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Perché ai Napoletani non conveniva fare l’Italia – Alta Terra di Lavoro

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già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Perché ai Napoletani non conveniva fare l’Italia

Posted by on Apr 21, 2017

Perché ai Napoletani non conveniva fare l’Italia

I dibattito è sempre aperto su la questione se l’Italia andava fatta oppure o no ed è un opinione diffusa che bisognava farla ma in maniera diversa. Personalmente non ho mai preso una posizione, fino ad oggi, perché ho sempre cercato di approfondire il tema e calarmi il più possibile nella realtà dell’epoca, gli storici professionisti che frequento mi hanno insegnato che la storia non bisogna analizzarla con gli occhi di oggi, e alla fine mi ritrovo sulle posizioni di Napoleone….

che nel suo Cesarismo aveva pensato di realizzare il Regno d’Italia con Roma, vice capitale di Parigi, e il Regno di Napoli con una sua capitale Napoli sul modello dell’Impero delle Spagne. Il nostro Regno aveva una forza intrinseca e tradizione cosi marcata che doveva continuare ad essere una nazione indipendente anche se incastonato nell’Impero Francese.

Perché nel Regno dovevamo pensare a diventare Italiani? Quale era questa necessità se non pensare di distruggere un capisaldo della civiltà Cattolica? Con Ferdinando II il Regno stava affrontando il mondo che cambiava con una una politica che oggi chiameremo di sviluppo sostenibile, non è altro che uno sviluppo che si basa sulla tradizione dove l’uomo non è spettatore dei cambiamenti ma protagonista. Ferdinando, che tutti bollano come reazionario e arretrato, aveva dimostrato di avere con la sua politica, sia interna che estera, lo spessore di un grande statista e una visione lungimirante, comprese che chi propagandava il nuovo, non lo faceva perché era mosso da uno spirito di servizio verso una nazione chiamata Italia, ma solo perché aveva voglia di saccheggiare i beni demaniali, statali e della chiesa. Ha rifiutato di diventare, più volte glielo avevano proposto, l’unificatore dell’Italia perché sapeva che i 3000 anni di storia della penisola Italica, che si basava sulle diversità, non si potevano cancellare con un tratto di penna e soltanto con un modello federale si poteva attuare una Nazione con il nome Italia, anche se su posizioni diverse da quelle del Cattaneo. E’ stato il primo a promulgare la costituzione ed è stato il primo a capire che ai liberali interessava solo attuare un colpo di stato e che bastava accettare di fare come il Portogallo, passare sotto il controllo della Perfida Albione, e rinunciare quindi alla propria storia, alla propria essenza per dormire sonni tranquilli. Se successivamente s’è isolato lo ha fatto soltanto perché voleva attuare la sua politica che era diversa e troppo avanti, come è nella tradizione napoletana, rispetto a quella anglicana e giacobina. Il modello politico ed economico del Regno era basato sul pensiero del Genovesi portato avanti poi dal Bianchini e che oggi lo paragonano a quello della Germania, Ferdinando II rinunciando a quello che viviamo oggi è diventato il primo Brigante Insorgente .

Alla fine chi voleva fare veramente l’Italia era veramente Ferdinando II e se più volte è saltato il progetto questo è da imputare solo e soltanto al Piemonte al quale interessava soltanto annettere il resto della penisola, infatti oggi abbiamo non l’Italia ma un Piemonte più allargato.

Di seguito vi invito a vedere un documentario creato ed ideato da Carmine Di Somma che si avvalso della collaborazione di Vincenzo D’Amico realizzando un documento politico molto importante che vi da degli spunti di riflessione veramente interessanti dimostrando di essere molto più bravo di me e di tanti faccendieri dell’intellettualità nel raccontare la Storia, la nostra Storia.

Claudio Saltarelli

   

 

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