Alta Terra di Lavoro

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PERCHE’ NON SI AMA L’ITALIA E IL TRICOLORE

Posted by on Mar 2, 2018

PERCHE’ NON SI AMA L’ITALIA E IL TRICOLORE

PRIMO PARZIALE ELENCO DI DEPORTATI

I nominativi qui riportati sono una piccolissima parte di quelli rilevati in innumerevoli documenti, registri e manoscritti. Nei documenti si rileva una costante incongruenza tra i numeri indicati dal Prefetto e dai Delegati del governo e i deportati effettivi.

I numeri indicati dalle autorità sono di gran lunga maggiori e sono indicati nei registri dichiarati in uno dei tanti documenti a firma dal ministro Ubaldino Peruzzi, registri presso gli archivi storici del ministero degli Interni. Una infinita vergogna ed onta di cui i politici, le istituzioni, passate e presenti, gli storici ignavi sono responsabili. Tutti i ministri degli Interni hanno coperto col silenzio la deportazione di migliaia di meridionali nei luoghi di detenzione e nella schiavitù dei lavori in miniera, nei monopoli (campi e saline). Tutti sanno, basta leggere gli atti parlamentari, tutti hanno taciuto. Chi e cosa governano oggi le istituzioni di questo paese che non è mai stato realmente unito? Perché questa omertà dello Stato sui 150 mila documenti coperti ancora da segreto di stato? perché tanti intellettuali meridionali hanno taciuto l’operato di Silvio Spaventa (fratello di Bertrando e zio di Benedetto Croce)? Perché lo Stato e la Regione Piemonte hanno finanziato la riapertura del museo Lombroso dove sono esposti teschi di meridionali trasportati a Torino? I resti delle spoglie di quei teschi che fine hanno fatto?

Perché questo paese è immorale e non ammette di aver deportato migliaia di civili e praticato discriminazioni razziali 60 anni prima della Germania nazista?

Grazie all’impegno e sacrificio per cinque lunghi anni in ricerche negli archivi d’Italia da parte degli autori, L. Giovandone e M. Compagnino, in appendice del libro DEPORTATI si leggono i nomi di una piccolissima parte dei patrioti delle Due Sicilie deportati, che emergono dall’oblio della Storia a cui il feroce invasore italiano li ha condannati. Attendiamo che altri martiri delle Due Sicilie abbiano il loro giusto riconoscimento, affinché le loro sofferenze e sacrificio non siano stati vani.

Domiciliati coatti nelle carceri a Livorno e che devono essere tradotti in Sardegna:

16 giugno 1864

Frioli Maria, Iacobelli Michele, Calino Raffaele, Specchio Francesco, Mazzeo Raffaele, Petrillo Pasquale, Cervellara Francesco, Negro Felice, Dell’Erba ? (a Cagliari), De Matteis Giuseppe, Greco Arcangiolo, Gualtieri Achille, Mazza Giuseppe, Mignona Vincenzo, Di Pietro Vincenzo, Amato Vincenzo, Contaldo Carmine, Pandolfi Lorenzo (a Sassari), Amato Luigi, Maggio Donato, Pannunzio Pasquale (a Capraia), Greco Michele, Chirico Pasquale, Alfina Antonio (espulso dallo stato), Toro Giuseppe, Russigno Biagio, Auricchio Giuseppe (a Sassari), Di Gregoris Giacinto, Mandrino Giovanni, Avitabile Giovanni (a Sassari), Semerano Domenico, Notaro Fedele, Farina Ferdinando (a Cagliari), Stefanelli Ezecchiello, Giordano Francesco, Stampo Luigi (a Cagliari), Greco Giuseppe, Lo Bello Domenico, Zincone Vincenzo (a Cagliari), Vantaggio Vito, De Nigris Francesco, Menta Pasquale (a Sassari), Palumbo Tommaso, Russigno Domenica, Cagliandro Cataldo (a Cagliari), Mazza Eugenio, Angiullo Luca, Scudieri Pasquale (a Cagliari), Palumbo Oronzo, Denito Luigi, Samella Antonio (a Sassari), Roghera Cosimo, Cocetrone Domenico, Dell’Anna Giovanni, Pinto Francesco, Esposito Santo, Broglia Stanislao,

8 luglio 1864

Fresco Marianna Rosa di Benevento, Colangiuolo Vincenzo fu Giuseppe di Basilico. Colangelo Carmine e Alessandra scrivono al proprio figlio per comunicare che Rosa e Vincenzo non sono al carcere dei Domenicani, ne al Lazzaretto di S. Iacopo. Fresco Marianna Rosa di Benevento, Colangiuolo Vincenzo fu Giuseppe di Basilico. Colangelo Carmine e Alessandra scrivono al proprio figlio per comunicare che Rosa e Vincenzo non sono al carcere dei Domenicani, ne al Lazzaretto di S. Iacopo. Fresco Marianna Rosa di Benevento, Colangiuolo Vincenzo fu Giuseppe di Basilico. Colangelo Carmine e Alessandra scrivono al proprio figlio per comunicare che Rosa e Vincenzo non sono al carcere dei Domenicani, ne al Lazzaretto di S. Iacopo.

