era il 13 gennaio 1385, ma il papa fu avvertito dal cardinale Orsini e quando i congiurati giunsero al castello, furono arrestati e torturati, e quindi deposti e sostituiti.

Il papa riuscì a conquistarsi l’appoggio del popolo, che si diede al saccheggio e all’assassinio di tutti i suoi presunti nemici. La rivolta durò pochi giorni in quanto arrivarono a Nocera le truppe regie guidate dal condottiero Alberico da Barbiano, e il 3 febbraio occuparono la città e posero l’assedio al castello.

L’assedio e la fuga dal castello di Nocera

 

Urbano VI assediato da Carlo III nel castello di Nocera, dalle Croniche di Giovanni Sercambi

L’assedio durò oltre sette mesi, e il papa rifiutò qualunque proposta di accordo, sperando nell’aiuto promessogli dai genovesi e dal conte di Nola, Ramondello Orsino, originario di Nocera e capo del partito avverso al re Carlo.

Ramondello Orsino riuscì a portare nel castello un certo numero di uomini d’arme che rafforzarono la resistenza. Il papa approfittò della cattività per maltrattare e torturare i cardinali prigionieri.

Carlo fu costretto a porre una taglia di 10.000 fiorini sulla testa del papa, mentre il suo avversario quotidianamente affacciandosi alle finestre del castello lanciava scomuniche sugli assedianti e invitava i buoni cristiani nocerini a combattere per lui e per la chiesa. Alla fine però i nemici riuscirono a superare la prima e la seconda cerchia di mura della collina e a penetrare nella rocca, dove solo il nucleo centrale della fortificazione resisteva ancora.

Quando ormai era chiusa ogni via di scampo, sopraggiunsero in aiuto le truppe dell’Orsini che ruppero l’assedio e portarono in salvo il papa con la sua corte, il tesoro e i cardinali prigionieri attraverso le località di Sanseverino e Giffoni per poi rifugiarsi un giorno nel castello Gerione e poi nel castello di Buccino[2][3]. La fuga si concluse alla marina di Paestum, dove il papa si imbarcò su navi genovesi, pagando il loro aiuto con tutto il suo tesoro. Dopo aver toccato la Sicilia, il papa si diresse a Genova e lì, alla Commenda di Prè, fece eliminare i cardinali prigionieri.

Alla morte di Carlo, si pose alla testa delle sue truppe, apparentemente con l’intenzione di catturare Napoli per suo nipote, se non per sé stesso.

Il Giubileo mancato

Tomba di Urbano VI, nelle grotte vaticane

Per raccogliere fondi proclamò un Giubileo, anche se solo trentatré anni erano trascorsi da quello indetto da Clemente VI, ma morì prima di dare il via alle celebrazioni, a Roma, a seguito delle ferite riportate da una caduta dal suo mulo, il 15 ottobre 1389. Gli successe Bonifacio IX.

fonte

http://it.cathopedia.org/wiki/Papa_Urbano_VI

 

 

 

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