Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

Piedimonte Matese, risorgimentale (prima parte)

Posted by on Giu 5, 2017

Piedimonte Matese, risorgimentale (prima parte)

Durante l’occupazione militare francese, con la legge dell’8 Dicembre 1806, Terra di Lavoro fu divisa in tre distretti. Piedimonte, elevata a capoluogo di circondario (con la giurisdizione sui comuni di Ailano, Alife, Castello, Raviscanina, Sant’Angelo di Raviscanina, San Gregorio, San Potito, Valle di Prata) apparteneva al distretto di S. Maria C.V.

Con la successiva legge del 1° Maggio 1816 n. 360, Re Ferdinando I istituì il distretto di Piedimonte: ben 80.283 abitanti in otto circondari, che arrivarono a 98.843 nel 1834! “Piedimonte sta situata appiè’degl’appennini, e pur cinta dalli stessi fiumi Volturno, e Torano. In questa città son stabilite fabriche di fini, ed ordinarj panni. Anche cartiere di fina , ed ordinaria carta, e con, particolarità la bergamena per covrir libri, e per privilegi . V’ è  l’officina per preparare il rame. Si fa gran spaccio di fine calze di bianca lana, ed in particolare di ligacce, che sono assai comode. I terreni di Piedimonte producono ottimi frutti, tenere erbaggi ortolizie, vigneti, l’uve de’quali danno un soavissimo vino detto pellagrello, che è ricercatissimo;  v’ è ottima piantaggione di ulivi, quali oltre che danno ottim’ olio, v’ è pure che vi sono alquante olive grosse, le quali, raccolte verdi, e condizionate in vasi di creta, con una certa particolar loro concia, li mandano in dono, e pur in vendita. Si fa pure industria di certe grosse e carnute pera, le quali le fan seccare, ed entro scattole le mandano fuor del paese. Si fa commercio ancora di dilicati latticini, fra quali certe cacciottine, che per un più piacevole sapore l’involgono nelle foglie di timo, e di piperna. E perchè nel territorio di Piedimonte v’ è pure la piantagione di scagliola, e di miglio, da queste piante si formano le ottime scope per uso di camere. Ed in fine dei due già detti fiumi si pescano trotte, tinghe, e capitoni.” (V. Corrado, Notiziario delle particolari poduzioni delle province del regno di Napoli, II edizione, Napoli, 1816. Allo stesso modo Lorenzo Giustiniani nel suo Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, 1804).

 

Le acque che scorrono ai lati di Piedimonte formano varie fontane in virtù delle quali si trovano costruite più cartiere, ramiere, mulini, trappeti e gualchiere per le fabbriche di panni d’ogni qualità e nel loro genere perfetti. Per le misure dei terreni poi, la grande molteplicità delle misure nel Regno dava luogo a liti tra i professionisti e gli operatori del settore. A Piedimonte la misura del tomolo constava di 46.080 palmi quadrati, e si adoperava per i terreni seminativi e per i boschi; vi era anche la misura chiamata Giornata del Bove da 38.400 palmi quadrati, che si usava per i terreni alberati e per gli oliveti in pianura o nei luoghi semipiani; la Giornata di Zappa da 9.600 palmi quadrati usata per i terreni alberati e per gli oliveti, ma in luoghi montuosi; e infine il moggio di 57.600 palmi quadrati, del quale si faceva prevalentemente uso nei patti pubblici. Siamo nel 1834 e Piedimonte fa di popolazione 5.465 anime: celebra cinque fiere annuali; cioè nella terza domenica dopo Pasqua di Resurrezione col sabato che la precede; nei giorni  1 e 2 giugno; il 15 e 16 luglio; l’8 settembre; e dal 10 al 13 novembre. Le manifatture di cotone stabilite da Egg in Piedimonte sono appena seconde a quelle d’ Inghilterra. La fabbrica ivi esistente di pelli preparate ad olio di pesce e quella privilegiata di carte e cartoni di paglia acquistano ogni giorno che passa maggiore perfezione. E’ di questo periodo la massima espressione politico-amministrativa di Piedimonte. Essa dipendeva dall’Intendenza di Caserta e il suo Sottintendente alloggiava presso l’ex convento di San Domenico.