1 luglio 1864

Carte varie e dispacci di “traduzione” raccolte in unica cartellina colore carta da zucchero. Vecchi Nicola, De Matteis Giuseppe, Demaria Vincenzo vengono tradotti alle carceri dal Lazzaretto S. Iacopo ritenuti come promotori di disordini. Carte varie e dispacci di “traduzione” raccolte in unica cartellina colore carta da zucchero. Vecchi Nicola, De Matteis Giuseppe, Demaria Vincenzo vengono tradotti alle carceri dal Lazzaretto S. Iacopo ritenuti come promotori di disordini. Carte varie e dispacci di “traduzione” raccolte in unica cartellina colore carta da zucchero. Vecchi Nicola, De Matteis Giuseppe, Demaria Vincenzo vengono tradotti alle carceri dal Lazzaretto S. Iacopo ritenuti come promotori di disordini.

12 settembre 1864 invio coatti a Cagliari

Terra di Lavoro : La Peruta Antonio, Santoro Angiolo Antonio, Mangelli Raffaele, Mangelli Rosato, Lauretta Luigi, Conti Giuseppe, Di Franci Stefano, Gozzolino Emanuele, Giuliano Amodio, Perrino Antonio.

Campobasso : Cicconi Giuseppe, Di Manuele Pasquale, Quartullo Fiorangelo, Baronello Francesco, Vaccarello Nicola  a Tortolì, Marullino Romano a Tortolì, Celillo Gaetano, Pannocchio Antonio a Tortolì.

Avellino : Di Vincenzo Nicola, Bottillo Pasquale.

Salerno : Capozzoli Domenico, Di Rosa Carmelo Antonio.

Catanzaro : Catania Giuseppe, Ferile Agatino, Geraso Vincenzo, Serafini Chiarello, Romano Biagio, La Pera Pietro.

Basilicata : Traffirano Antonio, Serra Antonio, Pace Nicola, Spinosa Nocendo, Bologna Antonio.

Napoli : Vanacore Giuseppe, Mastrangelo Silvestro, Zavarese Majorano.

Restano nelle carceri giudiziarie di Livorno: Botti Gesualdo, Panochio Nicola, Sovillo Felice, Sovillo Vincenzo, Capacci Agostino, Manzo Luigi, Zaffarano Antonio.

7 ottobre1864

Portoferraio, Marinelli Vincenzo padre di Marinelli Marcantonia e Azzate Giuseppe, genero.

17 ottobre 1864

Giordano Cherubina con un figlio inviata a Cagliari per riunirsi al marito Cotugno Saverio.

9 novembre1864

Capraia – Di Martino Raffaele fu Antonio Pasquale, Di Martino Aniello fu Antonio da Castellammare (negoziante ammogliato). Gorgona: Di Martino Giuseppe. Rio: De Martino Luigi fu Francesco, De Martino Giovanni fu Filippo, De Martino Gaetano fu Filippo, De Martino Pasquale fu Francesco, De Martino Domenico di Pasquale, De Martino Luigi fu Giovacchino. Tommasulo Vito Antonio fu Pietro di San Fele (Basilicata) Sospetto manutengolo di briganti.

10 novembre1864

Rio nell’Elba – coatti presenti al 24 dicembre1864 n. 67. Locali in affitto al governo: locale detto del Municipio, locale Tamagni capienza 30, l’infermeria, un magazzino, il locale del comune detto del Portone capienza 30, Canovaro capienza 50. Dei 67 esistenti, 27 sono nell’alloggio del governo i restanti tutti in alloggi privati. Nel locale proprietà del comune detto del Municipio Marsicovetere sono relegati Vito Carcio e Carolina coniugi, Carnevale Pasquale e D’Ambrosio Rosa coniugi, Ferrara Raffaela madre della D’Ambrosio. Contratto casa Antola in scadenza (£ 3660 annue) alloggia 73 coatti, il 22.11.1864 sono presenti 66 coatti dopo la partenza di altri 92. Barbaro Lucia di Pasquale ritenuta al Giglio traslocata a Piombino per riunirsi al padre Barbaro Pasquale che ne aveva chiesto la riunione insieme al figlio Barbaro Vincenzo a Sagliano Micca (Biella). Salvatore Carolina (degente) traslocata dal Giglio a Piombino il 6.10.1864 per riunirsi al padre Salvatore Gaetano.

