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Presepe, Presepio? Chi scrive è un Napoletano

Posted by on Mar 20, 2017

Presepe, Presepio? Chi scrive è un Napoletano

Un napoletano che osserva il primo presepio di Greccio (fatto da S. Francesco) rimane un poco deluso. Al giorno d’oggi, siamo abituati ai ricchi e prestigiosi presepi del ‘700 fatti da artisti bravissimi.

Francesco a Greccio, volle per la prima volta mostrare com’era stata povera la nascita di Gesù: una rappresentazione necessariamente molto semplice; una grotta con il bue e l’asinello che riscaldavano l’ambiente ed in mezzo alla Madonna e S. Giuseppe, Gesù nella mangiatoia con la paglia.

Il presepe, una volta arrivato a Napoli, grazie alla grande religiosità della città ed alla fantasia napoletana, ebbe uno sviluppo considerevole. Parallelamente alla rappresentazione religiosa, divenne opera d’arte con grande valenza culturale raggiungendo nel ‘700 il suo maggior splendore.

La natività venne però rappresentata in maniera originale nell’ambiente napoletano dell’epoca con le sue peculiarità, e ricco di numerosi simbolismi.

In quell’epoca ci fu un rifiorire di attività presepiali e anche Re Carlo di Borbone, volentieri partecipava alla costruzione del presepe. Molte delle dame di corte si cimentavano a fare i vestiti di stoffa per i pastori e ognuna riproduceva gli abiti delle provincie di provenienza, anche le più remote. Infatti i presepi napoletani del ‘700 hanno prevalentemente pastori con i vestiti delle regioni di tutto il regno.

Dopo Greccio, il presepe in Italia si sviluppò a Bologna e Napoli. A Bologna limitatamente alla festa di S. Lucia, e a Napoli, nel centro antico ed attuale S. Gregorio Armeno. In questa zona, ci fu un grande sviluppo di quell’attività per la quale misero bottega molti artigiani per fornire presepi alle case nobili e famiglie ricche, che dedicavano al presepe un intero ambiente della propria casa. Il resto della popolazione si costruiva un piccolo presepe fatto in casa con materiali per lo più recuperati. In ogni caso, c’era l’usanza di visitare i presepi molto belli che si facevano in tutte le chiese. L’usanza del presepe nel popolo dell’antico regno, fu portata anche nei numerosi paesi delle migrazioni post unitarie e oggi, in molti paesi del mondo, è viva la tradizione del presepe napoletano.

Il presepe per i nipoti.

Personalmente, avendo molta attrazione per il presepe che a fine ‘800 Michele Cuciniello con pastori ed altro materiale del ‘700 allestì nel museo di S. Martino, a mio parere tra i più belli, i presepucci da me realizzati, per la sola scenografia o “scoglio” si sono sempre ispirati a quella grande opera. I pastorelli in terracotta sono di un conoscente amatore.

Pur utilizzando per lo scoglio i materiali classici: soprattutto sughero, oggi l’impiego di nuovi materiali facilita la lavorazione delle parti più articolate come la locanda. Altro elemento pure utilizzato è l’impasto di gesso, molto utile a raccordare le parti rocciose fatte di sughero. L’invecchiamento della struttura viene eseguito con più mani di colore e col pennello semi asciutto. Un ulteriore invecchiamento lo può dare una spennellata con miscela molto diluita di vinavil e posa di caffè.

Rispetto al prestigioso presepe preso a modello, sono state introdotte piccole modifiche per richiamare l’attenzione sulla stratigrafia della città’di Napoli (greca e romana) alla quale oggi diamo maggiore attenzione infatti la cantina sotto la locanda di un antico rudere romano è realizzata con muratura opus reticulatum e il piano stradale, vuole ricordare quello delle antiche Ercolano e Pompei. Il tempio diroccato con la capanna della natività sta a simboleggiare la nascita povera di Gesù, che darà vita alla nuova religione che soppianterà il paganesimo.

Gianni Morra

 

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