 

Il distretto era diviso in 8 circondari per complessivi 46 Comuni, alcuni con piccoli borghi:

1.       Circondario di Piedimonte: Ailano, Alife, Castello, Gioia, Raviscanina, S. Gregorio, San Potito, Sant’Angelo, Valle di Prata.

2.       Circondario di Caiazzo: Alvignano, Campagnano, Dragoni, Piana, Rajano.

3.       Circondario di Guardia: Amorosi, Castelvenere, S. Lorenzo Maggiore, S. Salvatore.

4.       Circondario di Cerreto: Faicchio e San Lorenzello.

5.       Circondario di Cusano: Civitella e Pietraroja.

6.       Circondario di Capriati: Ciorlano, Fossaceca, Gallo, Letino, Prata.

7.       Circondario di Venafro: Filignano, Montaquila, Pozzilli, Presenzano, Sesto.

8.       Circondario di Castellone: Cerro, Colli, Pizzone, Rocchetta, S. Vincenzo.

 

Piedimonte d’Alife, tra il 1830-1859, pur trattandosi di un comune che aveva una buona attività industriale e godeva di una buona posizione geografica – poteva fare da cerniera per il commercio interno del regno di Napoli fra la provincia di Caserta ed il Molise – per la politica attuata dai Borbone e per la politica degli amministratori locali, non ebbe la forza di favorire la crescita dell’economia locale. Le innovazioni istituzionali  introdotte dai francesi, nel Mezzogiorno, all’inizio dell’Ottocento, non avevano sostituito completamente l’apparato istituzionale settecentesco. Il governo centrale forte non era in grado di far fronte alla varietà di esigenze che si presentavano a livello locale; le amministrazioni comunali, governate dal decurionato – un organo nominato dal re –, non furono in condizione di ribellarsi alle politiche dei Borbone. Pertanto, mentre a Cagliari si riuscì a realizzare un ospedale cittadino, a Piedimonte d’Alife, coloro che coprivano le cariche politiche si erano così insteriliti da non avere la forza di ribellarsi al piano di costruzioni stradali, distrettuali e provinciali che lasciava Piedimonte d’Alife fuori da importanti vie di comunicazione commerciali. Dal punto di vista amministrativo- contabile, i preposti al governo della città ebbero poche possibilità di gestione delle entrate, poiché vincolati alle necessità del pareggio del bilancio. Le entrate comunali, costituite per la maggior parte dal gettito dei dazi di consumo, non aumentarono in proporzione all’aumento dei bisogni. Lo stesso dazio creò buoni margini di favore per l’elite locale – costituita principalmente dagli amministratori comunali –, che cercarono favori personali al momento del pagamento dei tributi.” (M.C. SCHISANI, La finanza pubblica napoletana tra centro e periferia. Piedimonte d’Alife durante il regno di Ferdinando II (1830-59), ESI, Napoli, 1995.)

Nel 1857  l’intero distretto di Piedimonte contava una popolazione di 107.456 abitanti e le classi sociali erano così suddivise:

 

      Religiosi (preti, frati e monache), 886 – 217 solo a Piedimonte, data la presenza delle numerose chiese, conventi e monasteri.

·     Maestri/e, 105 – 15 solo a Piedimonte, abbastanza sufficienti per i suoi 335 alunni.

·     Avvocati, 62

·     Notai, 56

·     Medici, 76

·     Chirurghi, 34

·     Farmacisti, 62

·     Salassatori, 129

·     Ostetriche, 87

·     Artigiani, 210

·     Commercianti, 371

·     Contadini, 34.798

·     Pastori, 3.819

 

fonte testo e foto

blog pm2010

 

 

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