12 novembre1864

Petringa Domenico di Vincenzo da Catania in Capraia.

15 novembre 1864

Il ministero chiede informazioni per incerta dimora di 7 domiciliati coatti.Esposito Pasquale fu Vincenzo da Salerno celibe anni 22 traslocato dalla Capraia all’isola di S. Pietro. Esposito Pasquale fu Gennaro anni 40 di Napoli, bettoliere coatto traslocato da Capraia a Pantelleria. Esposito Pasquale d’ignoti anni 33 da Lecce  traslocato dalla Capraia all’isola di S. Pietro. Avitabile Antonio fu Filippo da Agerola (Napoli) in Piombino. Gentile Alfonso di Paolo da Agerola (Napoli) in Piombino. Scudiero Pasquale di Luigi da Napoli in Piombino. Busiello Giuseppe di Giacomo da Pollena (Napoli) in Piombino. Milone Gerolamo fu Trifone anni 54 Macale o Racale Gallipoli, legale in Portoferraio.

Rinaldi Giovanni Antonio ritenuto a Rio (Elba). Richiesta traduzione a Salerno dal min. Grazia e Giustizia come teste nel processo contro Basile Giuseppe di Centola, ma era stato “prosciolto per superata condanna… avendo egli la sola imputazione di manutengolo”. Criscuolo Anna Maria (madre) Criscuolo Maria Luigia (figlia) traslocate con determinazione ministeriale dal Giglio a Ponza per riunirsi al loro marito e padre Criscuolo Matteo pure coatto insieme al figlio Giuseppe.

8 dicembre 1864

Guglia Maria coatta al Giglio con N. 506 (Serre, Salerno), Nappi Francesco di Paolino (Nola, Caserta), Portoferraio. Manienti Vincenzo, Portoferraio. Laterza Fedele traslocato da Piombino a Gorgona. Centola Donato di Donato tradotto da Portoferraio a Pisa. De Vincentis Temistocle fu Teodorico (Filetto, Chieti) al n.52. Di Biase Pasquale. Ronchi Francesco fu Luigi (Solofra, Avellino), destinato a Pistoia (ex giudice di Tribunale, possidente (£ 21250) sospetto fiancheggiatore di briganti, banda Cianci). De Iuliis o Iules Matteo fu Raffaele, da Cava (Salerno). Il ministero dell’Interno ordina il rilascio del domiciliato coatto dall’isola di Capraia, dichiarato affetto da imbecillità da certificazione medica, rilasciato con l’ordine del prefetto di Livorno di traduzione a Napoli dai Regi Carabinieri per essere affidato ai parenti. L’8 dicembre 1864 il Delegato Governativo della Capraia Buniva, ordina che venga rinchiuso in un “pubblico stabilimento di correzione” e lo consegna alla “pubblica forza” e lo spedisce nelle carceri di Livorno a disposizione del prefetto. Il 17 dicembre 1864 viene tradotto dall’Arma dei Reali Carabinieri alle carceri giudiziarie di Palermo, il prefetto di Palermo scrive “Costui si mostra imbecille e continuamente ferma l’attenzione degli altri detenuti con pianti e lamenti”. Nocera Giovanni Casale Luigi da Napoli. Tardugno Maria fu Francesco da Marsico (graziata dal Giglio). Natale Filippo fu Raffaele da Fara Sanmartino, Abbruzzo citeriore (graziato art. 33 regol. Regio decreto 11.02.1864 dalla Gorgona). Rocco Claudio fu Michele di Bovino (Foggia) traslocato dalla Capraia a Recale (Terra di Lavoro) come guardiaboschi del Duca di Bovino. Tradotto con De Iulis Matteo alle carceri di Livorno a disposizione del Prefetto. Vacca Teresa di Donato da Rionero, Crocco Rosina (sorella del brigante Carmine Crocco) di Francesco da Rionero, Zaccagnino Maria Giuseppa fu Bartolomeo da Avigliano, coatte incinte trattenute a Livorno tradotte in carcere perchè destinate al Giglio. Matena Teresa fu Marcello da Torremaggiore (coatta al Giglio), madre del brigante Caruso Michele, sospensione del rilascio dal ministero Interni. Falce Anna Maria ritenuta al Giglio traslocata a Cagliari per riunirsi al marito, coatto a Cagliari, Pirillo Michele. Valletto Michelangelo trasferito dal min. Interni da Piombino a Rio per timore di evasione.

