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Partì dalla Calabria l’Esercito della Santa Fede – Era l’8 Febbraio 1799

Posted by on Giu 13, 2016

Partì dalla Calabria l’Esercito della Santa Fede – Era l’8 Febbraio 1799

Nell’ottobre del 1798 i Borbone decisero di liberare Roma dai francesi, che l’avevano invasa con le truppe del generale Jean Étienne Championnet. L’attacco fallì e causò la reazione francese, che determinò l’invasione e la caduta del Regno di Napoli (gennaio 1799). Nella città di Napoli fu proclamata la Repubblica Napoletana e fu innalzato l’albero della libertà.

Il cardinale calabrese Fabrizio Ruffo chiese ai Borbone (rifugiati a Palermo) di organizzare la riconquista del Regno e cacciare l’occupazione straniera. La riconquista del territorio sarebbe iniziate dalle Calabrie. I sovrani diedero l’assenso, tuttavia essi non furono prodighi di mezzi per finanziare l’impresa.

Con sei persone, il cardinale sbarcò sulle coste calabresi (8 febbraio 1799), nei territori feudo della sua famiglia, sventolando una bandiera bianca, che diventerà il glorioso vessillo dell’Armata Sanfedista.

Il cardinale, incaricato dalla corte di Palermo, predicò l’insurrezione alle popolazioni calabresi, ancora poco contaminate dagli ideali massonici e rivoluzionari francesi: le parrocchie fecero suonare le campane per adunare la gente, la sollevazione diventò popolare, incontenibile. ====>>http: // elmoacheocontrostoria.blogspot.it/2011_03_01_archive.html

La crociata della Santa Fede

La «plebe» si leva concorde in difesa delle sue tradizioni e oppone le sue antiche libertà concrete alla «Libertà» astratta e letteraria dei giacobini. Il governo borbonico ha un ruolo importante nell’acquisizione, da parte delle insorgenze, di un carattere esteso e uniforme, che le avrebbe differenziate dalle reazioni locali che si venivano manifestando in pressoché tutta la penisola contro i francesi e i loro alleati. Il proposito di dare una guida capace e autorevole alla reazione popolare per ricondurre il regno sotto l’autorità legittima era nato quasi subito alla corte di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825), rifugiatosi a Palermo, che individua tale guida nel card. Ruffo.

L’8 febbraio 1799, soltanto due settimane dopo la conquista francese della capitale, il cardinale sbarca a Pizzo, in Calabria, per organizzare la resistenza sul continente. Ha con sé soltanto pochi compagni e una grande bandiera di seta bianca, con lo stemma reale da una parte e una croce dall’altra, su cui stava scritto il famoso motto costantiniano In hoc signo vinces. Fin dall’inizio la sua azione è molto energica e raccoglie alcune migliaia di volontari: ricchi possidenti, ecclesiastici di ogni ordine e grado, commercianti e artigiani, contadini, armigeri baronali e militi delle disciolte corti di giustizia. Questi ultimi, insieme con alcuni ufficiali e soldati dell’esercito reale, erano i più esperti e disciplinati in mezzo a una moltitudine di uomini tratti sotto le bandiere della Santa Fede dal sentimento del diritto o dalla devozione alla monarchia, ma talvolta anche dal desiderio di bottino o di vendetta contro nemici personali. Ruffo, soprattutto nella prima fase dell’arruolamento, non può essere severo nella scelta, ma presto la sua mano organizzatrice si fa sentire; rifulgono in quei frangenti la sua forza d’animo, le capacità organizzative, la familiarità con i soldati, l’intensa opera di animazione e di direzione, l’atteggiamento inflessibile nei confronti dei predatori e dei violenti.

In aprile i rivoluzionari francesi iniziano la ritirata, lasciandosi dietro una scia sanguinosa di sopraffazioni e di violenze, alle quali la popolazione reagisce con vigore e con determinazione. Il 13 giugno 1799, l’Armata fa il suo ingresso nella capitale, già infiorata di candidi panni gigliati e di coccarde scarlatte. Ma la festa dura poco. Il popolo minuto, che non aveva dimenticato i tradimenti, la sconfitta, le brutalità e i saccheggi, si vendica ferocemente dei suoi nemici. Ruffo cerca invano di arginare la guerra civile; a nulla valgono neppure le sue proteste contro la proditoria violazione, da parte dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson (1758-1805), inviato a sostegno del re di Napoli, della convenzione conclusa con i vinti.

Lo scontro con la Corte si ha soprattutto sulla valutazione del ruolo e dell’importanza da assegnare al ceto dirigente nella ricostruzione del regno. Ruffo riteneva che occorresse fare affidamento su uomini dottrinalmente preparati e su una nobiltà reintegrata nelle sue funzioni; invece il re voleva accentuare il dispotismo proprio dell’«assolutismo illuminato», trascurando la necessità di una vasta opera di formazione contro-rivoluzionaria della classe dirigente e di animazione pure contro-rivoluzionaria nonché di messa in guardia della popolazione contro la penetrazione settaria. Ferdinando IV perde l’occasione storica di una restaurazione integrale e il cardinale, falsamente accusato di simpatie giacobine, viene emarginato appena possibile.

I Sanfedisti era un movimento antigiacobino e antinapoleonico che nel 1799 ha combattuto contro la nascita della Repubblica Partenopea e per il ritorno dei Borboni. Il movimento ha coinvolto soprattutto i contadini e il popolo dei più poveri e, dato che combattevano per il Re e per la Fede, sono stati chiamati “ l’Esercito della Santa Fede”.

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Luca Sartori

fonte pagina Fb Il regno Duosiciliano, popolo sovrano

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