Alta Terra di Lavoro

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PIANTATI NELLA TERRA

Posted by on Feb 27, 2016

PIANTATI NELLA TERRA

fonte identitàinsorgenti.com

Al Lido Pola le resistenze agricole della Palestina e della Campania a confronto, Cosa hanno in comune le esperienze di resistenza alimentare palestinesi e quelle campane?…………………………………….

Questa è la domanda che noi di Identità Insorgenti ci siamo chiesti con la rete BDS Campania e l’associazione Fondi Rustici. La prima è un’associazione nata nel 2009 che ha come finalità quella di sostenere la campagna di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni verso Israele “lanciata dalla società civile palestinese nel 2005, come politica nonviolenta per ottenere il rispetto del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese: fine dell’occupazione e dell’apartheid e riconoscimento del diritto al ritorno”.

La seconda “Fondi Rustici” è un’associazione che con il Presidente, Bruno Brillante, ed il vice- presidente, Peppino Polverino, promuove la creazione e il sostenimento di orti urbani con scelte ambientali consapevoli di agricoltura libera dai veleni.

Potrebbe sembrare azzardato trovare similitudini tra le due esperienze, eppure un filo conduttore c’è, quello della colonizzazione dei territori: pensateci, hanno sempre utilizzato il termine “terroni” come discriminante, un termine che indica proprio l’attaccamento di un popolo alla terra. E, probabilmente quelli della colonizzazione e del razzismo,  anche con una certa inconsapevolezza iniziale, sono i motivi per cui le due esperienze di resistenza hanno deciso di dar vita ad un incontro ed un momento di informazione questa sera al Lido Pola alle ore 19.00, dove verrà proiettato il docu-film “The Fanding Valley” di Irit Gal.

Un documento di denuncia scritto e diretto dalla giornalista israeliana Irit Gal nel 2013: “Nella fertile valle del Giordano c’è un gruppo di agricoltori palestinesi nascosti agli occhi. I loro pascoli sono stati dichiarati dall’occupante israeliano area militare, i loro pozzi d’acqua sono stati chiusi e l’acqua è stata deviata verso i residenti – illegali per il diritto internazionale- israeliani della valle. Senza acqua non c’è vita e l’agricoltura sta scomparendo. Alcuni hanno mollato e si sono trasferiti in città. Altri sono obbligati a lavorare proprio negli insediamenti – israeliani illegali- che hanno preso le loro terre.”

La proiezione del documentario sarà seguita da altre due proiezioni: una della BBC ed una del programma Rai “Linea Verde” entrambe hanno come protagonista il fondo rustico ed urbano di Peppino Polverino.

Un bellissimo terreno fertile, dove ortaggi, verdure e frutta crescono solo con il sudore delle braccia ed il sole della Campania Felix, provare per credere la bontà dei prodotti proprio questa sera al Lido.

Peppino e Bruno sono membri anche di un’altra associazione Corto Circuito Flegreo, di cui abbiamo raccontato qualche giorno fa, e fanno rete con molte realtà di resistenza alimentare territoriali. Ma resistenza da cosa? Dalle multinazionali, dalle lobby che proteggono le coltivazioni industriali, dalla morte della biodiversità, dall’inquinamento dei terreni, l’esproprio per finalità ambigue o non dichiarate, l’occupazione forzata, la militarizzazione dei territori, dall’ignoranza e dall’abusivismo edilizio.

Il manifesto scritto da Bruno Brillante “Custodire la terra” recita proprio: “Dopo i duri colpi inferti dalla speculazione edilizia degli anni sessanta e dalla ricostruzione del dopo terremoto, le superstiti aziende agricole urbane  rischiano di sparire per sempre, vittime della disattenzione, dell’incuria e dell’ignoranza di chi dovrebbe tutelare questo patrimonio che ci appartiene. Miracolosamente sopravvissuti ai tanti sconvolgimenti urbanistici degli ultimi decenni, i fondi rustici napoletani rappresentano una testimonianza preziosa per noi e per le future generazioni. Diffusi lungo la cintura collinare e nella pianeggiante zona orientale, essi erano significativamente presenti in quartieri come il Vomero, Capodimonte, Posillipo e in tutta la periferia cittadina sino agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Se non si provvederà  per tempo a tutelare con opportuni provvedimenti legislativi la fragile e complessa realtà costituita da un territorio che da preminente si è trovato ad essere residuo e  che ora rischia di scomparire, si perderà un patrimonio di natura, di saperi e  di memorie  prezioso e irrecuperabile. Giorno dopo giorno, con il benestare di cittadini e autorità sparisce un pezzo della nostra storia e della nostra identità, luoghi della memoria, ma anche di lavoro, di produzione e di verde in città”. 

Oggi possiamo ancora impegnarci per l’agricoltura sostenibile, la proposta di legge della Commissione Europea fatta nel 2013 il “Plant Reproductive Material Law” ovvero quella che venne definita come l’iniziativa volta all’eliminazione delle piccole categorie di agricoltori in favore delle multinazionali è stata rifiutata dal Parlamento Europeo nel 2014. Se non fosse stato così, secondo la procedura di co-decisione che vede partecipe anche il Consiglio, oggi, nel 2016 sarebbe divenuta legge effettiva per tutti gli stati membri. Le commissioni sono ancora a lavoro e possiamo fare la nostra parte per nuove proposte per un settore che secondo le stime nazionali vale 200 milioni all’anno – e dopo la delusione avuta dalle cooperative sociali con l’approvazione nel 2015 sulla nuova legge italiana sull’agricoltura sociale del Governo Renzi.

Elena Lopresti

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