15 dicembre1864

elenco prefettizio domiciliati coatti che alla scadenza non devono essere rilasciati secondo le comunicazioni del Ministero (Provincia di Livorno).

D’Amrosio Rosa di Angeloandrea (Sicignano) in Rio, D’Acquisto Maria di Raffaele (Centola) in Giglio, D’Acquisto Rosolina di Raffaele (Centola) in Giglio, Buccella Domenico di Pasquale (Campagna) partito da Portoferraio 14 novembre, Battagliese Nicoletta di Giuseppe (Alfano) dal Giglio traslocata a Lipari, Cenno Giovanni di Gioacchino (Giffoni Vallepiana) in Capraia, Carnevale Pasquale di Antonio (Sicignano) in Rio, Cerino Maria di Carmine (Gauro) in Giglio, Cerino Gioacchino di Francesco (Giffoni Vallepiana) in Livorno, Ferraioli Alfonso di Domenico (S. Egidio) in Capraia, Ferrara Raffaella di Agostino (Sicignano) in Rio, Fuccito Maria Domenica di Domenico (Centola) in Giglio, Farao Maria Gaetana di Pietro (S. Biase) dal Giglio trasferita a Lipari, Greco Filomena di Pietro (Alfano) non esiste nelle isole, Iannone Catena padre incerto (Teora) in Giglio, Di Lascio Carolina di Michele (Acerno) dal Giglio trasferita a Piombino, Mirra Maria di Antonio (Campagna) in Giglio, De Maio Filomena di Michele (Campagna) in Giglio, Odato Francesca di Francesco (Controne) in Giglio, Retta Maria di Angelo (Alfano) in Giglio, Russo Maria di Pietro (Giffoni Vallepiana) in Giglio, Romeo Maddalena di Gerardo (Alfano) non esiste nelle isole, Ricciardi Maria Vincenza di Vincenzo (Controne) in Giglio, Ranauro Caterina di Sebastiano (Centola) 1° dicembre 1864 partita, Stabile Teresa di Nicola (Giffoni Vallepiana) in Giglio, Salerno Maria Antonia di Giuseppe (Acerno) in Giglio, Sansone Annamaria di Cesare (Novi Velia) in Piombino, Tardio Antonio di Paoli (Piaggine Soprano) non esiste, Tardio Filomena di Paolo (Piaggine Soprano) in Portoferraio, Tardio Paolo di Giuseppe (Piaggine Soprano) in Portoferraio, Tardio Teresa di Giuseppe (Piaggine Soprano) in Portoferraio, Iannese Paola di Antonio (Campania) in Giglio, 33. Trezza Angelamaria di Pietro (Padula) in Gorgona, Viscido Maria Giuseppa di Gaetano (Acerno) partita in ottobre, Amodio Concetta di Antonio (Campagna) in Giglio, Salerno Rosario marito di Di Lascio Caterina in Piombino.

22 dicembre1864

elenco domiciliate coatti fatto dal Delegato dell’isola del Giglio Giuseppe Lombardi “Elenco di quelle domiciliate coatte che dovrebbero essere ritenute fino a nuove disposizioni ministeriali a senso dei …. (strappato) officiale in data del 18 dicembre 1864 inviatomi da codesta Regia Prefettura, e ricevuta il giorno 22 dicembre detto, dopo che già di quà era partito il Piroscafo Postale due ore prima dell’arrivo della … posta e la distribuzione delle rispettive lettere”. Elenco coatte che dovevano essere trattenute ma sono state inviate in altra sede (quasi tutte sono nell’elenco sopra citato):

29 dicembre 1864

Trattenuti oltre i termini di detenzione: Prospero Agostino o D’Agostino di Lorenzo, Iorio Antonio fu Salvatore, Terminio Sozio di Biagio, Ferrara o Fenara Maria Gaetana di Pietro, Salerno Rosario, Di Lascio Carolina (coniugi), Stabile Teresa, Ricciardi M. Vincenza (dal Giglio a Piombino).

5 gennaio 1865

Iorio Giuseppe fu Giovanni, pecoraio anni 44 (Oliveno, Salerno), Casuta M. Gaetana di Pietro, Farao Maria Gaetana di Pietro maritata a Domenico Ferrara, coatta al Giglio (sorella di Farao Domenico coatto a Piombino), Caiorra Giovanni, Battaglini Niccoletta.

fonte

sudindipendente.blog

 

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